«Ecco la gente che non vuole il ridimensionamento dell’ospedale di Guardiagrele»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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«Ecco la gente che non vuole il ridimensionamento dell’ospedale di Guardiagrele»
GUARDIAGRELE. La manifestazione per dire no all’accorpamento e ridimensionamento dell’ospedale di Guardiagrele ha avuto un riscontro notevole di persone intervenute. La manifestazione di ieri, 25 novembre, era stata indetta dai sindaci di Rapino, Casacanditella, Orsogna, Fara S.Martino, Civitella M.R. e dal Tribunale del Malato, ha dimostrato, per gli organizzatori che «i cittadini non accettano che si possa negoziare il bene salute».
Sarebbero state oltre 1.500 le persone che hanno partecipato decretando così il «fallimento della politica di riorganizzazione dell'ospedale di Guardiagrele, portata avanti senza confronto con il territorio da parte del Manager Maresca, con il consenso complice degli amministratori regionali della zona».
Questo dicono i primi cittadini.
Di avviso nettamente contrario il sindaco di Guardiagrele, Mario Palmerio, che ha invece parlato di «fallimento della manifestazione» aggiungendo che «si trattava di persone forestiere, venute da fuori. I residenti hanno capito che si trattava di una strumentalizzazione».
Per il sindaco di Guardiagrele si sarebbe trattato solo di una manifestazione strumentale che lancia «messaggi falsi».
«L'adesione e la presenza anche dei Sindaci di Bucchianico, Castelfrentano, Poggiofiorito, Canosa, Filetto», sostiene il sindaco di Rapino, Rocco Micucci, «ha portato in piazza idealmente una comunità pari ad almeno 25.000 abitanti, che si sente tutta penalizzata a favore dei grandi centri. La solidarietà portata dai Sindaci di Tagliacozzo e Atessa, i cui ospedali vivono la medesima sorte, ha amplificato la portata dell'evento. Bollare politicamente, o peggio come corteo da stadio, questa straordinaria manifestazione di popolo e di fasce tricolore significa non avere rispetto dei cittadini e anche aver perso, per le istituzioni che non c'erano, la grande opportunità di rappresentare al meglio le esigenze e le preoccupazioni del territorio».
Gli organizzatori della protesta ha presentato numeri, leggi e delibere che porterebbero «scelte discriminanti, inique e illogiche».
Ma anche illegittime.
Per questo si rivolgeranno al Tar.
«Chiudere reparti efficienti come la ginecologia e la pediatria, l'oculista e la chirurgia», dice chi è contrario al ridimensionamento, «in cambio di quelli di lungodegenza e day surgery significa mortificare il territorio e privare i suoi cittadini del diritto a un servizio sanitario efficiente e tempestivo, non rispettando le leggi che impongono una diversa considerazione proprio per le esigenze della popolazione delle zone interne».
C'è in atto anche una raccolta di firme.
«Ora», ha spiegato Micucci,«ci si aspetta che le istituzioni regionali aprano finalmente un confronto con gli attori e i rappresentanti delle comunità per mediare la rimodulazione del servizio sanitario, mettendo da parte le strategie esclusivamente ragionieristiche applicate dal Manager Maresca. Strategie fallimentari che non hanno ad oggi portato nessun risparmio né alcuna riorganizzazione efficiente del modello sanità, ma soltanto, svantaggi, incertezza e insicurezza che i cittadini e i contribuenti di questo territorio non ritengono di meritare. Al contrario suggeriscono che il manager e l'intero management, lautamente pagati, debbano valutare concretamente la possibilità di lasciare la dirigenza visto e considerato che la loro gestione è lontanissima dai bisogni degli ammalati».

26/11/2007 15.16