«Lavoratori in agitazione scacciati dal Marrucino come clandestini»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. E’ già polemica sui metodi e sui contenuti utilizzati per cacciare i lavoratori in sciopero. E’ successo ieri sera alle maestranze in agitazione da giorni del Teatro Marrucino. Secondo quanto raccontato da alcuni esponenti politici di centrodestra, verso tarda sera «con l'uso della forza pubblica e le minacce di far intervenire la Digos, la Giunta Ricci ha cacciato dal Teatro Marrucino i lavoratori che civilmente, in assemblea permanente, difendevano il proprio posto di lavoro e l'Istituzione teatrale».
Pronta la reazione del coordinatore di Forza Italia, Roberto Iezzi: «la sinistra ha gettato la maschera ed ha presentato il suo vero volto ipocrita, rinnegando gli elementari principi di civile e democratico confronto.
Forza Italia esprime solidarietà ai lavoratori e chiede ai cittadini di mobilitarsi per abbassare definitivamente il sipario sull'Amministrazione Ricci».
Sulla cacciata dei lavoratori e sul modus operandi che di fatto ha interrotto la loro pacifica manifestazione di protesta è intervenuta anche An.
«È indecente ciò che è successo ieri sera ai lavoratori del Teatro Marrucino» è quanto affermano gli esponenti di An Fabrizio Di Stefano, consigliere regionale, Mauro Febbo, capogruppo alla provincia e Mario Colantonio, capogruppo al comune di Chieti.
«Le maestranze in assemblea sono state trattate alla stregua di clandestini da sgomberare con la forza – proseguono – l'unico riconoscimento di cui è capace la sinistra per chi, per anni, ha nobilitato il nome della nostra città e tenuto alto il prestigio del Marrucino».
«Mai a Chieti si è assistito ad episodi simili, in cui onesti cittadini legittimamente preoccupati del proprio futuro venissero fatti oggetto di intimidazioni e minacce di far intervenire la forza pubblica» lamentano Di Stefano, Febbo e Colantonio.
«Solo la protervia dell'assessore Carmelina Di Cosmo poteva immaginare un gesto tanto arrogante e lesivo di ogni dignità individuale, un'arroganza che deriva dalla presunzione – personale e familiare – di poter disporre della città a proprio piacimento: dal Villaggio dei Giochi del Mediterraneo sino alle istituzioni culturali» sostengono gli esponenti di An che, poi, polemizzano con la CGIL che non avrebbe fatto niente «per impedire il raid stalinista, anzi essendone tra gli ispiratori».
«La misura è davvero colma – è la conclusione – e ci riserviamo di porre in essere iniziative altrettanto clamorose».
07/11/2007 14.05