«Pescara, solo pulizia etnica contro i Rom e nessuna politica di accoglienza»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «La politica abruzzese ha ampiamente dimostrato sia l’assenza di volontà ad attivare un corretto programma politico di integrazione culturale della minoranza Rom, sia l’indifferenza a rimuovere gli ostacoli pregiudiziali e discriminanti».
Torna a parlare il presidente dell'associazione “RomSinti@Politica Abruzzo Opera Nomadi”, Nazzareno Guarnieri all'indomani dei 21 arresti per droga effettuati ieri dai carabinieri di Pescara nei confronti dell'etnia più malvista del pescarese.
L'insofferenza della cittadinanza verso un atteggiamento consolidato dei Rom ad un certo tipo di delinquenza sta toccando livelli mai conosciuti prima. E se nel suo primo intervento Guarnieri aveva precisato «attenzione a non generalizzare» questa volta se la prende con la scarsa sensibilità della politica.
«La minoranza etnica Rom in Abruzzo c'è», dice Guarnieri, «ed i gravi episodi di illegalità delle scorse settimane e le scritte razziste e xenofobe apparse a Pescara qualche giorno fa non hanno minimamente modificato l'indifferenza della politica verso la questione Rom, sottovalutando il fenomeno e manifestando una volontà politica di negazione delle norme e dei principi Costituzionali ed Europee».
Così arrivano le proposte…
«Attivare un programma di politiche sociali per l'integrazione della minoranza etnica Rom significa dare risposte concrete ai bisogni della quotidianità di tutti i cittadini e costruire una migliore convivenza e coesione sociale», dice, «ferma restando la nostra netta condanna a ogni forma di illegalità da chiunque sia commessa, denunciamo all'opinione pubblica Abruzzese che nella pregiudiziale indifferenza degli amministratori molti fattori evidenziano il concretizzarsi di una ”pulizia etnica” contro la minoranza Rom con palesi violazioni delle Direttive Europee e delle norme e principi della Costituzione Italiana».
L'associazione dei Rom contesta «l'assenza di un adeguato programma di politiche di integrazione culturale della minoranza Rom e la disponibilità e la gestione delle risorse comunitarie in merito non sono utilizzate per tale obiettivo».
Cosa viene fatto per l'accoglienza, per l'integrazione, nelle scuole, nei quartieri?
Così le persone di questa etnia oneste sarebbero persino «costrette ad inoltrare alle istituzioni la richiesta del cambio del cognome per cercare di sfuggire alla violenta discriminazione razziale».
Segni di intolleranza e di indifferenza giudicati molto gravi.
Vera e propria discriminazione razziale.
Eppure per il secondo anno consecutivo in una classe di scuola media di Pescara il 70% degli alunni sono Rom, cioè classi speciali vietate dalla legislazione Italiana.
Inoltre mancherebbe una tutela dei diritti dei fanciulli e di accoglienza in generale.
«Si parla tanto di legalità», conclude Guarnieri, «ma il rispetto della legalità non deve essere a tutto tondo e valido per tutti? O forse alla politica Pescarese in particolare ed a quella Abruzzese in generale è riconosciuto il diritto di violare le norme ed i principi Costituzionali ed Europee ponendo la minoranza Rom come capro espiatorio? Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. La sicurezza e la legalità si promuovono con politiche di interazione, di coesione sociale, di mediazione, di partecipazione, non fomentando pregiudizi e discriminazione; i fenomeni sociali si contengono con le corrette politiche prima che con le manette. Oggi la minoranza Rom a Pescara e in tutta la Regione Abruzzo è quella che la politica vuole che sia, cioè una minoranza etnica esclusa e discriminata che subisce come non mai una politica di negazione, di pulizia etnica con l'obiettivo della propaganda e del clientelismo politico».
20/11/2007 9.16