Scaramella: calunnia e traffico armi, pm chiude inchiesta

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Calunnia continuata e aggravata ai danni di Alexander Talik, ex ufficiale dei servizi segreti russi, e concorso in importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, esplosivo, armi comuni da sparo e da guerra. Scaramella aveva tirato in ballo e fatto arrestate 4 ucraini a Mosciano Sant'Angelo
Con l'accusa di calunnia aggravata e continuata il pm della procura di Roma, Pietro Saviotti, ha chiuso l'inchiesta a carico di Mario Scaramella, ex consulente della Commissione Mitrokhin, arrestato alla vigilia del Natale dello scorso anno e dal 20 giugno agli arresti domiciliari.
Per la procura, che ha depositato gli atti mettendoli a disposizione della difesa (passo che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio), fu Scaramella a ideare e organizzare l'ingresso in Italia di due granate prive di detonatore trovate nell'ottobre del 2005 in un furgone su cui viaggiavano quattro ucraini poi processati e assolti a Teramo, essendo stati bloccati dalla polizia dalle parti di Mosciano Sant'Angelo.
I quattro erano stati arrestati su segnalazione dell'ex consulente della Commissione il quale aveva riferito che queste notizie le aveva apprese da fonti confidenziali, ovvero esuli russi, tra i quali l'ex colonnello delle Fsb Alexander Litvinenko, ucciso lo scorso anno da un cocktail radioattivo a base di polonio 210, in un locale di Londra.
Scaramella, questa l'ipotesi della procura, «probabilmente voleva apparire serio e credibile agli occhi dell'organismo parlamentare». E pur conoscendone l'innocenza, accusò Talik, ex esponente del Kgb, di questo traffico di armi sostenendo che munizioni ed esplosivo sarebbero state utilizzate per colpire lui e il suo interprete di lingua russa Andrey Ganchev.

11/10/2007 15.41