Nespoli:«Emozioni forti lassù e molti rischi. Ma è andato tutto liscio»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Nespoli:«Emozioni forti lassù e molti rischi. Ma è andato tutto liscio»
HOUSTON. Sorridente, allegro, cordiale, fresco da un viaggio spaziale di milioni di miglia, reduce da una brevissima “puntata” in Italia, l’astronauta Paolo Nespoli, nel corso di questa nostra intervista esclusiva, saluta e ringrazia PrimaDaNoi.it «per averlo descritto a perfezione…»
«E' stata una visita non ufficiale», dice Nespoli riferendosi al ritorno in Italia di qualche gionro fa, «voluta dalla Nasa che, comunque, mi ha fatto incontrare molti miei amici che rivedro' il 23 dicembre, allorche' allestiranno una festa per il mio ritorno nella Brianza dove il cielo tocca la terra e l'aria incanta».
Anche poeta, il “Pioniere dello spazio” che i colleghi di lavoro rispettano, apprezzano come uno dei migliori “Mission specialist della Nasa””

Dunque, Paolo, qual è stato il momento piu' eccitante e magari quello più delicato dell'intero volo?
«Abbiamo fatto tanto addestramento che in certi momenti, sembrava di fare addestramento anche lassu'. Quando sono entrato per la prima volta nel veicolo “vero”, ho avuto la sensazione di essere nel simulatore. Prima di partire abbiamo atteso per oltre 40 minuti perché hanno dovuto mandare il “team del ghiaccio” poiché si era formato in alcuni punti del veicolo. Finalmente ci siamo staccati dalla piattaforma di lancio e, confesso, è stato un po' sorpresa e gioia. Non vi sono stati grossi momenti di paura e timori e abbiamo svolto attivita' extraveicolari, con molta facilità».

Quali pensieri attraversavano la tua mente, specie durante il periodo di orbita intorno ala Terra?
«Porca miseria, queste sono domande psicologiche. Io sono un ingegnere, lavoro bene con i numeri, ma con queste domande c'e' da sudare. Forse dovrebbero far volare i giornalisti come voi. Be' mi son trovato un paio di volte a guardare laggiu' il povero mondo. Quei tramonti ed albe splendide, certe situazioni diverse ma esaltanti, rimarranno indimenticabili».

Ti sei mai pentito di aver fatto questa “passeggiata spaziale”?
«No, assolutamente, perche' sono stato sempre contento di aver fatto questa esperienza, di essere riuscito finalmente a coronare questo sogno che alimentavo da bambino. Posso dire di sentirmi privilegiato per essere stato scelto. Questo,ovviamente, rappresenta la vetta dell'Iceberg della mia vita. E sono orgoglioso anche perche' da un punto di vista professionale ho avuto l'opportunita' di svolgere parte di questo storico lavoro, nello spazio, con un “pezzo” preparato dall'industria italiana, che rappresenta il lavoro di migliaia di lavoratori addetti al progetto. Per questo ne sono molto grato».

Potendo, rifaresti tutto cio' che hai fatto sin dalla gioventu'?
«Direi di sì, cercherei di farlo un po' intelligentemente, arrivando piu' giovane al volo. Direi che ne e' valsa la pena e lo consiglio a tutti quelli che lo vogliono fare».

C'e' stato un momento impegnativo,cruciale, direi durante la tua “maratona spaziale”?
«Abbiamo dovuto riparare i pannelli solari impiegando due giorni in concomitanza con gli esperti a terra, e alla fine, abbiamo scoperto che uno dei pezzi della stazione aveva dei problemi e quindi seguendo le informazioni da terra, abbiamo deciso di cambiare l'attivita' extraveicolare facendola diventare un'attivita' necessaria ad aggiustare il pezzo rotto. Il riparo dei pannelli offriva un lavoro' pericoloso in quanto i pannelli erano sotto tensione e si correva il rischio che l'astronauta rimanesse fulminato, e dall'altro lato anche complessa poiche' avremmo potuto creare ancor piu disastri».

Guardando dall'oblò hai mai pensato alla piccola Brianza, ai tuoi amici…
«E' chiaro che trovarsi nello spazio, con l'assenza di peso, in un mondo sconvolgente, insomma, queste sensazioni mi han fatto tornare bambino, mi son trovato a riscoprire queste cose a cambiare queste leggi di fisica che ho studiato. Ma alla fine ritornare sulla terra sentire gli animali, godere il sole caldo e l'aria pura, quella situazione e' apparsa alquanto sterile. Mi mancavano questi sapori della terra, di quella terra che non cambierei per una navicella spaziale».

Il volo del Columbus avverra' il 6 dicembre, vero?
«Con un'altra navicella, STS 122, che portera' in orbita nello spazio un altro modulo Europeo, simile a quello che abbiamo portato noi, ma con una squadra che si sta allenando da mesi e mesi».

Sara' una missione difficile?
«Molti hanno ammesso che la missione STS 120 del Nodo era la missione piu' complessa che la Nasa ha cercato di fare negli ultimi anni. Le missioni “moderne” sono piu' complesse per la loro attivita' fuori dalla navicella, passeggiate spaziali, operazioni con i bracci meccanici, insomma sono molto complesse. La Nasa e' impegnata a portare a termine la Stazione spaziale per cui dobbiamo sbrigarci a risolvere le non semplici situazioni».

Se tu potessi, chi inviteresti nella capsula, in un prossimo volo?
«La domanda mi trova spiazzato in quanto vorrei portare tante persone, ma decidere cosi', a freddo, mi e' impossibile. Conosco tanta brava gente che merita di provare questa sensazione e vivere questa esperienza. Ma, ripensamdoci, perche' no… Lino, in testa?»

La vita in Texas, fuori dal mondo Nasa, com'e'?
«Secondo me, vivere in Texas e' facile, ci si abitua abbastanza facilmente. Basta imparare a capire l'inglese, anche se un tantino strascicato. Per il resto ci si inserisce facilmente perche' laggiu' sono cordiali, l'organizzazione e' fatta per il cliente, cosa che in Europa un pochino manca. Io mi trovo bene, il clima e' buono, e sicuramente se uno vuol fare l' Astronauta questo e' uno dei pochi posti al mondo dove lo può fare. Ed io non mi lamento».

Grazie Paolo e Buon Natale.

Lino Manocchia 03/12/2007 9.29