Riciclaggio nella Marsica, Di Lello interroga Amato, Mastella e Padoa Schioppa

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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  ABRUZZO. Infiltrazioni mafiose e riciclaggio di denaro sporco. La questione finisce sul tavolo dei ministri dell'Interno Giuliano Amato, della Giustizia, Clemente Mastella, e dell'Economia, Padoa Schioppa. Intrecci, dubbi e anche qualche certezza di un Abruzzo che potrebbe non essere più l'isola felice di un tempo.

 


ABRUZZO. Infiltrazioni mafiose e riciclaggio di denaro sporco. La questione finisce sul tavolo dei ministri dell'Interno Giuliano Amato, della Giustizia, Clemente Mastella, e dell'Economia, Padoa Schioppa.
Intrecci, dubbi e anche qualche certezza di un Abruzzo che potrebbe non essere più l'isola felice di un tempo.



Il senatore di Rifondazione Comunista Giuseppe Di Lello, ha presentato una interrogazione relativa alle attività di riciclaggio da parte della criminalità organizzata in Abruzzo ed, in particolare, nell'area della Marsica.
L'interrogazione è stata sottoscritta anche dai senatori Loredana De Petris (Verdi) e Luigi Lusi (Ulivo).
Un'altra interrogazione sarà presentata nelle prossime ore anche dal deputato di Rc Maurizio Acerbo e da altri colleghi del centrosinistra (Fasciani, Crisci, Costantini).
Insomma l'Abruzzo vuole vederci chiaro.
Vuole scoperchiare un pentolone che frigge ed evitare di ficcare per l'ennesima volta la testa sotto la sabbia.
Di certezze ce ne sono poche, di indizi tanti, che visti in fila, uno dietro l'altro potrebbero dare le risposte giuste.
La Direzione Nazionale Antimafia, nella sua relazione annuale (dicembre 2006) relativa alle dinamiche e strategie delle associazioni mafiose nel Distretto de L'Aquila, ha confermato che il territorio è immune da «radicati insediamenti di matrice mafiosa», sebbene siano in costante aumento «ed assumano connotati di maggiore significatività» le presenze criminali organizzate nel pescarese e nel teramano (principalmente nel settore del gioco d'azzardo, della contraffazione illegale di prodotti commerciali e dello spaccio di sostanze stupefacenti).
«Le conclusioni potrebbero dar luogo ad un quadro relativamente tranquillo», sottolinea Di Lello nella sua interrogazione, «anche perché la regione è lontana da fatti di sangue, plateali azioni intimidatorie o attentati dinamitardi di matrice estorsiva, che caratterizzano le mafie più pericolose».
Ma quali sono gli "indizi" che creano perplessità?
«C'è un numero di istituti bancari e società finanziarie assolutamente abnorme rispetto alla densità della popolazione», sostiene l'ex magistrato, «al reddito pro capite, e al volume economico delle imprese attive.
La Polizia giudiziaria ha accertato una decina di bancarotte fraudolente e truffe con conseguenti indebiti arricchimenti per almeno 5 milioni di euro» Gli investigatori della Procura distrettuale di Palermo, inoltre, seguendo il così detto "tesoro di Ciancimino" (l'ex sindaco di Palermo noto alle cronache giudiziarie) si sarebbero imbattuti «nella "Alba d'oro s.r.l." che sta realizzando una mega struttura turistica nel territorio del Comune di Tagliacozzo.
Questa srl - proprietaria della concessione edilizia per la struttura ricettiva», riferisce Di Lello al Ministero, «si è costituita nel settembre del 2002 con il tributarista Gianni Lapis come presidente del consiglio di amministrazione».
Gianni Lapis è indicato dai magistrati palermitani come il prestanome dei Ciancimino e, infatti, lo stesso era detentore delle quote della Gas S. p. A. prima che questa venisse venduta da Massimo Ciancimino ad una multinazionale spagnola per 120 milioni di euro.
«Con la sentenza - di 1° grado - del 9 marzo 2007», ricorda Di Lello, «il Gup del Tribunale di Palermo ha condannato (con il rito abbreviato e con la conseguente riduzione di pena) Gianni Lapis a 5 anni di reclusione per il reato di "trasferimento fraudolento di valori", l'Avvocato Ghiron a 5 anni di reclusione e Massimo Ciancimino a 5 anni e 6 mesi di reclusione, questi ultimi due per lo stesso reato contestato a Lapis e con la continuazione con il reato di riciclaggio.
Il progetto della struttura turistica era stato presentato «nel 2002 al Comune di Tagliacozzo dalla "Ricci e Zangari s.r.l." (soci Achille e Augusto Ricci e Nino Zangari all'epoca assessore del Comune di Tagliacozzo) che poi lo ha ceduto alla "Alba d'oro"; il capitale sociale della Alba d'oro è di 40.000 euro e, segnatamente, Nino Zangari per 6.600 euro, Augusto Ricci per 6.800 euro, Achille Ricci per 6.600 euro e la Sirco S. p. A. per 20.000 euro e, cioè, per il 50% del capitale sociale; alla Sirco, che ha sede in Palermo, nel luglio del 2005, nel prosieguo dell'indagine, il Gip del Tribunale di Palermo ha sequestrato in via preventiva i capitali sociali».
«Questi fatti», scrive di Lello ai Ministri, «confermano quanto riferito dalla Direzione Nazionale Antimafia sull'Abruzzo come un possibile territorio di riciclaggio di denaro proveniente dalla criminalità organizzata siciliana e conferma, inoltre, il giudizio - anche se espresso in forma molto diplomatica - della scarsa capacità di incidenza investigativa della Direzione Distrettuale Antimafia dell'Aquila sui fenomeni associativi presenti nella regione».

Di Lello chiede ai ministri «quale valutazione danno» della situazione di alto rischio riciclaggio venutasi a creare a Tagliacozzo e nella Marsica con la attività della Alba d'Oro «e se la Procura Distrettuale dell'Aquila, gli organi di Polizia giudiziaria e la Guardia di Finanza in particolare stanno monitorando la vasta rete di società che operano in Abruzzo e che sembrano essere riconducibili alla criminalità organizzata siciliana, campana e pugliese».

Alessandra Lotti 17/10/2007 14.59

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