Tito Acerbo, scatta l'esposto alla Procura dell'associazione Codici

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. L'associazione di consumatori Codici ha presentato insieme e per conto dei genitori e degli studenti dell'Acerbo un esposto alla Procura della Repubblica «ritenendo siano stati lesi i diritti degli utenti della scuola».
L'associazione chiede di verificare se nella condotta degli amministratori e funzionari pubblici «vi sia la presenza di reati penalmente erseguibili». Solo qualche giorno fa il presidente della Provincia di Pescara Giuseppe De Dominicis ha spiegato che non torna indietro sulla sua decisione e che quindi gli studenti del Galilei resteranno nelle aule della succursale dell'Acerbo e che gli studenti dell'Acerbo dovranno spostarsi al Di Marzio.
Ma genitori e figli non sembrano rassegnarsi.
Ad affiancare le "vittime" di questa protesta si sono uniti anche i giovani dell'Italia dei Valori della Provincia di Pescara: «la Provincia», ricorda Luca Iezzi, « nel 1999 ha prestato al Liceo Galilei una porzione del nostro edificio di via Parco Nazionale, per risolvere il loro temporaneo problema di mancanza delle aule. Una volta risolta la loro critica situazione infrastrutturale, tale plesso, sarebbe tornato a disposizione degli studenti dell'Acerbo».
Quest'anno con l'aumento delle iscrizioni rilevato all'Acerbo gli studenti hanno necessità di accedere nuovamente a parte delle aule del plesso di via Parco Nazionale. «Non accettiamo di trasferirci nelle aule attrezzate presso la "Di Marzio", come vuole la Giunta Provinciale. Vogliamo riprendere possesso delle nostre strutture, considerando che le classi del Liceo Galilei dovevano essere ospitate provvisoriamente».
Infine, il deputato Carlo Costantini, interpellato dai giovani del partito sulla questione Tito Acerbo, ha dichiarato: «se è vero che gli atti amministrativi hanno valore legale, se è vero che le dichiarazioni programmatiche vincolano l'attività amministrativa futura e non possono essere utilizzate solo per superare le emergenze del momento, se e' vero che l'autonomia scolastica è ancora un valore, anche per il ruolo che consente di esprimere alle famiglie, se e' vero tutto questo, allora la decisione della provincia di Pescara è sbagliata».


04/10/2007 17.07