Les Paillottes, i sigilli restano

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Nei giorni scorsi è stato rigettato il ricorso contro l’ordinanza di sequestro dello stabilimento Les Paillottes della famiglia De Cecco. IL SEQUESTRO DI DICEMBRE E I COMMENTI- GRIPPO:«CON GLI ABUSI EDILIZI NON C’ENTRO»-I DIPENDENTI CONTRO ACERBO

PESCARA. Nei giorni scorsi è stato rigettato il ricorso contro l'ordinanza di sequestro dello stabilimento Les Paillottes della famiglia De Cecco.



IL SEQUESTRO DI DICEMBRE E I COMMENTI- GRIPPO:«CON GLI ABUSI EDILIZI NON C'ENTRO»-I DIPENDENTI CONTRO ACERBO

I sigilli restino al loro posto. Lo hanno deciso nei giorni scorsi i giudici del riesame cui la proprietà del lido delle Sirene si era appellata.
Almeno per ora la situazione non cambierà ma si starebbe già preparando il ricorso in Cassazione.
Le indagini sui presunti abusi dello stabilimento hanno per il momento posto l'attenzione sulle responsabilità di 14 persone, tutte iscritte nel registro degli indagati.

La tesi accusatoria del pm Aldo Aceto resta quindi ancora in piedi: oltre al cavaliere Filippo Antonio De Cecco, che qualche settimana fa aveva spiegato che aveva ottenuto regolarmente i permessi da chi era chiamato a rilasciarli, sono rimasti coinvolti nell'operazione rappresentanti dell'amministrazione comunale di Pescara, della Regione Abruzzo, della polizia Municipale.
Per la Regione Abruzzo si dovrà valutare la posizione di Paolo Nettuno, Ettore Mantini, Franco Costantini.
Per il Comune di Pescara la Procura di Pescara chiama in causa l'assessore al Mare Riccardo Padovano, il dirigente del settore Tommaso Vespasiano, Lanfranco Chavaroli, Floriana D'Intino, il dirigente Emilia Fino, Bernardo Appignani, Giuseppe Fallucca, Augusto D'Ascanio.
Regione e Comune, infatti, sono state nel corso degli ultimi mesi le entità responsabili di aver fornito i permessi per la costruzione e le eventuali modifiche della struttura.
Saranno da valutare anche le posizioni del comandante dei vigili Ernesto Grippo e Fabio Ballone.
Tra gli indagati, inoltre, ci sarebbe anche Nicola Di Mascio, direttore dei Lavori della Porta Nuova Ent.
Tra le motivazioni che avrebbero fatto sequestrare lo stabilimento il così detto “sdoppiamento di concessione”, ovvero un metodo secondo il quale si riuscirebbero a creare veri e propri stabilimenti doppi.
L'esposto dell'associazione Mare Libero di qualche mese fa (che chiamò in causa non solo la famiglia De Cecco ma un gran numero di stabilimenti di tutta la riviera pescarese) si basò proprio su questa tecnica molto utilizzata e che spesso fa aumentare a dismisura il limite imposto dei 250 mq stabiliti dal piano demaniale marittimo.

14/01/2008 11.53