Truffa dei test. Cresce l’inchiesta sul «malcostume diffuso», 52 gli indagati

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Truffa dei test. Cresce l’inchiesta sul «malcostume diffuso», 52 gli indagati
BARI. E' salito da sette a 33 - e salirà a 52 - il numero degli indagati nell'inchiesta della procura di Bari sui presunti test "agevolati" sostenuti il 4 e 5 settembre scorsi da diverse matricole per entrare nelle facoltà (a numero chiuso) di medicina e odontoiatria di Bari, Ancona e Chieti.
Il clima è di quelli davvero brutti perché eventi di tale gravità se accertati non potranno non produrre conseguenze di grossa portata.
Nei giorni scorsi il rettore della D'Annunzio, Franco Cuccurullo, come aveva già minacciato mesi fa, ha sporto querela contro ignoti per i danni di immagine che l'Ateneo di Chieti starebbe subendo per le notizie riportate dalla stampa.
Una linea dura già preannunciata dopo le notizie di altre inchieste sull'Ateneo.
In una intervista lo stesso Rettore aveva parlato di «un complotto ai danni dell'Università da parte dei poteri forti».
Nel fuoco oggi è finito anche Il Messaggero che nei giorni scorsi ha pubblicato alcuni articoli che non sono affatto piaciuti al preside di medicina, Carmine Di Ilio.
In questi giorni intanto aumentano le segnalazioni di studenti e genitori che vogliono raccontare particolari, fatti, situazioni, sospetti ecc.
Non senza paura di ritorsioni.
C'è chi ha ricordato di persone non giovanissime vestite con pantaloni neri e camicia chiara che a posteriori sono sembrati sospetti.
Qualcuno ha notato auto di grossa cilindrata nel parcheggio e persone accolte con «un certo calore» da un dipendente dell'università, persone (un ragazzo ed una persona più “attempata”) che poi sono stati riconosciuti da alcuni partecipanti ai test di ammissione del 5 settembre.
Più di uno studente ha visto cellulari occultati, in molti hanno parlato di un controllo molto blando e permissivo.
Racconti purtroppo anonimi e non verificabili. Magari venuti fuori facilmente dopo le notizie lette che hanno suggestionato.
Lo stesso preside Di Ilio in più riprese ha confermato il corretto svolgimento di tutte le prove.
Ma i particolari che arrivano da Bari sembrano in qualche modo confermare quanto raccolto da PrimaDaNoi.it in questi giorni.
Infatti nel registro degli indagati erano già finiti i nomi di sette
persone - tra cui due docenti universitari - che hanno subito
nei giorni scorsi perquisizioni e sequestri (nessuno di questi si era detto aveva relazioni con Chieti).
A questi si sono aggiunti (con le ipotesi di corruzione e truffa) i nomi di una vigilante che a Chieti non avrebbe affatto controllato sul corretto svolgimento delle prove, e di un uomo che ha inviato via sms le risposte ai quiz sul telefonino di almeno una matricola che sosteneva i test a Bari.
Inoltre, da oggi nel registro degli indagati sono stati iscritti i nomi di 24
studenti che - secondo l'accusa - hanno ottenuto dall'esterno sui propri telefonini cellulari le risposte ai quesiti.
Di questi quattro o cinque avrebbero svolto i test a Chieti, commettendo illeciti e reati secondo gli inquirenti di Bari.
A questi nomi prossimamente si aggiungeranno quelli di altri 19 studenti
che hanno frequentato i corsi tenuti dal principale indagato, Marcantonio Pollice, che previo pagamento di una cospicua somma in danaro avrebbe assicurato ai ragazzi il superamento dei test.
I nomi di questi 24 studenti sono stati comunicati al ministero dell'Università e al rettore di Bari. Quest'ultimo - a quanto si è saputo - entro sabato prossimo dovrà decidere se annullare i test svoltisi a Bari (ipotesi ritenuta più probabile) o se escludere dalle prove i concorrenti che hanno barato.

«FATTI GRAVI AD ANCONA»

«Fatti gravi che denotano un certo malcostume» sarebbero stati accertati dalla procura presso il tribunale di Bari nell'università di Ancona.
E' quanto in sostanza denunciano in una lettera inviata oggi
al ministro dell'università e della ricerca, Fabio Mussi, il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Marzano, e il pm inquirente, Francesca Romana Pirrelli.
Nella missiva - a quanto si è saputo a Bari - i due magistrati informerebbero il ministro su alcuni elementi raccolti sia nel corso delle intercettazioni compiute durante le prove di accesso nelle due facoltà sia nel corso delle perquisizioni fatte dopo le prove, durante le quali sono stati sequestrati documenti ritenuti assai utili alle indagini.
Dalla documentazione raccolta dai militari del nucleo di pg della Guardia di Finanza di Bari emergerebbero nuovi spunti investigativi che farebbero pensare ad altre irregolarità compiute per accedere ad altri corsi di laurea (come quello di fisioterapia) sia nella città marchigiana sia in altre facoltà italiane.

19/09/2007 17.05