Quattro chiacchiere con Felice Scauso, ambasciatore italiano in Messico

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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IL PERSONAGGIO. CITTA’ DEL MESSICO. Ha 65 anni, da poco compiuti, ed un curriculum mozzafiato. Di media statura, leggermente brizzolato, occhi ironici e guizzanti, arcuati da selvose sopracciglia, parola fluida e convincente, romano di nascita da madre abruzzese, ha lo stile compunto e distaccato del diplomatico. L’ambasciatore, commendator Felice Scauso, va diritto al sodo, con la perentorietà di chi non ha dubbi, quando ci illustra a pennello la Nazione dove svolge la sua importante “opera” diplomatica.

IL PERSONAGGIO.
CITTA' DEL MESSICO. Ha 65 anni, da poco compiuti, ed un curriculum mozzafiato. Di media statura, leggermente brizzolato, occhi ironici e guizzanti, arcuati da selvose sopracciglia, parola fluida e convincente, romano di nascita da madre abruzzese, ha lo stile compunto e distaccato del diplomatico.
L'ambasciatore, commendator Felice Scauso, va diritto al sodo, con la perentorietà di chi non ha dubbi, quando ci illustra a pennello la Nazione dove svolge la sua importante “opera” diplomatica.





«Il Messico è un Paese molto ospitale ed estremamente interessante da ogni punto di vista», ci dice l'ex tenente dell'Arma di Cavalleria. «Vi sono molti e talvolta inaspettati elementi di contatto con il nostro Paese, se non altro per la comune matrice latina, in particolare sotto il profilo culturale».

Cosa dell'infanzia nel suo Paese e dell'Abruzzo ricorda più volentieri?
«In effetti il mio legame con l'Abruzzo discende da mia madre, originaria di quella Regione, nella quale io non ho mai vissuto, anche se l'ho visitata come turista, in particolare le città di L'Aquila e Pescara».

C'è qualcosa in lei dell'indole abruzzese?
«Mi piace più pensare all'italianità di cui sono portatore, che si alimenta di tante ispirazioni le quali, forse, nel mio caso sarebbe limitativo ricondurre ad un'unica Regione italiana, per quanto bella qual è l'Abruzzo».

Della comunità italiana nel Messico, cosa può dire?
«Sotto il profilo strettamente numerico, si contano quasi 13.600 connazionali iscritti all'anagrafe consolare, anche se valutazioni condivise inducono a stimare una presenza a vario titolo più o meno stanziale su tutto il territorio messicano di almeno 35.000 connazionali. Senza contare l'imponente ed in costante crescita afflusso di turisti dall'Italia, prevalentemente diretto verso le maggiori e più attrattive destinazioni cuturali e balneari del Paese, in particolare i vari siti archeologici delle vestigia maya, olmeca e post-olmeca e la cosiddetta Riviera Maya nello Stato federato del Quintana Roo, che secondo i più recenti dati disponibili ha superato i 200.000 ingressi all'anno».

Come sono inseriti gli italiani in Messico?
«Guardando alla maggiormente pregnante consistenza qualitativa, gli italiani presenti in Messico sono generalmente ben inseriti nei vari ambienti sociali e professionali, nei cui ambiti alcuni tra essi hanno potuto raggiungere posizioni e status di primo livello. A questi si affianca la qualificata presenza degli esponenti del mondo imprenditoriale multinazionale e delle organizzazioni internazionali qui operanti.
Vi sono poi le piccole ma assai significative comunità di discendenti di emigrati italiani, molti dei quali privi della cittadinanza e dimentichi della lingua dei loro avi ma ancora fortemente e talora inaspettatamente legati nei vividi ricordi tramandati in seno alle famiglie al nostro Paese, provenienti in gran parte dalle regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino.
Tra esse desidero ricordare nella specie la comunità di Chipilo, nei pressi di Puebla nell'omonimo Stato federato, e di Córdoba e Huatusco nello Stato federato di Veracruz, che ho già più volte visitato, oltre a quella della colonia Díez Gutiérrez nello Stato federato di San Luís Potosí».

A che livello si trovano i rapporti Italia-Messico?
«I rapporti tra i due Paesi sono eccellenti sotto ogni profilo. A parte la pressoché assoluta intesa nel dialogo politico, mi piace qui ricordare segnatamente l'eccezionale collaborazione nel campo culturale ed in quello economico-commerciale. Sotto il profilo culturale, l'analoga matrice latina fa del Messico un Paese con cui l'Italia condivide un'importante comunanza di valori culturali, sociali e religiosi. La diffusione della lingua italiana in Messico, con oltre 25.000 studenti che frequentano i corsi dell'Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, delle varie Società Dante Alighieri operanti nei diversi Stati federati e dei centri di lingua del sistema scolastico e universitario messicano, è un sintomo del grande interesse per la cultura italiana e costituisce un forte impulso per stimolare avvicinamenti turistici, culturali, sociali ed economici».

C'e'cooperazione tra le imprese messicane ed italiane?
«La cooperazione fra le imprese messicane ed italiane negli ultimi anni è andata costantemente crescendo e si è caratterizzata per un crescente flusso d'investimenti verso il Messico, in prevalenza da parte di PMI italiane che anche più recentemente hanno aperto propri stabilimenti in Messico. Tra le imprese principali che hanno realizzato investimenti produttivi in Messico si annoverano: gruppo Techint-Tenaris, Zoppas, Barilla, La Perla, Magneti Marelli ed Ermenegildo Zegna».


Esistono finanziamenti da parte del Governo italiano per promuovere la lingua italiana in Messico? Come si utilizzano e chi, normalmente, riceve questi finanziamenti?
«Pur alla luce delle note ristrettezze di bilancio, il Ministero degli Affari Esteri per il tramite dell'Ambasciata da me diretta ha usualmente finanziato alcune iniziative editoriali in lingua italiana di interesse della collettività qui residente, in particolare le riviste “Punto d'Incontro” a cura della Società Dante Alighieri di Città del Messico e “Notibreve” della Casa d'Italia di Guadalajara, e da ultimo ha erogato un fondo in gestione al locale Comites per sviluppare un progetto finalizzato a costituire un archivio degli artisti italiani presenti in Messico».

Per gli italiani residenti in Messico che hanno superato i 70 anni di età, esiste il diritto alla pensione sociale dal Governo italiano?
«Il regime pensionistico italiano non prevede la possibilità per i cittadini italiani residenti all'estero che non abbiano maturato i requisiti per una pensione sociale di beneficiare di tale opportunità».

Per i nostri connazionali in Messico che si trovano in situazione precaria, esiste un appoggio di assistenza sanitaria.
«L'Ambasciata dispone di appositi fondi da destinare ad interventi di sostegno, in forma di sussidi straordinari per i connazionali residenti in questo Paese e per quelli di passaggio che versino in condizioni di indigenza o di particolare precarietà ed urgenza finanziaria. L'Ambasciata sta peraltro negoziando proprio in questi giorni con un'importante compagnia di assicurazioni operante nel Paese una polizza sanitaria a copertura delle principali patologie da destinare prossimamente ai connazionali residenti in Messico e di prima emigrazione che versino in condizioni di particolare indigenza».

Il successo diplomatico si ottiene più col talento o con la volontà?
«Non parlerei di successo diplomatico, il mio mestiere è piuttosto da considerarsi un servizio prestato nell'interesse del nostro Paese e dei nostri connazionali, con molta passione, senso dello Stato e, naturalmente, qualche sacrificio».

Lino Manocchia 01/12/2007 10.15