Tangenti Montesilvano: sequestro patrimoniale per 3 mln di euro

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Tangenti Montesilvano: sequestro patrimoniale per 3 mln di euro
 MONTESILVANO. Ancora novità sull’inchiesta Ciclone. Un maxi sequestro patrimoniale è stato effettuato questa mattina dalla squadra mobile di Pescara nell'ambito dell'operazione denominata 'Ciclone' che ha spazzato via l'amministrazione comunale di Montesilvano (Pescara) per presunte tangenti. ECCO TUTTE LE CIFRE SEQUESTRATE AGLI 8 INDAGATI COME PROVENTO DELLA PRESUNTA CORRUZIONE
Il sequestro effettuato nelle ultime ore riguarda due palazzine di sette piani in costruzione nella città adriatica e denaro, per un valore totale di circa 3 milioni di euro.
Si tratta di beni sequestrati a otto dei 33 indagati nell'inchiesta della magistratura, tra cui anche l'ex sindaco Enzo Cantagallo (La Margherita), finito in carcere nel novembre 2006, quando
l'operazione Ciclone ha preso il via.
Tra gli indagati ci sono anche altri ex amministratori comunali nonche' imprenditori che facevano affari col Palazzo di Città.
Nei giorni scorsi la mobile, diretta da Nicola Zupo, ha arrestato l'ex direttore dell'azienda speciale 'Deborah Ferrigno', Gianluca Di Blasio.
Maggiori particolari saranno forniti in mattinata.

11/01/2008 9.33




«QUESTA E' UNA SVOLTA»

Viene definito dagli inquirenti «una vera e propria svolta», «il punto nodale» dell'intera maxi inchiesta Ciclone. Un salto di qualità ed un binario parallelo alle condanne penali eventuali inflitte agli indagati che, dunque, oltre a rischiare provvedimenti restrittivi, adesso dovranno temere forse anche qualcosa di diverso: la perdita di ingenti cifre dal loro patrimonio.
Il provvedimento - firmato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pescara, Luca de Ninis - dispone di fatto il sequestro di circa 3 milioni di euro ai danni di 8 indagati che da oggi avranno un grattacapo in più.
La richiesta del pubblico ministero Gennaro Varone e del procuratore, Nicola Trifuoggi, consiste nel sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 1.300.000 euro a carico di otto indagati tra cui anche l'ex sindaco Enzo Cantagallo al quale oggi viene sequestrata la somma di 409.000 euro rintracciati presso un istituto bancario di Dublino già alcuni mesi fa.
E per l'esportazione all'estero di capitali e per una serie di violazioni delle leggi antiriciclaggio è indagato anche l'ex direttore della Banca Toscana che non avrebbe segnalato e seguito le procedure bancarie su ingenti versamenti in contanti da parte della madre dell'ex amministratore.
Il Gip ha già disposto nell'ordinanza di sequestro che «qualora sui conti correnti degli indagati non fossero individuate le somme corrispondenti al sequestro (le somme accertate e dimostrate dalla corruzione di politici e dirigenti) scatterà automaticamente il sequestro di beni immobili di proprietà dell'indagato per l'equivalente cifra».
Insomma non ci sarebbe scampo.
Inoltre, sono state sequestrate due palazzine di sette piani non ancora completate e comprendenti 85 appartamenti, 5 negozi, 29 garage ed il relativo cantiere.
In questo caso il sequestro è finalizzato ad ottenere «l'abbattimento delle strutture realizzate con un indebito aumento di cubatura che fu concesso in cambio di un accordo corruttivo».

Per quanto riguarda le palazzine, site in via Di Vittorio a Montesilvano, in parte già vendute, si è ritenuto che il costruttore, Chiavaroli, abbia proceduto ai lavori «abusivamente», a seguito di un rapporto corruttivo con l'ex assessore comunale Attilio Vallescura.
Un rapporto, questo, che ha consentito al costruttore un aumento di volumetria di 5.850 metri cubi a 17.974 metri cubi.
Per quanto riguarda le palazzine il gip ha ritenuto che «le concessioni siano nulle, per cui i fabbricati andranno demoliti» nel caso in cui si accertino i reati contestati.
Col sequestro di oggi è stato colpito, quindi, quello che l'accusa chiama "profitto delle corruzioni" fin qui accertate dagli investigatori e «per la prima volta - ha fatto notare Nicola Zupo, capo della Squadra Mobile -trova applicazione un decreto legislativo che prevede la responsabilità amministrativa delle imprese per i vantaggi derivanti dalla corruzione. Oggi - ha detto sempre Zupo - dimostriamo che i sequestri preventivi si applicano a tutti, non solo agli zingari, e non è necessario dimostrare che si tratti di beni provento di corruzione ma solo che ci sia una sproporzione tra il valore di questi beni e il reddito dichiarato dagli indagati».



(il Pm Gennaro Varone)


IL PUE "FASULLO"

Secondo gli inquirenti, dunque, sarebbe stato accertato che le opere di urbanizzazione eseguite da parte dei privati - in seguito gli accordi di programma (in questo caso il Pue 309 e 2c) - sarebbero di valore nettamente inferiori ai costi scomputati e, cioè, circa la metà.
Inoltre gran parte degli oneri dovuti dal costruttore Lotorio sarebbero stati destinati ad opere non pubbliche ma private destinate ad aumentare il pregio degli edifici da lui costruiti.
«Per esempio il Pue» ha spiegato il pm Gennaro Varone «non necessitava di recinzione ma parte dei soldi spettanti al Comune furono, invece, impiegati per la recinzione dei palazzi, quindi opera meramente privata fatta a scomputo degli oneri di urbanizzazione senza che nessuno si lagnasse».
In questo contesto si inserirebbe la vicenda del garage realizzato nel complesso privato mentre nell'area doveva sorgere il distretto sanitario poi mai realizzato.
In altri casi le indagini avrebbero accertato che Lotorio abbia realizzato solo parte delle opere previste per lo scomputo e non avrebbe mai neanche versato la differenza.

LA SVOLTA: PER LA PRIMA VOLTA SI APPLICA UNA NORMA

Per la prima volta viene affermato il principio della responsabilità amministrativa delle imprese derivanti da illecito penale (decreto legislativo 231/2001). In questo modo, hanno spiegato gli inquirenti, è possibile aggredire non solo i beni del corruttore ma anche quelli dell'impresa che da quell'opera di corruzione e dalla truffa ai danni di un ente pubblico hanno poi tratto effettivamente vantaggio.
In questo modo, dunque, risulterebbe del tutto irrilevante la consolidata pratica di moltissimi imprenditori di spogliarsi dei propri beni e di intestarli eventualmente alle medesime aziende di cui sono titolari.
«Anche le opere edili costituiscono corpo del reato e profitto della corruzione e quindi possono essere oggetto di provvedimento analogo a quello patrimoniale», chiarisce il Gip sposando di fatto la tesi dell'accusa.

CANTAGALLO RISCHIA DI PERDERE MOLTO

«Per quanto attiene l'ex sindaco Cantagallo», scrive ancora il Gip De Ninis, «in caso di condanna si dovrà provvedere alla confisca dei beni in sequestro anche in virtù dell'art. 12 sexies l. 365/92, come riformulato anche dalla legge finanziaria del 2007».
La svolta tecnicamente descritta dal giudice in realtà potrebbe davvero costituire la leva portante per raggiungere importanti obiettivi nell'indagine.
Infatti, questa norma precedentemente applicata per vari reati (in materia di stupefacenti) ha un ambito di applicazione che di recente è stato esteso anche ai reati di corruzione.
Questo vuol dire che si potrà procedere alla confisca dei beni dell'ex sindaco anche se non si riuscisse a dimostrare la loro provenienza illecita, essendo sufficiente –sostiene la procura- «dimostrare la sproporzione tra il valore del bene ed il reddito dichiarato».
In parole ancora più semplici nel caso in cui le prove raccolte dagli inquirenti non dovessero essere giudicate valide per un'eventuale condanna penale, la confisca (cioè la perdita completa del bene) potrebbe scattare solo provando la sproporzione tra il valore dei beni stessi e il reddito dichiarato.
Per questo le cose potrebbero essere molto ostiche per Cantagallo che dichiarava un reddito di 2.500 euro al mese.
La futura battaglia processuale, allora, potrebbe diventare ancor più pressante.
Il ricorso che appare scontato contro il provvedimento di sequestro -e che probabilmente arriverà anche questa volta fino in Cassazione- cercherà di dichiarare infondati i presupposti avanzati da Varone e Trifuoggi ma già approvati dal Gip.
Insomma oltre alla fedina penale da oggi bisognerà stare molto più attenti anche al portafogli.

CONCESSIONI NULLE: ABBATTIMENTO DELLE OPERE

Un'altra conseguenza eccezionale (nel senso della rarità della sua
applicazione) è quella delle concessioni edilizie nulle, in quanto conseguenza diretta del rapporto corruttivo esistente tra gli imprenditori Chiavaroli e l'assessore Vallescura.
«Senza alcun dubbio le concessioni edilizie rilasciate quale frutto di collusione tra privato ed impresa», scrive ancora il Gip nella ordinanza di sequestro, «vanno ritenute giuridicamente inesistenti, con la conseguenza che gli immobili in via di realizzazione costituiscono corpo del reato di abuso edilizio. Quindi, in sostanza è illecito l'aumento di volumetria che ha permesso, in questo caso, di passare da 5850 m³ a 17.974,43».
Ciò significa che la ditta di Chiavaroli, la Alet, avrebbe lucrato illecitamente, solo in questo intervento, almeno € 1.377.000.
Una cifra che di sicuro dà il metro della dimensione economica del fenomeno criminale.
Per la procura di Pescara dunque è assolutamente necessario interrompere l'attività criminosa ed impedire allo stesso imprenditore di continuare a trarre vantaggio dai reati scoperti, impedendogli cioè di vendere quegli appartamenti.
E se pure le opere edili fossero ritenute non suscettibili di demolizione -sempre nel caso di condanna definitiva-, si dovrà comunque procedere con la confisca dell'eventuale profitto di reato.

CHE FINE FARANNO QUESTI SOLDI?

La legge stabilisce che, qualora si riuscisse ad arrivare effettivamente alla confisca dei beni sequestrati, il controvalore entrerebbe nelle casse dell'erario a meno che l'amministrazione comunale non si costituisca parte civile.
E con un tempismo che sembra non mettere dubbi sulla reale volontà, il primo cittadino di Montesilvano, Pasquale Cordoma, ha già fatto sapere che l'amministrazione da lui presieduta si costituirà senz'altro parte civile nel futuro processo.
Se è vero che la città di Montesilvano ed i suoi abitanti finora hanno pagato il prezzo della corruzione oggi sembra esserci la possibilità che un giorno -probabilmente molto lontano- potranno tornare a beneficiare del maltolto e ritornare in possesso di quei 3 milioni di euro finora accertati.

Alessandro Biancardi 11/01/2008 14.20



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ECCO TUTTE LE CIFRE SEQUESTRATE AGLI 8 INDAGATI COME PROVENTO DELLA PRESUNTA CORRUZIONE

1) ATTILIO VALLESCURA. Il Gip ha disposto il sequestro di € 57.343,74 da ricercarsi inizialmente sui depositi e sugli investimenti finanziari di qualsiasi tipo effettuati da -o comunque riferibili- all'indagato, quindi (in mancanza) sui suoi beni (da apprendere preferibilmente con la sua collaborazione), fino alla concorrenza di un valore corrispondente.

2) ENZO CANTAGALLO E MARIA CHIOLA (MADRE). Il giudice ha disposto il sequestro della polizza vita accesa dalla madre dell'ex sindaco con la Montepaschi Life il 28 novembre 2001 del valore di € 408.821; era già stato oggetto di sequestro probatorio e da ieri mutato in sequestro preventivo con il rischio della futura confisca.

3) ENIO CHIAVAROLI (ED ALET). All'imprenditore vengono sequestrate le opere edili e il cantiere del Pue 400 quadrante 3, tra via Di Vittorio e via Agnese

4) PRISMA COSTRUZIONI E CDC COSTRUZIONI 2 SRL. La cifra è di € 150.000 da ricercarsi inizialmente sui depositi su investimenti finanziari di qualsiasi tipo effettuati da -o comunque riferibili- alle società ed in mancanza sui beni mobili e immobili intestati alle stesse società sino alla concorrenza dell'importo corrispondente;

5) ROLANDO CANALE. a lui è stata sequestrata la cifra di € 40.847,04 e saranno prelevati sui suoi depositi personali sugli investimenti finanziari oppure su beni a lui riconducibili

6) VINCENZO CIRONE. la somma di 166.552,70

7) DUILIO FERRETTI. la somma richiesta dalla pm è di € 120.000 anche qui da ricercarsi su conti e depositi bancari e poi in alternativa sui propri beni

8) CAMEL SRL la somma sequestrata è di € 200.000