Giancarlo Masciarelli da Berlusconi? Risale l’attenzione sull’ex presidente Fira

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SCANDALO FIRA. Un viaggio fino a Roma per poi essere accolto da Berlusconi. Così l'ex manager della Fira, Giancarlo Masciarelli, indagato per gli scandali della ex finanziaria regionale, quello sui debiti della Sanità e sul presunto fallimento pilotato della ex Delverde, cercherebbe di rifarsi una nuova vita, tra promesse fatte e ricevute.
Un viaggio Chieti- Roma e ritorno, programmato, organizzato, compiuto.
La voce si è diffusa nei giorni scorsi e la “leggenda” vuole che a riconoscerlo sia stato un dipendente abruzzese dei palazzi romani che avrebbe fatto caso a quel volto così noto nella nostra regione. Sarebbe bastata una domanda innocente per sapere che «sarebbe stato ricevuto dal dottor Berlusconi».
Verità o leggenda?
Il fatto è che da alcuni giorni sembra essere diventato nuovamente caldo il tema degli scandali abruzzesi che vedono al centro la premiatissima ditta “Masciarelli & Co”, forse perché le inchieste giudiziarie sono ad un punto di svolta, forse perché si è sempre più vicini a quel livello politico che finora è rimasto “al sicuro” e solo intuibile.
Un incontro: cosa si saranno detti? Promesse chieste e ricevute. Rassicurazioni ricevute e chieste, programmi fatti e stabiliti?
Questo è quello che probabilmente è avvenuto quando alcune settimane fa l'ex dirigente della Fira, Giancarlo Masciarelli, avrebbe incontrato il presidente Silvio Berlusconi a Roma.
Un incontro riservatissimo quanto importante, almeno per rasserenare gli animi di chi oggi vuole conferme.
La prova di un legame stretto? No, non ce n'era bisogno.
Un dialogo tranquillo tra i due, voluto a quanto pare dallo stesso Masciarelli, caldeggiato e riuscito grazie all'intermediazione del suo avvocato, Carlo Taormina, forzista e deus ex machina.
Le indagini a carico dell'ingegnere di Taranta Peligna sono alla stretta finale.
Lui in tutti questi mesi non ha mai parlato, non ha mai spiegato, non ha mai chiarito agli inquirenti quello che è parso fin da subito un disegno criminale potente quanto complicato.
La giustizia farà il suo corso e i magistrati si sono dovuti rassegnare a fare tutto da soli, senza l'aiuto di una gola profonda che vuotasse il sacco.
Masciarelli ha sempre negato ogni addebito.
Le cose erano pulite, chiare limpide, nonostante le indagine abbiano portato a galla uno stretto legame tra economia e mondo politico.
Quello stesso mondo politico che mentre lui brigava non si è accorto di nulla (ma quanto sono distratti questi amministratori….)
Masciarelli non ha mai puntato il dito contro nessun esponente di partito, nonostante tutti sapessero dello stretto legame con i vertici della Cdl.
Non deve aver mai avuto uno scatto d'ira o pensato di essere stato messo in mezzo.
Non deve essersi mai sentito abbandonato da chi un tempo lo mandava in avanscoperta per poi coprirgli le spalle.
Tanto c'è l'indulto.
Tanto c'è il lavorio collaterale che mira a rendere difficoltose le indagini e a far sentire alle procure quel certo peso…
Il caso De Magistris mica è una invenzione? “Magistrati, siete avvertiti, che vi serva da monito” è in fondo il messaggio che rimane…
Qualcosa di simile è già accaduto anche in Abruzzo, purtroppo con molto meno clamore.
Nessun nome di politico è uscito dalle labbra di alcun indagato.
Nessuno, anche se farne uno poteva voler dire scrollarsi di dosso parte delle responsabilità attribuite.
Eppure di soldi ai partiti la Fira “di” Masciarelli (nel senso che veniva amministrata proprio come fosse cosa sua, secondo quanto accertato dagli inquirenti) ne ha dati e come a Forza Italia ma anche al centro sinistra.
Ma lui, Masciarelli, ha lasciato in tutti questi mesi che chi lo accusava continuasse a immaginarlo da solo, con lo stretto manipolo di collaboratori e amici, Marco Picciotti tra tutti, tra quintali di carte, di documenti, in cui si definiva il futuro dell'Abruzzo, dei fondi Docup, della Sanità, di maccheroni, spaghetti e mezze maniche.
Non ha mai infangato i piani superiori, senza i quali, pare evidente, certe manovre non potessero essere portate a termine.
La politica c'entra e come in tutte queste storie e vi sono numerosi indizi a indicarlo (basterebbe anche soltanto la ragionevolezza) ma per emettere sentenze occorrono prove. Ed è questo il vero problema della magistratura che fatica per mancanza di mezzi e uomini, che arranca e alla fine farà soltanto luce su un paio di tasselli di un mosaico sconfinato.
Oggi, probabilmente, Masciarelli percorre 400 chilometri, andata e ritorno, per ricordare quello che lui ha fatto. E chiedere di saldare i conti.
Tanto per fare qualche progetto per il suo futuro. Da uomo libero.

05/11/2007 10.27