Swap. La Provincia nel 2002 rinegoziò 46 mln. Fu investimento vantaggioso?

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. La Finanza creativa sempre più elemento indispensabile per rimettere a posto i bilanci pubblici. Dopo i casi di Swap del Comune di Pescara, oggi passiamo alla Provincia di Teramo che nel 2002 decise di intraprendere l'ardua iniziativa.
In Provincia l'operazione finanziaria detta "swap" è stata perfezionata nel 2002 sotto la presidenza dell'attuale sindaco di Giulianova, Claudio Ruffini, ed ha comportato la negoziazione di 46 milioni di debiti.
"Negoziazione" significa vendere un debito per comprarne un altro in cambio, ormai è chiaro.
Secondo le previsioni dell'epoca, quel contratto "swap" avrebbe dovuto generare un notevole risparmio sugli interessi passivi, che, per il 2002, fu stimato in 350mila euro da utilizzare per il rifacimento di alcune strade provinciali.
Con questi soldi era contemplata la sistemazione della frana in località S. Eurosia Civitella del Tronto, il completamento tratto interno Montorio al Vomano, la ripavimentazione di Teramo-Torricella, la ripavimentazione della strada provinciale 49, del tratto a confine con Ascoli Piceno.
«E' una maniera innovativa, per il settore pubblico, di reperire risorse», commentò in conferenza stampa l'allora presidente Ruffini, «rivolgendosi al mercato finanziario. Una soluzione che potrebbe essere utilizzata anche dagli altri enti locali, penso in particolar modo ai Comuni, sempre alle prese con la necessità di finanziare l'istituzione, l'ampliamento o l'ammodernamento dei servizi offerti al cittadino».

Ed oggi su quella vicenda si aprono numerosi interrogativi.
«Visto il rischio potenziale insito in quell'operazione finanziaria fortemente voluta dall'ex Presidente Ruffini», spiega Enrico Gagliano dell'associazione "Impronte", «vorremmo sapere dall'attuale presidente della Provincia se quel contratto ha effettivamente prodotto il risparmio sugli oneri passivi che l'amministrazione Ruffini aveva previsto oppure se, essendo mutate nel frattempo le condizioni dei mercati finanziari, non sia accaduto esattamente il contrario».
In quest'ultimo caso, in che misura questo peso abbia gravato e continui a gravare sul bilancio della Provincia?
A quanto ammontano le commissioni palesi o nascoste spettanti all'intermediario finanziario?
Quanto costerebbe oggi all'Amministrazione Provinciale uscire da quel contratto, qualora decidesse di farlo?
Ma soprattutto Gagliano chiede di sapere quanto è costata alla Provincia la consulenza finanziaria di UBM-CorporateLab (unità di UniCredito Banca Mobiliare specializzata in Liability Management per le pubbliche amministrazioni) «che nel 2002 consigliò a Ruffini di far firmare quel tipo di contratto».
«Qualora, come temiamo, i competenti Uffici Finanziari della Provincia non fossero in grado di "smontare" i derivati di Ruffini», suggerisce Gagliano, «l'amministrazione potrebbe sempre ricorrere alla consulenza gratuita e "super partes" del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Provare per credere».

Alessandra Lotti 26/11/2007 10.59

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