Romeni a Pescara, Melilla: «chi delinque è giusto che venga espulso»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «L’orribile tragedia di Roma culminata con la morte di Giovanna Reggiani è sconvolgente e richiama tutti gli amministratori a tenere alta la concentrazione in materia di sicurezza». Interviene così il presidente del Consiglio comunale Gianni Melilla.
«Chi viene in Italia deve rispettare le leggi e lavorare come hanno fatto i tanti emigrati abruzzesi che nel novecento sono andati in tutti i continenti. L'importante però è non generalizzare e non cadere nella trappola del razzismo nei confronti degli stranieri che vivono nel nostro Paese».
Il presidente del Consiglio comunale e dell'Istituzione per la Cooperazione internazionale, Gianni Melilla, interviene sul violento crimine commesso a Tor di Quinto da un giovane romeno martedì scorso e invita i pescaresi a non criminalizzare in maniera indiscriminata i tanti extracomunitari e stranieri che vivono in città.
«A Pescara risiedono 3.500 extracomunitari – prosegue Melilla – la grande maggioranza dei quali conducono esistenze oneste e dignitose, lavorando e contribuendo all'economia cittadina. Sicurezza sì, senza fare inutili generalizzazioni. L'impegno di questa amministrazione comunale a rendere sicura la città, e a intensificare le attività per l'integrazione degli immigrati, non è mai mancato e non mancherà in futuro».
«A combattere episodi di criminalità commessi da cittadini stranieri», sostiene Melilla, «in particolare romeni, darà un contributo importante anche il nuovo decreto, approvato mercoledì scorso, che attribuisce ai prefetti l'autorità di espellere cittadini dell'Unione europea pericolosi per la sicurezza pubblica».
A Pescara c'è una consigliera comunale eletta dagli extracomunitari, la marocchina Latifa Belkacem, ed una Consulta degli extracomunitari rappresentativa di tutte le comunità straniere, presieduta dal senegalese Ndiaga Gaye.

SPINELLI: «COSì L'INTEGRAZIONE E' IMPOSSIBILE»


«Fino a quando i Rom saranno nei campi nomadi in condizioni di degrado, di frustrazione totale e
indigenza, privati di diritti civili elementari, è chiaro che non ci possiamo aspettare nulla di buono». Ad affermarlo è Alexian Santino Spinelli, musicista e docente di Lingua e cultura romenì all'Università di Trieste. Spinelli, 43 anni, nato a Pietrasanta (Lucca) e residente in Abruzzo, commenta così le polemiche a seguito dell'omicidio avvenuto a Roma.
«Senza questi diritti - sostiene il docente - anche un italiano sarebbe peggio del rom. Non
é una questione culturale, ma sociale, di diritti e pari opportunità. Noi Rom italiani siamo qui da sei secoli con un grado di integrazione molto avanzato e non creiamo problemi perché abbiamo i nostri diritti».
Spinelli sottolinea poi che «si confondono e si accomunano i Rom con i romeni. Possono anche esserlo ma bisogna fare questa differenza» e che se oggi un rom del campo nomadi decidesse di integrarsi non ce la farebbe «perché l'opinione pubblica lo rifiuterebbe. C'é un grado di rifiuto talmente alto – secondo il docente - che non c'é interesse alla cultura rom, che invece é patrimonio dell'umanità tutta. Come Rom siamo chiamati in causa solo per cronaca e degrado».
02/01/2007 13.47