Pescomaggiore, «bisogna fermare quella cava»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1355

PESCOMAGGIORE (AQ). Il comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, costituitosi nel settembre scorso, ha presentato le proprie osservazioni avverse al nuovo mutamento di destinazione di terre civiche di Pescomaggiore ad attività estrattiva.

Si tratta di interventi definiti «accessori» all'attività già esistente ed a quella programmata, ma che risultano «sospetti».
Una delle critiche mosse è proprio quella che lo «spezzettamento» nell'esame dei mutamenti di destinazione configura una «mancanza di trasparenza e l'impossibilità di oggettive valutazioni rispetto ad un progetto di sfruttamento unitario su cui sinora non è stata svolta alcuna valutazione di impatto».
Il Comitato ricorda che l'attività estrattiva avrebbe dovuto cessare fin dal 2006, con il ripristino ambientale dei luoghi, mentre per ampliamenti progressivi l'attività rimarrà in esercizio fin oltre il 2020, «pregiudicando ogni altra ipotesi di sviluppo dell'abitato, già escluso dal Parco per esigenze militari».
«Nella decisione dello sviluppo dell'area la comunità di Pescomaggiore», spiega il presidente del comitato Dario D'Alessandro, «è stata privata di informazioni e di voce, sebbene la legge consenta un mutamento di destinazione di terre civiche solo ove rappresenti un reale beneficio per la generalità degli abitanti».
Questi abitanti, che a Pescomaggiore sono 40 e nell'estate salgono a circa il triplo, sono tutti contrari visti «i rilevanti impatti negativi dell'attività estrattiva, sia per la notevole pericolosità della viabilità di accesso alla frazione (la S.P. N° 103) che per l'inefficiente abbattimento in sito delle polveri di escavazione e lavorazione che invadono la strada, i terreni circostanti e lo stesso abitato, con riduzione dei valori immobiliari e menomazione delle potenzialità di sviluppo turistico, anche per l'indiscutibile disvalore visivo costituito dalla demolizione di un'intera montagna con definitiva alterazione del paesaggio».
Il comitato chiede che venga fatta chiarezza «sul presente e sul futuro delle attività estrattive nell'area», così come sulla gestione delle connesse risorse finanziarie: «le terre civiche devono concedersi ad un valore che partendo da quello di mercato incameri anche quello d'uso collettivo ed i proventi devono destinarsi ad investimenti nell'interesse della frazione, meglio se nel dominio collettivo civico».
Per cominciare il Comitato ha suggerito un controllo ispettivo sull'attività.
03/12/2007 16.40