Sanità sempre più malata tra rischi chiusura e lottizzazione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Dal primo gennaio l'attività del Dipartimento di medicina trasfusionale dell'ospedale di Pescara rischia di essere fortemente ridotta, a seguito della scadenza dei contratti di 34 precari, tra medici, biologi, ed informatici e infermieri. Ma oggi anche altre polemiche investono il mondo della Sanità.
Se n'è parlato questa mattina in commissione Sanità, in Comune, alla presenza del primario, Antonio Iacone.
In base ad un piano di ridimensionamento delle attività elaborato dal Dipartimento e presentato alla Asl si cercherà di garantire la raccolta di sangue ed emocomponenti per cui saranno sacrificate le altre prestazioni.
In un primo momento saranno effettuate solo le prestazioni urgenti e in una seconda fase saranno bloccate le attività extratrasfusionali.
Subiranno uno stop anche le nuove iniziative, come l'attivazione della cell factory, gli accordi con altre regioni e le attività di ricerca.
Alcuni dei precari col contratto in scadenza lavorano alla Asl da 10 anni, e hanno raggiunto un livello tale di professionalità da essere insostituibili. In commissione c'era anche il primario di Radiologia, Paolo Toppetti, il quale ha spiegato che a novembre sono state bloccate le prenotazioni della Risonanza magnetica, visto che le liste di attesa erano troppo lunghe, e sono riprese oggi.

«LA SANITA' SEDE DI PARTITO»

Ma oggi sono anche altre le polemiche che investono il settore. In un articolo pubblicato stamattina dal Corriere della Sera (a firma del giornalista Gian Antonio Stella, già autore della Casta con Sergio Rizzo) si sottolinea con la consueta capacità documentale come la sanità sia ormai nelle mani della politica, della cattiva politica, attraverso nomine manageriali clientelari e partitocratiche.
«E l'Abruzzo e Pescara non fanno certo eccezione», interviene Alfredo Castiglione di An.
Non fa eccezione oggi, come non faceva eccezione quando era nelle mani del centrodestra, ovvio, anche se oggi nessuno sembra ricordarsene.
Erano i tempi di Cordone ed allora molti tra sindacati e medici lamentavano il fatto che a fare carriera erano proprio le persone con la tessera (meglio se di An).
«L'Ospedale di Penne è in quota Sinistra democratica», tuona An, parlando appunto solo di quello che accade oggi, «quello di Popoli è del Pd... quello di Pescara è ormai una sede di partito... la subordinazione nei confronti della politica è diventata imbarazzante nella sua evidenza».
«Del Turco, all'atto del suo insediamento a presidente della Regione», ricorda Castiglione, «dette ampie assicurazioni sul fatto che non avrebbe nominato persone legate ai partiti politici. E poi tutti sappiamo com'è andata a finire, con l'arrivo di paracadutati da altre regioni».
Ma soprattutto in campagna elettorale il centrosinistra assicurò che non avrebbe utilizzato gli stessi metodi (contestati) del centrodestra. Invece…
L'ex manager Angelo Cordone (in quota An appunto, è stato sostituito con il più "sinistro" Balestrino).
«Non abbiamo nulla contro la persona», assicura il consigliere regionale, «ma in diverse occasioni abbiamo sottolineato come per un incarico così intimamente legato al territorio sarebbe stato più utile e operativo un professionista abruzzese, magari svincolato dai partiti. Ma a questo punto dobbiamo ritenere che per fare il 'lavoro sporco', ovvero operare tagli indiscriminati, che non tengono in nessuna considerazione le reali esigenze delle strutture sanitarie, era preferibile chiamare un estraneo, qualcuno che non conoscesse la materia che gli veniva affidata e pertanto seguisse diligentemente determinate indicazioni».
«Anche il centrodestra nel passato ha sbagliato», ammette Castiglione, «ma se vogliamo restituire la sanità ai pazienti bisogna dare un taglio netto con una prassi che sta trascinando l'Abruzzo nell'abisso».
E già, la politica è malata ma a quanto pare gli ospedali non possono curarla: la lista d'attesa è troppo lunga.

17/12/2007 14.50


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