Quando il Re Sole-Cantagallo decideva quali sudditi premiare con uno stipendio

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

10490

MONTESILVANO. Si discetta della "adozione politica", del comportamento del "sottoposto" nei confronti del sindaco, dello spirito di corpo: perché al capo si obbedisce e basta, perché il capo può tutto. In questa nuova fase dell'inchiesta Ciclone, quella che ha portato agli arresti domiciliari l'ex direttore dell'agenda speciale Deborah Ferrigno e ha prodotto nuove accuse per l'ex sindaco, Enzo Cantagallo, si delineano ancor meglio i tratti caratteriali e psicologici dei diversi soggetti a vario titolo tirati dentro l'inchiesta della procura di Pescara.
Oltre ai documenti, dunque, una ruolo probatorio importante è assegnato alle intercettazioni telefoniche e ambientali che dipingono pensieri e cultura di un gruppo di ex amministratori.
Intanto, oggi, sarà interrogato l'avvocato Gianluca Di Blasio, agli arresti domiciliari da martedì scorso e che probabilmente ci resterà per i prossimi quattro mesi, tempo entro il quale dovrà svolgersi l'incidente probatorio per raccogliere le prove testimoniali.
E' accusato, in concorso con Cantagallo, di concussione e abuso, aggravata e continuata.

CANTAGALLO COME IL "RE SOLE"

E dal nuovo filone di indagine -che presto si allargherà- spicca ancora una volta la figura di Cantagallo che il gip Luca de Ninis nell'ordinanza che dispone di arresti domiciliari accosta nientemeno che al sovrano assoluto della Francia di fine 700, Luigi XIV noto come "Re Sole".
Da un'intercettazione del maggio 2006 l'ex vertice dell'amministrazione comunale parla dell'importanza di quella che definisce «l'adozione politica», una specie di affiliazione a metà tra mafia e massoneria e un gruppo di persone pronto a farsi strada a qualunque costo (al sindaco viene contestata anche l'associazione a delinquere).
Tutto per «proprie finalità personali e privatistiche» per favorire esclusivamente i propri protetti a discapito degli altri e «scambiare posti di lavoro con il consenso elettorale».

«... perché quando uno fa l'adozione... questo tipo di adozione qua... uno se lo sceglie chi si adotta», spiega Cantagallo che cerca di indottrinare Dino Norscia presidente della Ferrigno che forse aveva qualche tentennamento, «quella dei bambini, invece, purtroppo non è così... quello che gli capita se lo deve anche prendere... questo tipo di adozione che dico io... l'adozione politica... uno, invece, se lo sceglie... io per esempio potevo scegliere Sardella, Menè... e potevo scegliere un'altra persona... se mi sono scelto Norscia c'è un motivo o no?»

E per meglio far comprendere il concetto l'ex sindaco fa un riferimento preciso alla persona di Massimo D'Alema il quale, secondo le sue conoscenze, quando ordina una cosa chi gli sta vicino la fa e basta e non si sogna nemmeno di domandarsi se l'ordine è giusto o meno.
Infine, per sottolineare ancor meglio il concetto invita il presidente dell'azienda speciale a fidarsi del sindaco, «perché è lui che fa le nomine».
Un po' come il destino che decide chi sale e chi scende, Cantagallo sembrerebbe disporre della felicità delle famiglie montesilvanesi che a seconda del suo "verdetto" potevano contare su un parente assunto ed uno stipendio più o meno sicuro.
Tutti gli altri rimanevano in fila. Fuori.

Proprio queste frasi -secondo il giudice per le indagini preliminari- dimostrerebbero come l'ex sindaco ritenga la Ferrigno «un suo personale possedimento» mentre i dirigenti dell'ente sarebbero propri gregari tenuti «soltanto ad ossequiare e senza fare domande».
«E avvilente più di ogni altra cosa», scrive ancora il giudice, «la supina accondiscendenza del suo interlocutore, il presidente dell'ente strumentale, di fronte ad un atto di dichiarata e smaccata prevaricazione che può giustificarsi solo sulla base di un preesistente patto illecito volto all'impiego sistematicamente distorto degli incarichi e dei relativi poteri».
Un patto che si nutre delle medesime regole sempre; se, dunque, c'è il tempo per sottostare a qualunque richiesta, c'è anche, poi, il tempo per chiedere favori.
La «supina accondiscendenza» ha pur sempre un prezzo... e così si spiana la strada ad altri parenti e amici.

TUTTE LE ASSUNZIONI DOVEVANO RICEVERE IL PLACET DEL SINDACO

La procura è convinta che tutte le assunzioni dovevano ricevere il visto di Cantagallo che doveva comunque dare il definitivo assenso e l'ultima parola.
Nessuna assunzione poteva avvenire a sua insaputa.
Emblematico risulta per gli investigatori un'intercettazione del vicedirettore dell'azienda, Francesco Brescia, il quale parlando con il direttore Di Blasio manifestava tutto il suo imbarazzo per alcuni contratti di lavoro che erano già partiti ma che «il sindaco non aveva ancora avuto modo di esaminare».
Gli inquirenti sono riusciti poi è a stilare una cospicua lista (ancora non definitiva) di tutti gli affiliati assunti, una vera e propria mappa del potere e delle clientele.
Tra questi c'è, per esempio, la moglie del vicedirettore Francesco Brescia, Alessandra Diodoro, che grazie all'intercessione dell'assessore Bratti era riuscita a diventare prima funzionario della Deborah Ferrigno e poi «chiamata alla segreteria dello stesso assessore, così confermando», sostiene l'accusa, «la strumentalità dell'azienda speciale stessa».
Ma c'è anche la cognata del già citato Norscia o esempi che riguardano l'imposizione di nominativi da parte del sindaco anche di persone che «non erano andate molto bene al concorso ma che non avevano ancora uno stipendio a 30 anni».

E poiché parenti e amici sono sempre tanti -ma soprattutto "nessuno è fesso"- la lista dei richiedenti si allarga sempre di più, a macchia
d'olio: arriva il consigliere comunale e impone al direttore di risolvergli il suo problema in maniera perentoria: «lo deve risolvere»… visto che così fan tutti.
Per le compagne ufficiali o meno si stendevano persino i tappeti e si utilizzava la consolidata trafila assunzione diretta all'azienda speciale per poi trasferire il raccomandato direttamente nella sede distaccata dell'amante-amministratore.

LA SPESA: DA 866MILA EURO A 2,3 MILIONI

A conti fatti il bilancio è negativo sotto tutti i punti di vista.
L'azienda, nata per assorbire le 60 lavoratrici che prestavano servizio alle dipendenze della cooperativa Cate, una volta trasformatasi in ente economico riesce ad assorbire 80 persone a tempo indeterminato, 14 con contratto a termine, 36 con contratto a progetto, più 12 cassa integrati.
Ancor più macroscopico il dato economico del servizi socio
assistenziali: nel 2001 costavano € 866.623 all'anno, nel 2006 la cifra ha toccato i 2.362.690 euro.
Protestano i dipendenti "danneggiati" della Ferrigno mentre gli indagati si professano innocenti.

a.b. 10/01/2008 8.47

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13235]L'ARRESTO DELL'AVVOCATO DI BLASIO[/url]