2007, la giustizia al palo tra scandali accertati e sentenze che non arrivano

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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2007, la giustizia al palo tra scandali accertati e sentenze che non arrivano
PESCARA. Se non ci fossero casi molto più eclatanti di ingerenze, depistaggi, insabbiamenti e conflitti tra istituzioni dello Stato probabilmente non avrebbero suscitato tanto scalpore le lettere anonime che stanno circolando da settimane tra Pescara e dintorni, e pare anche fuori regione.
La notizia di ieri lanciata dal comandante regionale della Guardia di Finanza, Alineri, non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco, si direbbe… ma il problema è che di benzina non ce n'è abbastanza.
Il risultato è un malumore crescente che si trascina dietro la sfiducia della gente verso la macchina amministrativa della giustizia sempre più ingolfata e “affamata”.
Se mancano i soldi per la gestione ordinaria, le fotocopie di atti segreti devono essere fatti fuori dalle procure, se le manutenzioni dei mezzi non possono essere pagate, se la benzina per le auto delle forze dell'ordine non c'è, se non ci sono nemmeno i soldi per pagare i buoni pasto, allora la situazione è davvero drammatica.
Sembrerebbe che l'intero impianto della giustizia sia costretta a fare i conti con problemi ben diversi dalla criminalità.
E se mancano mezzi e soldi le indagini non vanno avanti.
O vanno avanti a rilento.
Nel frattempo si riduce sempre più in fretta il termine per la prescrizione con il paradosso che una volta (eventualmente) arrivati alle sentenze, scatta la prescrizione o peggio l'indulto.
Cose spesso incomprensibili per l'uomo della strada che però si vede abbandonato dalle istituzioni ed immagina strategie e lobbie che invece si arricchiscono impunite.
Così forse risulta più comprensibile il clima pesantissimo che si respira a Pescara.
Qui alle voci insistenti di connivenze, amicizie, favori e poteri forti si sono sostituite le più classiche lettere anonime i cui estensori pavidi hanno preteso di scrivere "verità" non documentate che, oltre a gettare discredito su un numero imprecisato di personaggi e istituzioni, dipingerebbero un quadro inquietante di una "Pescara connection" nella quale a discapito di tutto (persino della cosa pubblica e della giustizia) si andrebbe avanti ad oltranza solo per difendere gli amici (quelli per intenderci che ti hanno fatto più di un favore).
E tali missive alimentano a loro volta voci sempre più gonfiate su fatti e personaggi, molto spesso arrivando a risultati grotteschi.
In alcune di queste missive recapitate anche a qualche giornale, oltre che a politici, il centro dell'attenzione sembra essere sempre lo stesso da alcune settimane a questa parte: il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi.
Non che non siano successe già cose molto strane e di difficile comprensione che hanno tentato di screditare proprio i vertici della procura di Pescara.
Intimidazioni, vendette trasversali, odi malcelati tutto potrebbe essere riconducibile all'azione degli inquirenti nei confronti di personaggi di un certo peso politico che avrebbero smosso già molte acque e tentato le vie istituzionali di "persuasione".
Ma a sentire gli inquirenti non sarebbe una novità: «accade sempre e molto spesso», dicono, «che riceviamo lettere anonime».
E tutte vengono cestinate.
Molte però (è successo proprio nell'inchiesta Ciclone) sono servite ed hanno indicato una via che poi è stata effettivamente percorsa dalla indagini, altre dovevano, invece, bloccarle.
Un fenomeno che sembra essersi acuito in questi ultimi giorni.
Magari perché da alcuni anni la procura di Pescara ha avviato inchieste sul mondo politico locale come le inchieste per tangenti a Montesilvano e Pescara, il caso Fira ed il fallimento pilotato dell'ex pastificio Delverde, le cartolarizzazioni della sanità ed altre che sembrano essere scomparse dalle agende degli inquirenti e di cui non si sa più nulla a beneficio degli eventuali colpevoli che vedono con favore il trascorrere del tempo, magari riuscendo a sistemare qualche carta e facendo sparire prove.
E visto che pochissimo succede e niente si sa, il malumore alimenta le voci.
A Pescara però nessuno ha avuto il coraggio di puntare il dito sui moltissimi problemi organizzativi e la scarsità di forze effettivamente al lavoro.
Con il paradosso che su inchieste enormi (che producono faldoni anche di 15mila pagine) lavorano in due, oltre il magistrato.
Uno scandalo nello scandalo peraltro sottaciuto per incomprensibili logiche.
Né si ricordano appelli per aumentare gli organici.
Anche in questo caso sono pochissimi i vertici che provano con coraggio ad alzare la testa.
Ma se invece è tutto a posto allora perché i risultati stentano?
Eppure lo stesso procuratore Trifuoggi aveva ammesso alcuni mesi fa che la stessa inchiesta Fira era stata rallentata dal cambio dei vertici della Gdf…
Ma nelle ultime settimane qualcosa sembra essere successo ed una nuova sferzata lascerebbe intravedere un 2008 carico di risultati investigativi i quali archivierebbero definitivamente le "menzogne" delle lettere anonime.
Ma come confutare il fatto che, in fondo, in un ambiente piccolo come Pescara, tutti si conoscono, tutti si frequentino, molti vengono visti chiacchierare nottetempo per strada (persino qualche pm con qualche indagato), per carità nulla di male fino a prova contraria, ma anche queste cose scatenano le fantasie dei “grafomani”.
E le amicizie si trascinano dietro curiosi gineprai di interessi, di favori e di coincidenze tra i quali si incontrano e si sposano i diversi poteri forti.
Il clima dunque è diventato rovente come non si ricorda da tempo.
Le prove che quelle vergate nero su bianco sono solo menzogne le fornirà il tempo e gli stessi protagonisti.
E dopo la chiusura delle indagini su Montesilvano ed i prossimi rinvii a giudizio, l'avviso di garanzia al sindaco D'Alfonso, il sequestro dello stabilimento De Cecco la procura sembra aver ripreso la sua corsa.

a.b. 20/12/2007 10.24