Caporalato, hanno fatto picchiare un rumeno. Arrestati dopo sei mesi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Hanno fatto picchiare violentemente un muratore rumeno per impedirgli di cambiare lavoro. La vittima e' finita in ospedale, con fratture alle braccia e alle gambe e oggi, a distanza oltre sei mesi dall'accaduto, i carabinieri del nucleo operativo del comando provinciale di Pescara hanno arrestato le due persone ritenute mandanti dell'agguato, Luigi D'Aniello, 52enne, e Petrea Cobus, 40enne, entrambi di Citta' San'Angelo (Pescara), accusati di lesioni aggravate e violenza privata.
I due, titolari di un'impresa edile, volevano impedire a Costel Boris, un muratore di 43 anni che aveva lavorato per loro, di trasferirsi in un'altra ditta e hanno tentato di intimidirlo con l'aggressione, della quale non si conoscono ancora gli esecutori materiali.
I militari ritengono che l'episodio di violenza, avvenuto i primi di aprile, potrebbe essere opera di altri lavoratori. Secondo i carabinieri, i due indagati volevano controllare territorialmente il collocamento sul mercato della manodopera rumena, con modalita' illegali e violente.
A sostenere ipotesi del caporalato ci sono anche dei libri paga che i carabinieri hanno trovato nel corso delle perquisizioni.
L'ordinanza di custodia cautelare e' stata emessa del gip Guido Campli, su richiesta del pm Silvia Santoro.
Soddisfazione è stata espressa dall'Associazione nazionale dei
Costruttori Edili (Ance) di Pescara.
«Il fenomeno del 'caporalato' non fa parte della tradizione del tessuto
imprenditoriale della nostra provincia e come dimostra la fattispecie, questo gesto, e' solo un episodio isolato - commenta il presidente dell'Ance Pescara, Daniele Becci,«è bene precisare che l'Ance e' favorevole all'impiego di manodopera extracomunitaria e pertanto plaude le forze dell'ordine per la tutela offerta nella circostanza a questa categoria di lavoratori che trova occupazione sempre maggiore nelle aziende del settore edile».
24/10/2007 16.16