Delitto Masi, «un caso di serie B»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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NERETO (TE). La cronaca di tutti i giorni continua a parlare dei delitti di Garlasco o di Perugia. «Ma sull’omicidio ancora irrisolto di Masi e sua moglie nessuno ha mai detto niente», protesta Pio Rapagnà, amico fraterno dell’avvocato ucciso e di sua moglie.


NERETO (TE). La cronaca di tutti i giorni continua a parlare dei delitti di Garlasco o di Perugia. «Ma sull'omicidio ancora irrisolto di Masi e sua moglie nessuno ha mai detto niente», protesta Pio Rapagnà, amico fraterno dell'avvocato ucciso e di sua moglie.

Sono trascorsi due anni e cinque mesi da quel maledetto 2 giugno 2005 e non ci sono ancora risposte. Gli inquirenti non sono riusciti ancora, in questo lunghissimo arco di tempo, di dare giustizia e pace ai coniugi Libero Masi ed Emanuela Chelli, mentre gli efferati assassini sono ancora il libertà.
«Intendo denunciare, ancora una volta e con più forte indignazione», interviene Rapagnà, «che è ormai un dato di fatto incontrovertibile che non siano state assunte, da parte di chiunque ne avesse avuto specifico dovere istituzionale e civico, tutte quelle iniziative tese a pervenire alla cattura degli assassini, che invece risultano essere scomparsi nel nulla, insieme alla memoria della strage tremenda perpetrata a Nereto».
Rapagnà si domanda come sia possibile che «in Italia si parli ogni giorno di tutti i delitti commessi nelle varie regioni tranne che di quello, ancora più efferato e violento, perpetrato a Nereto, nella ridente, ricca e gaudente Val Vibrata». Molto spesso l'attenzione dei media permette alle inchieste di non eclissarsi, di mantenere viva l'attenzione.
Di tanti delitti se ne discute, non si dimenticano, si approfondiscono aspetti giuridici, investigativi, pscicologici e sociali, si riaprono indagini e rivisitazioni alla luce dei nuovi strumenti scientifici a disposizione dei Ris e degli investigatori: «si aiutano gli inquirenti ad imboccare la strada più giusta, a rettificare, anche a rivedere, scelte e decisioni rivelatesi sbagliate ed inefficaci: solo per i coniugi Masi tutto ciò non vale?»
Rapagnà ricorda inoltre che i due soggetti più importanti per l'inchiesta, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Igino Izzo ed il Procuratore della Repubblica Cristoforo Barrasso, lasciarono il loro incarico, il primo trasferito in altra sede di servizio ed il secondo dimessosi per pre-pensionamento. «Agli organi investigativi ed inquirenti ed alle altre autorità competenti chiedo una risposta pubblica ai molti interrogativi inevasi in questi due anni e cinque mesi trascorsi».
17/11/2007 12.33