Inchiesta ex Delverde: niente carcere per 14 indagati

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Inchiesta ex Delverde: niente carcere per 14 indagati
VASTO. Qualche incongruenza, molte domande, più di un dubbio. Di tranquillità proprio non si può parlare. Perchè l'indagine sul fallimento della ex Delverde è tutt'altro che una inchiesta come le altre. Ma qualcosa si sta muovendo e ci sono le prime decisioni. Parziali.
Quella sul presunto fallimento pilotato del pastificio di Fara San Martino è "la madre di tutte le inchieste", quella dalla quale si è arrivati alle vicende della Fira e poi, da questa, ai filoni sulle cartolarizzazioni della Sanità.
Per ora si segna un punto a favore degli indagati (in totale una ventina) che hanno visto doppiamente rigettate le richieste di misure cautelari.
La "novità" dà un nuovo impulso alla vicenda giudiziaria che indaga sulla gestione della ex Delverde fino a febbraio 2005 quando venne dichiarato fallita.
La procura di Vasto ha cercato di far luce sulla gestione ai tempi di Giancarlo Masciarelli, del fido Marco Picciotti e del loro entourage (in parte coincidente con quello della Fira).
C'è un legame molto stretto, infatti, tra le due inchieste: si contestano per alcuni gli stessi reati (concussione, falso, truffa) anche se si tratta di ambiti, ovviamente, diversi.
Nella vicenda sono coinvolti alcuni nomi già emersi nella inchiesta Fira ed altri che invece potrebbero comparire anche nelle vicende della cartolarizzazione.
La notizia che PrimaDaNoi.it è in grado di pubblicare oggi è che il Gip di Vasto ha rigettato le richieste del Pm, Anna Rita Mantini, riguardo la richiesta di misure cautelari (carcere e domiciliari) per 14 indagati giudicati tra i più pericolosi ed il cui ruolo è emerso in maniera preponderante nella ricostruzione della Guardia di finanza che ha indagato.
Nella richiesta del Pm (200 pagine dense di motivazioni e indizi probatori) si è messo in luce che per gli indagati si ritenevano necessarie misure restrittive dovute ai pericoli di fuga, reiterazione del reato, inquinamento probatorio.
La richiesta di misure è stata depositata agli inizi di giugno scorso.
Dopo poco meno di due mesi è arrivato il provvedimento del Gip, Caterina Sallustio, che, da una parte, ha messo in chiaro che le indagini sono state svolte in maniera corretta e che le prove raccolte delineerebbero in maniera chiara le ipotesi di reato contestate ma, dall'altra, ha motivato la carenza di presupposti per gli arresti.
Secondo il Gip, infatti, non ricorrerebbero i presupposti di pericolo di fuga e di inquinamento probatorio in quanto i fatti risalgono ormai a molto tempo fa.
Per quanto riguarda la reiterazione del reato (soprattutto concussione), secondo il Gip, non sarebbe più possibile in quanto a tutte le persone a cui lo si contesta è venuta meno la qualifica di "pubblico ufficiale".
Una decisione che in molti non si attendevano e che ha in qualche modo segnato un punto a favore degli indagati.
C'è da dire tuttavia che gli accenni del Gip alle prove raccolte e al "proficuo lavoro" fanno pensare ad un rinvio a giudizio quasi sicuro.
Contro il provvedimento di rigetto del Gip delle misure cautelari il Pm si è appellato al tribunale del riesame dell'Aquila che ha, in sostanza, confermato il provvedimento del giudice vastese.
Sulla procedura, però, qualcuno ha notato una stranezza.
Il tribunale aquilano avrebbe dovuto notificare agli avvocati difensori degli indagati (che sono 14) la convocazione per l'udienza di discussione.
Questo non sarebbe avvenuto.
Si è, invece, optato per la nomina di avvocati d'ufficio che hanno rappresentato gli indagati nell'udienza e, visto il risultato favorevole, ovviamente nessuno ha pensato di proporre reclami sulla procedura adottata.
La decisione risale a poche settimane fa.
Il terzo grado in Cassazione sarebbe stato scartato preferendo guadagnare tempo e non attendere un pronunciamento della Suprema Corte che potrebbe portare via anche mesi.
Tutto quanto, come ripetiamo, attiene alla richiesta di applicazione di misure cautelari.
A questo punto il Pm entro un mese dovrebbe formulare la richiesta di rinvio a giudizio per i venti indagati che dovrà essere valutata dal Gip.
Oltre le richieste di arresti per gli indagati per i quali non si sarebbero ravvisati reati veniva chiesta l'interdizione dai pubblici uffici.
Con il rinvio a giudizio si arriverà, dunque, all'apertura vera e propria del processo che proseguirà con il dibattimento e la produzione del materiale probatorio.
Quella di Vasto è l'inchiesta in fase più avanzata rispetto alle altre (Fira e Cartolarizzazioni) che, invece, sono ancora lontane dalla richiesta di rinvio a giudizio.

12MILA PAGINE SEGRETE A SPASSO

Come anticipato non mancano stranezze o, quanto meno, particolari che fanno riflettere.
Occorre soltanto ricordare come in questa inchiesta il mondo politico negli ultimi mesi è rimasto a guardare e ad attendere mentre in passato si è cercato in tutti i modi di conoscere dettagli sui nomi delle persone coinvolte.
Questo perchè ci sarebbero anche nomi "eccellenti", politici, almeno un paio, uno regionale ed uno di fuori, oltre a imprenditori e professionisti di vario genere molto vicini a Masciarelli, alla Fira e alla Regione.
Si capisce bene come interessi non poco il lavoro degli inquirenti vastesi dal quale potrebbe esplodere il primo vero terremoto giudiziario degli ultimi anni in Abruzzo.
Ciò detto, l'inchiesta che si è inabissata nel silenzio per alcuni mesi si è mossa con estrema discrezione ed anche reperire notizie è stato molto difficile per tutti i giornalisti.
Eppure, nonostante la delicatezza e la segretezza degli atti contenuti in 23 faldoni e 12 mila pagine, più di un avvocato ha richiesto ed ottenuto di poter fare fotocopie (che gli spettano di diritto per l'accesso agli atti).
Poichè la piccola procura di Vasto non ha soldi nè mezzi per ovviare alla richiesta è stato necessario trasportare i faldoni fuori dalla Procura direttamente in copisteria.
E sembrerebbe che nessuno abbia vigilato sui documenti originali e sul numero delle copie.
Un fatto molto strano, per certi versi anche grave, se si considera che tutto il materiale è segreto per ovvie ragioni di opportunità, di legge e di indagine.
Ora però in Procura hanno il sospetto che molti dettagli possano essere conosciuti.
A questo si aggiunga che molto del materiale è arrivato anche a L'Aquila al Tribunale del riesame.
Insomma è possibile che vi possano essere fughe di notizie capaci di compromettere il lavoro giudiziario svolto fin qui.
La riprova a tutto questo si troverebbe in alcune voci che stanno già girando da alcuni giorni in ambienti del tribunale a Vasto.

IL SILENZIO INCOMPRENSIBILE

Eppure il mistero più grande rimane proprio il silenzio.
Come è stato possibile per i grandi organi di informazione lasciarsi sfuggire il primo stop del Gip di oltre 4 mesi fa?
E come è stato possibile bissare con il provvedimento del tribunale del riesame?
Non ci risulta, infatti, che giornali e tv abbiano dato la notizia che pure avrebbe fatto discutere e parlare per almeno qualche giorno visto che l'inchiesta della ex Delverde è una inchiesta "bomba"...
Se ne sarebbe dovuto parlare anche per il calibro degli indagati.
Ma la stranezza ancora più grande è quella che la decina di avvocati coinvolti avrebbero avuto tutto l'interesse a divulgare la notizia che pure è una piccola provvisoria vittoria di una battaglia all'interno di una guerra ben più ampia.
Come mai il silenzio?
Perchè tali distrazioni?
E' difficile non pensare a giochi molto grandi e a pressioni che arrivano dall'alto dei palazzi più importanti.
E' duro rimanere tranquilli a sperare che la giustizia farà il suo corso.

UN PASTIFICIO MILLE INCOGNITE

Perchè la ex Delverde è fallita?
Quanti erano effettivamente i debiti accumulati?
Erano davvero inesigibili i debiti ricalcolati dagli uomini di fiducia voluti dalla Fira (e dunque da Masciarelli) arrivando a stilare perdite in bilancio di 32 milioni?
E come fece Masciarelli a trovarsi in maggioranza spodestando i vecchi soci del consiglio di amministrazione praticamente a costo zero?
La risposta si troverebbe in due società con sede in paradisi fiscali che sarebbero riconducibili direttamente a Masciarelli e Picciotti.
E poi c'è il capitolo della promessa di finanziamento (50 milioni) che sarebbe dovuto arrivare dal Ministero delle Attività produttive, via Fira, e che, invece, ha gettato solo fumo negli occhi dei vecchi amministratori.
La chiave di tutta l'inchiesta dovrebbe essere il famoso viaggio a Roma al quale parteciparono Masciarelli, l'ex assessore regionale Vito Domenici, Marco Picciotti, Pietro Falco Rotunno e Francesco Tamma -dell'allora gestione del pastificio-.
In quell'occasione vi fu un incontro nella sede del Ministero che però non portò mai i frutti sperati... oppure sì?
E poi quei legami tra cartolarizzazione e la fine della Delverde con intrecci insospettabili con la sanità locale.
Una inchiesta durata anni e che ha previsto l'audizione di numerosissime persone in qualità di testimoni ma che tra alcuni giorni potrebbero risvegliarsi, invece, imputati.
La parola ora passa nuovamente al Gip.

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ALMENO DUE POLITICI COINVOLTI


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26/10/2007 7.50