Centro di Alta Formazione Valle Peligna, nominato il Cda. Inizia il nuovo corso?

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Passa la proposta della Regione di fare il punto della situazione fra un anno, con una verifica intermedia del piano industriale a firma del nuovo Cda. I soci accordano fiducia al progetto ma restano dubbi su obiettivi programmatici e risorse finanziarie.
Riprende timidamente a camminare il Centro di Alta Formazione della Valle Peligna.
Ieri, presso la sala rossa di palazzo Centi a l'Aquila, dopo due ore di confronto tra i soci del consorzio, in rappresentanza di Regione, Provincia, Comune di Sulmona, Comunità Montana Peligna, Consorzio Nucleo Industriale e privati, si è arrivati a nominare finalmente il nuovo consiglio di amministrazione.
Ili gruppo che avrà il compito di risollevare le sorti del Centro è composto da due terzi da nomi indicati dalla Regine e sono Pasquale De Santis, presidente, e Marco Recchioni, professore Associato di Organizzazione aziendale e Gestione delle Risorse Umane presso l'Università dell'Aquila. L'assemblea dei soci ha invece espresso la preferenza indicando Fabrizio Politi, Presidente del Consorzio Universitario di Sulmona e del Centro Abruzzo e Preside della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università dell'Aquila.
Gruppo amministrativo che si riduce, dunque, da cinque a tre unità, come chiarito dal delegato alla Regione, Vincenzo Rivera, in adeguamento alle nuove disposizioni di snellimento degli organi di amministrazioni delle società partecipate previste dalla Finanzairia.
Ma prima di approdare alla nomina del Cda, più di un'ora del confronto si è inchiodato sul primo punto all'ordine del giorno.
Lo stesso su cui, una ventina di giorni fa, si era arenata l'assemblea e nel quale si chiedeva di chiarire obiettivi, tempi e risorse finanziare per far decollare il Centro.
Richiesta che è tornata prepotentemente a farsi valere anche ieri, dopo la proposta lanciata dal delegato alla Regione, Vincenzo Rivera, di «darsi un anno di tempo dalla nomina del CdA per vedere se il progetto parte».
Ma -chiarisce- «c'è la piena disponibilità della Regione a far camminare il Centro; per il Presidente Del Turco è un debito verso la vostra zona. Ma la politica si ferma a un certo punto, poi ci vogliono le professionalità tecniche per operare».
Professionalità che spetterà al nuovo cda individuare già a partire dalla bozza di piano industriale da ripresentare ai soci, in cui si dirà cosa fare e con quali risorse.
Qualche battuta stizzita arriva da Fabio Spinosa Pingue, vice-presidente del Centro, che chiede espressamente di chiarire da subito «cosa si deve fare per andare dove e con quali risorse», ribadendo che solo dopo si possono fare altri passi.
Il presidente regionale dei Giovani Industriali contesta l'impostazione e esprime perplessità sul ruolo dei privati che rappresentano oltre il 60% dei soci e sui quali non si può prescindere.
Nodo sul quale convergono anche il sub commissario di Sulmona, Masciocchi, e l'ex sindaco di Sulmona, Franco La Civita, il quale auspica anche «la presenza di un funzionario della Regione che segua e guidi il processo di realizzazione degli obiettivi».
Masciocchi spezza, poi, una lancia a favore della proposta e invita a dare «fiducia all'impegno della Regione», e con lui anche Iezzi, ex consigliere del Consorzio Alta Formazione, che dopo un disappunto iniziale propone di ridurre la tempistica: «meglio riparlarne ad aprile. Quattro mesi per stabilire che idee hanno i 3 consiglieri d'amministrazione e gli otto successivi per vedere come renderli praticabili».
Ed è questa la linea comune accordata dai soci: sì ad andare avanti, ma con verifica a tempo.
Soddisfatto il presidente De Santis, primo a credere in questo progetto, nato nel 2002 per volontà dell'allora giunta regionale di centrodestra e arrivato nelle sue mani solo un anno fa, con la nomina di Del Turco.
«E' un consiglio d'amministrazione di altissimo livello. La Regione ci sta lavorando da tanto», ha detto de Santis,«in un anno sono state fatte molte cose. É stato cambiato lo statuto, premessa indispensabile perché la nuova società potesse operare e potesse farlo non per realizzare formazione standard, ma consulenza direzionale che porta ad individuare i problemi del territorio e non a fare ciò che piace. Punto di svolta, questo. Adesso bisogna fare il piano industriale e sottoporlo all'assemblea e ci muoveremo da subito».
Nel corso della riunione, si è proceduto anche alla determinazione del compenso per la partecipazione alle sedute, in attuazione della L.R 34/07 che abolisce ogni forme di indennità e porta a 50 euro il gettone di presenza.


FABIO SPINOSA PINGUE:«FIDUCIA AL NUOVO CORSO MA OCCORERANNO RISULTATI»

Cosa esce fuori da questo incontro?
«La Regione ci ha chiesto un anno per costruire il piano industriale. Di fronte alla richiesta del socio di maggioranza che chiede tempo per far partire questo Centro di Alta Formazione, abbiamo condiviso. Saremo vigili e attenti a che questo venga rispettato. Ci confronteremo nella prossima assemblea di bilancio, daremo degli input a questo nuovo CdA».

C'era qualche titubanza sul ruolo dei privati…
«Sul ruolo dei privati abbiamo chiesto garanzie perché nel passato l'attuale presidente ha più volte ribadito la perplessità sul funzionamento di questo ente con la presenza dei privati, per avere incarichi diretti o per partecipare a bandi pubblici. Finalmente, sembrerebbe si sia chiarito e lo ha ribadito in maniera esplicita questa assemblea. I privati d'altronde costituiscono oltre il 60% del numero dei soci, hanno partecipato ad un bando dove possono solo ripianare perdite e non fare utili. Quindi, sono abbastanza consapevoli e mossi dall'idea di dare una mano al territorio. Purtroppo da tre anni c'è l'immobilismo totale di questo ente e quindi abbiamo chiesto a gran voce o una svolta definitiva, la partenza immediata e la formazione dell'ente, o la chiusura»

Cosa si aspetta dal nuovo CdA?
«Si dà sempre fiducia, siamo disponibili a lavorare insieme. Con verifica, naturalmente. Non si dà mai una fiducia in bianco. Siamo lì a vedere, a stimolare, a sopportare, sperando che questo ente possa finalmente partire e fare formazione per il territorio».

Formazione. Quale strada seguire?
«La strada è in qualche modo obbligata, è quella che chiede il territorio stesso di riferimento. Da indagini bisogna vedere cosa chiede il territorio e il territorio chiede sempre più professionalità e qualità. Quindi, andare incontro con le forze sociali in campo, le forze sindacali, privati che investono sul territorio e altri soggetti della comunità, come banche e centri di eccellenza. Da qui verranno nuovi stimoli per fare la programmazione».

Angela Di Giorgio 14/12/2007 8.43