Abbattuta la stazione di Pescara Porta Nuova

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «Per scelte non condivise da tutti e poco partecipate», è stato cancellato uno degli ultimi luoghi dell'Ottocento ancora riconoscibili: un frammento prezioso di un'identità, un filo che unisce il passato e il presente.
Pur non presentando caratteri architettonici di particolare qualità, la stazione di Porta Nuova, costruita nel 1883, rappresentava il luogo e lo spazio di quella Pescara strutturata attorno all'arrivo della ferrovia - primo segno di sviluppo e di modernità -, che di lì a poco sarebbe stata disegnata dalla maglia urbanistica del primo piano Liberi.
«La nuova stazione, e il nuovo grande viale oggi dedicato a Vittoria Colonna, ne avrebbero orientato l'espansione verso il mare», ha spiegato Giancarlo Pelagatti, della sezione locale di Italia Nostra.
«Senza più svilupparsi secondo una visione di complementarità alla città consolidata, di cui non restano ormai che poche tracce e isolati frammenti di architettura storica, la nuova urbanizzazione», aggiunge, «finisce oggi con il sottrarre la città alla città e non con l'aggiungere, ed integrare, parte ad altra parte».
«Quando una delle ultime testimonianze del passato scompare per dar vita o prolungare trasformazioni di dubbia qualità urbana e architettonica», sostiene Pelagatti,«la città deve interrogarsi sul perché di queste scelte.
Vogliamo ancora credere che le strategie per il governo del territorio siano il risultato di una consapevole conoscenza della stratigrafia storica e di una lungimirante programmazione, che miri alla valorizzazione urbana senza per questo cancellare le preesistenze e la memoria architettonica della città».

31/10/2007 13.29