Omicidio Manni, 30 anni di carcere per i tre assassini

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2003

L'AQUILA. Sono stati condannati, con patteggiamento, tutti e tre alla pena di 30 anni di reclusione dalla Corte d'Assise d'appello dell'Aquila per il delitto Manni. I tre imputati sono: Paola Mastroddi, 31 anni, Isabella del Treste (22), entrambe di Tagliacozzo e Gianguglielmo Bisegna 32 anni, di Capistrello. Tutti e tre, a pochi giorni dall'omicidio confessarono le responsabilità.
In giudizio abbreviato erano stati condannati all'ergastolo. Sono accusati di aver ucciso Roberto Manni, giovane commerciante di Morino, in provincia dell'Aquila, con un agguato a scopo di rapina e di aver poi dato fuoco al corpo per cancellare le loro tracce.
La sera del 5 novembre 2005, mentre tornava a casa, Manni vide una delle due donne ferma con l'auto in mezzo alla strada e si fermò per darle una mano.
Una volta sceso dal suo furgone fu invece aggredito, trascinato in una zona vicina di campagna e colpito con un martello e un'ascia dai complici.
Poi il suo corpo fu cosparso di benzina e incendiato, ma le fiamme si spensero poco dopo, quando gli assassini si erano già allontanati.
I tre complici furono arrestati dai carabinieri di Tagliacozzo dopo diversi giorni di indagini.
A incastrarli una telefona fatta dalla Mastroddi diverse settimane prima a casa di Manni.
Il gruppo, da quanto emerso dalle intercettazioni ambientali messe in atto dagli investigatori prima dell'arresto, stava preparando un altro colpo ai danni di un benzinaio di Tagliacozzo.
Il giudice, Gaetano De Amicis, il 9 febbraio, su istanza della difesa, aveva rigettato la richiesta di giudizio abbreviato con la deposizione delle due imputate.
Aveva concesso, pero', il rito abbreviato 'diretto', senza testimonianze.
La rapina aveva fruttato l'incasso della giornata: 2.000 euro, che i tre si sono equamente divisi.
Nel corso delle indagini gli inquirenti erano riusciti a stabilire che i tre avessero agito con una sconcertante lucidità, tanto da studiare nei minimi dettagli ogni particolare anche per sviare le indagini.
Ma un piccolo particolare rivelato dalla madre della vittima ha consentito ai carabinieri di capire il complesso meccanismo ideato dai tre e di raccogliere le prove sufficienti per risalire a loro.
Particolare che non e' stato rivelato dagli investigatori.
Un delitto terribile, «fra i peggiori mai commessi nella Marsica», lo definì il sostituto procuratore Stefano Gallo. Le armi utilizzate sono un martello (che era sul luogo del delitto) ed un'accetta (trovata sul greto del fiume Arsoli in provincia di Roma).

29/11/2007 15.34