Il "Travaglio" dei cittadini disgustati dalle "Mani sporche" della politica

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Il "Travaglio" dei cittadini disgustati dalle "Mani sporche" della politica
PESCARA. La sala De Cecco, ieri pomeriggio, era davvero stracolma, in attesa dell'arrivo di Marco Travaglio. Il giornalista si è fatto attendere una buona mezz'ora (causa ritardo del suo aereo) ma la folla lo ha atteso impaziente.
Sul piatto c'era la presentazione del suo nuovo libro (scritto insieme a Peter Gomez e Gianni Barbacetto) "Mani Sporche" ma in realtà, grazie anche alla presenza del pm di Pescara, Aldo Aceto, e del Procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi, si è parlato di giustizia (di mala giustizia) a trecentosessanta gradi.
L'incontro era stato organizzato dalle associazioni culturali "Società Civile" e "- 40", (annunciato con un bombardamento in tutta la città di manifesti abusivi… a proposito di legalità) ed è stato moderato da Gianluca Fusilli, uomo di fiducia del sindaco Luciano D'Alfonso, che ha aperto l'incontro sottolineando tutte le contraddizioni di una macchina giuridica che non funziona più.


Il concetto lo ha espresso ancora meglio il pubblico ministero della Procura di Pescara, Aldo Aceto (si sta occupando della mega inchiesta sull'urbanistica a Pescara, dell'area di risulta, dei veleni di Bussi ecc) che ha fatto un lungo escursus sulla riforma del codice di procedura penale mettendo in luce come negli anni le modifiche abbiano di fatto creato ostacolo alla “Giustizia” (quella con la G miuscola) e non vantaggi ai cittadini.
Ha passato in rassegna la derubricazione del reato di falso in Bilancio, la legge Cirielli, la legge Castelli sulla divisione delle carriere dei magistrati non facendone un discorso politico («riconducetele voi nel momento storico, io dico solo quello che è successo»), ma evidenziando come con il passare degli anni la macchina della Giustizia sia stata di fatto imbavagliata.
Indulto, prescrizione, svuotamento di personale e mezzi delle procure allungano i tempi e danno vantaggi ai delinquenti che così beneficiano di una serie infinita di “comprensioni”.

A questo il pm ha aggiunto una serie di difficoltà che si incontrano
quotidianamente: «in Tribunale non abbiamo carta, non esistono fotocopiatrici, se dobbiamo farci le fotocopie dobbiamo andare fuori dal Tribunale, se per lavoro dobbiamo andare fuori Pescara ci danno il permesso di andare con la nostra automobile e a nostre spese».
Aceto ha sottolineato come la burocrazia sia un vero e proprio intralcio: «a chiusura delle indagini si chiedono i rinvii a giudizio, ma tra il primo e il secondo passaggio possono passare diversi mesi, quando prima ci voleva appena qualche giorno».
E la vita in magistratura non sembra più semplice per le nuove leve:
«la cosa che più deve preoccupare», ha detto Aceto, «non sono giovani aspiranti magistrati che nella prova scritta del concorso commettono errori di scrittura, come ha pompato negli ultimi giorni qualche articolo di stampa, ma persone che sostengono il concorso per magistrati sempre in età più avanzata. Questo vorrà dire che nel futuro non avremo giovani magistrati pronti a lavorare, ma professionisti sempre più adulti, e magari più anziani, non disposti a compiere il percorso con la giusta dose di convinzione e fermezza d'animo necessaria per questo mestiere».
A fine intervento Aceto è stato interrotto da una signora del pubblico che lo ha invitato a cambiare mestiere e andare a fare il barbiere in Parlamento perché guadagnerebbe certamente di più.
Aceto ha accolto l'invito con un sorriso e la signora ha chiuso il siparietto con un «ok, allora vengo anche io».
Il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi, invece, ha subito iniziato dicendosi sfiduciato: «io della mancanza di carta e mezzi ormai non parlo più. E' inutile, nessuno ci ascolta».
Una sfiducia che però non porta alcun vantaggio all'immenso carico di lavoro al quale è sottoposta la procura negli ultimi anni.
E alle diverse mancanze di organico quella che però sembra essere la meno citata è proprio la mancanza di investigatori, cioè quelle persone preparate che materialmente svolgono le indagini.




Travaglio ha poi cominciato a parlare del suo libro dalle dimensioni enciclopediche.
Mille pagine (il cui il sottotitolo recita "come destra e sinistra si sono mangiati la seconda Repubblica")in cui i tre autori hanno ricostruito le vicende della politica e dell'illegalità nel quinquennio di Berlusconi e nel primo anno del governo Prodi: dal
2001 al 2007 «improntati alla più trasversale continuità nella difesa dell'impunità delle classi dirigenti e nella lotta, prima aperta e ora camuffata, all'indipendenza della magistratura».
Travaglio ha parlato delle «leggi vergogna berlusconiane, l'ultima fase dei processi "toghe sporche" con le incredibili manovre quotidiane per farli saltare, le nuove indagini in tutt'Italia sui rapporti fra politica, alta finanza, corruzione e mafia».
Ha continuato poi con «i casi Berlusconi, Previti, Andreotti, Dell'Utri, Cuffaro» a cui si sono aggiunte «le indagini sui furbetti del quartierino e le scalate bancarie, i grandi crac Cirio e Parmalat, le inchieste di Potenza, le nuove mazzette della malasanità, le commissioni Mitrokhin e Telekom Serbia, le nuove deviazioni dei servizi segreti e l'uso dello spionaggio a fini politici, fino alla vittoria risicata dell'Unione e al tradimento delle promesse elettorali».
In questo caso Travaglio ha chiamato in causa il ministro Mastella alla Giustizia, bersaglio preferito del pubblico in sala.

a.l. 10/01/2008 9.10