La famiglia Taccone: «vogliamo sapere perché è morto»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1628

La famiglia Taccone: «vogliamo sapere perché è morto»
AVEZZANO. I legali di Vito Taccone, Antonio Milo e Crescenzo Presutti, che avevano assistito il "Camoscio d'Abruzzo" dopo l'arresto per contraffazione nello scorso giugno, chiederanno delle verifiche sull'eventuale nesso causale tra la detenzione di Taccone e la sua morte. Questa mattina alle 11 celebrati i funerali nella chiesa di San Giovanni, a poca distanza dall’abitazione della famiglia. Gli amici continuano a ricordarlo con intensi messaggi di cordoglio. LA NOTIZIA DI IERI, «INFARTO STRONCA TACCONE»
Una reazione più che comprensibile da parte della moglie e dei figli del grande campione abruzzese che si è sempre professato innocente e dichiarato fino a qualche giorno fa «vittima di un errore giudiziario».
«I familiari di Vito Taccone - hanno spiegato i legali - ci hanno dato mandato per verificare, presso le sedi competenti, se l'ordine di custodia cautelare, disposto dal Gip di Avezzano, sia stato legittimo e se si ravvisa un nesso di causalità, anche indiretto, tra l'ordine di custodia cautelare e la morte di Vito Taccone. Vogliamo fare piena luce - hanno aggiunto - sulla vicenda».
E a più di ventiquattro ore dalla sua morte non stentano a placarsi i messaggi di cordoglio. Lo ricorda con affetto anche Sergio Zavoli che lo ebbe tra i protagonisti del suo famoso 'Processo alla tappa' nei Giri d'Italia.
«Stenterà a nascere un corridore ciclista con quel temperamento», ha confidato Zavoli, «fatto di intelligenza, ribalderia e furbizia, calcolo e passione. Io non sono un corridore - ha svelato riportando il pensiero di Taccone - sono un lupo affamato. La lepre, il camoscio, la gazzella, sono immagini eleganti, vanno bene per Coppi: io la strada devo divorarla, so che soltanto mangiandola, una volta persino vomitandola per la grande fatica, ci scappava il mangiare vero, quello di casa...».
«In gara era aggressivo», ha ricordato il suo ex rivale Felice Gimondi agonista, è una gran bella parte del nostro mondo che se ne va: lascia dei bei ricordi».
Nei Giri del 1962 e 1963 Taccone fu il grande avversario di Franco Balmamion che li vinse entrambi: «Eravamo il giorno e la notte, il tanto e il poco, due completamente diversi. Per questo non potevamo litigare. Ma lui era più bravo di me a farsi pubblicità», ha detto il piemontese.




Quasi con le lacrime agli occhi invece Dino Zandegù, altro protagonista del ciclismo degli anni 60: «quanto a dialettica e capacità di comunicazione ci batteva tutti, ci mangiava le ruote. Era un entusiasta, io e lui avevamo lo stesso temperamento: ci piaceva vivere», ha spiegato Zandegù.
La scomparsa di Vito Taccone è arrivata come «un fulmine a ciel sereno» anche in Veneto dove ci sono tanti suoi estimatori. Ad esprimere la gratitudine al campione degli anni Sessanta è stato Raffaele Carlesso, ex presidente della Federazione Ciclistica Italiana ed attuale responsabile del ciclismo veneto. «Taccone è stato un ciclista che ha veramente lasciato il segno e mi dispiace tantissimo che negli ultimi anni ha dovuto affrontare tanti problemi. Lo ricorderemo - ha concluso l'ex presidente della Federazione - in occasione di una cerimonia programmata in occasione della premiazioni del ciclismo veneto programmate nelle prossime settimane»

16/10/2007 11.23

L'ULTIMO INTERMINABILE APPLAUSO

L'applauso di centinaia di persone ha salutato dentro e fuori dalla chiesa di San Giovanni ad Avezzano l'arrivo del feretro dell'ex "Camoscio d'Abruzzo", Vito Taccone, deceduto ieri nella sua abitazione per un arresto cardiaco.
Prima dell'inizio della cerimonia religiosa il parroco don Franco Tallarico ha letto una lettera di tutto il personale dell'Istituto Commerciale 'Rendina' dell'Aquila, che nel 2006 aveva conferito il titolo onorifico di ragioniere a Taccone.
«Abbiamo avuto la fortuna di conoscerti, amarti ed apprezzarti - recitava la nota - e per questo porteremo sempre scolpito nei nostri cuori il ricordo di un personaggio popolare dal cuore d'oro di un ciclismo che non c'é più, di un simpatico guascone che non si è mai risparmiato, campione di
generosità e disponibilità, ma anche uomo di passioni e slanci generosi di grande grinta e temperamento, orgoglio che nasceva da una insopprimibile voglia di riscatto».
Tra i personaggi presenti Sergio Zavoli - l'ideatore del "Processo alla Tappa" in Tv quando correva
Taccone - il presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco, il giornalista Sergio Neri che seguì per il Corriere dello Sport le gesta del campione, l'ex corridore e commentatore Tv Gigi Sgarbozza e due suoi ex fidati gregari quando Vito Taccone correva per la Germanvox, oltre al Sindaco di Avezzano, Antonio Floris.
Nel corso della sua omelia il parroco della Cattedrale San Giovanni ha rivolto alcune parole a Vito Taccone: «E' iniziata una nuova corsa per la tua vita, una corsa che non è sportiva, ma che ti conduce verso il Signore, una vita che ha mantenuto la fede credendo in Dio. Dopo aver affrontato tante corse hai imboccato la salita del pellegrinaggio verso l'incontro con il Signore».
Il primo cittadino ha ringraziato Taccone per aver portato il nome di Avezzano in campo internazionale per fatti positivi, attraverso le sue gambe e ha anche brevemente ricordato la
recente campagna elettorale per le amministrative, quando Taccone si era presentato con una sua lista.

16/10/2007 13.39

Foto Antonio Oddi