Mastella, «Masciarelli e Picciotti nella stessa cella, fu violata la legge»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SCANDALO FIRA. PESCARA. Giancarlo Masciarelli e Marco Picciotti finiti a pochi giorni dal loro arresto, avvenuto il 27 ottobre dello scorso anno, nella stessa cella. Sulla questione i deputati Maurizio Acerbo, Pina Fasciani, Carlo Costantini, Nicola Crisci hanno interrogato il ministro della Giustizia Mastella.
A quella cella a due si aggiunse poco dopo anche un terzo “inquilino” speciale, Enzo Cantagallo, ex sindaco di Montesilvano arrestato per presunte tangenti che rivelò poi, a detenzione conclusa, di aver cucinato all'ex manager Fira delle ottime omelette.
Soprattutto per Masciarelli e Picciotti l'ordine impartito era stato ben chiaro: i due dovevano rimanere isolati tra loro e non avere possibilità di parlare e scambiarsi informazioni ovviamente riguardanti interrogatori, linee difensive, elementi emersi…
Invece, i tre hanno trascorso una intera settimana nella stessa cella liberi di parlare e di confrontarsi.
Fin da subito si era capito che doveva essersi trattato di un gravissimo errore della direzione del carcere e non di una presunta strategia di indagine volta a carpire eventuali segreti con microspie e rilevazioni ambientali all'interno della cella.
Oggi, nella sua risposta Mastella dice chiaramente che quella decisione di mettere insieme Masciarelli e Picciotti, coindagati nello stesso procedimento penale per associazione a delinquere finalizzata a truffe aggravate ai danni della regione Abruzzo e della Comunità europea, sia stata una «palese violazione dell'articolo 96 della disposizione di attuazione del codice di procedura penale e dello stesso provvedimento di esecuzione della misura cautelare, con il quale si era disposta la separazione dei due».
Dopo quanto avvenuto «la procura della Repubblica», riferisce Mastella, «ha richiesto chiarimenti in merito al direttore dell'istituto penitenziario pro-tempore ed è stata disposta un'indagine ispettiva dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, tramite il Provveditorato regionale per l'Abruzzo ed il Molise. L'esito», continua il ministro, «ha fatto emergere irregolarità e responsabilità in capo al direttore, al comandante e ad alcuni operatori dell'istituto. In particolare, si è concluso che presso la casa circondariale di San Donato in Pescara non sarebbe stata garantita la separazione tra i predetti indagati».
Copia della relazione ispettiva è stata trasmessa alla procura della Repubblica di Pescara, che ha aperto un procedimento penale «per abuso di ufficio».
Tuttora sono in corso accertamenti «per verificare se sussistano e siano configurabili anche ipotesi penalmente rilevanti a carico dei funzionari e responsabili del carcere di Pescara segnalati dagli ispettori».
Il Provveditore regionale, invitato a valutare l'eventualità di disporre l'assegnazione ad altro incarico del personale maggiormente gravato da responsabilità per i fatti in questione, «non ha ritenuto di dover rimuovere il direttore ed il comandante di reparto della casa circondariale», sottolinea ancora Mastella, «in considerazione dell'impegno che aveva sempre contraddistinto la loro attività professionale. Peraltro, il Comandante è stato di recente destinato ad altro incarico, sostituito nelle funzioni da un Vice commissario di nuova nomina».
Eventuali iniziative di carattere disciplinare saranno intraprese all'esito del procedimento penale in corso.
07/11/2007 9.07