Agricoltori:«Cinghiali problema di ordine pubblico. Siamo stremati»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. Una petizione per sollecitare risposte concrete ai danni causati dai cinghiali. Le organizzazioni professionali agricole della provincia di Teramo, a nome delle imprese agricole ricadenti nei Comuni dell'area montana della Provincia di Teramo, hanno inviato, oltre 5 mesi fa, al Commissario dell'Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga e al Presidente della Giunta Provinciale di Teramo, una petizione popolare, con circa 5.000 sottoscrizioni. ALLEVATORI L’AQUILA:«MAI PIU’ SUBALTERNI A SCELTE ESTERNE»

TERAMO. Una petizione per sollecitare risposte concrete ai danni causati dai cinghiali. Le organizzazioni professionali agricole della provincia di Teramo, a nome delle imprese agricole ricadenti nei Comuni dell'area montana della Provincia di Teramo, hanno inviato, oltre 5 mesi fa, al Commissario dell'Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga e al Presidente della Giunta Provinciale di Teramo, una petizione popolare, con circa 5.000 sottoscrizioni.



ALLEVATORI L'AQUILA:«MAI PIU' SUBALTERNI A SCELTE ESTERNE»




Il documento denuncia il grave perdurare dei danni alle colture cagionati dalla fauna non protetta e specificatamente dai cinghiali.
«A distanza di tutti questi mesi e dopo i numerosi incontri succedutisi dall'inizio dell'anno, purtroppo, non vi è stata alcuna risposta concreta finalizzata alla soluzione del problema», dicono dalla Cia.
«Assistiamo impotenti- sostengono le Organizzazioni Agricole- ad un crescente aumento di danni registrati dalle aziende agricole sulle colture cerealicole, foraggiere,orticole, e altre colture specializzate tanto da mettere in crisi la loro stessa futura esistenza. La popolazione dei cinghiali è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e, purtroppo, nessuna politica risolutiva è mai stata messa in atto dalle amministrazioni interessate a controllare la sovrappopolazione della specie».
«A tutto ciò va aggiunto l'assoluta inefficienza di un sistema risarcitorio delle amministrazioni competenti che solo parzialmente indennizzano i danni subiti e, quando lo fanno, questo avviene con una esasperante lentezza».
La Confederazione Italiana Agricoltori, la Coldiretti, la Copagri e la Confagricoltura ribadiscono che il problema è di «assoluta urgenza» soprattutto in presenza di una annata agricola, come quella attuale, non certamente positiva per gli agricoltori.
L'Ente Parco e la Provincia sono state invitate ad attuare subito «un piano di intervento condiviso mettendo in atto una conferenza di servizio con tutte le parti interessate che miri, fissando tempi definiti ed obiettivi precisi, a ridurre la popolazione dei cinghiali al giusto livello di sostenibilità specie-ambiente». «Questo risultato è possibile raggiungerlo- sostengono le Organizzazioni agricole- attraverso l'introduzione di recinti di cattura permanenti all'interno dei confini del Parco dell'area interessata e, relativamente alle aree fuori Parco, predisponendo un programma di abbattimento selettivo permanente vero e definitivo che, attraverso censimenti ed interventi continui, assicuri un livello di presenza della specie confacente con la superficie territoriale e la sua conformazione naturale».
«Ormai», raccontano gli agricoltori, «oltre i danni alle colture, è in pericolo la stessa sicurezza fisica sia degli agricoltori che dei cittadini delle aree interessate e sarebbe auspicabile che alla protesta degli agricoltori si unissero tutti i cittadini e gli amministratori dei Comuni interessati. Purtroppo il problema cinghiali è diventato un problema di ordine pubblico ed è per questo che abbiamo interessato anche il Prefetto che per il giorno 20 ha convocato tutti i soggetti interessati al fenomeno per affrontare in modo sinergico il grave problema».
La manifestazione promossa dalle Organizzazioni agricole della provincia di Teramo vuole porre in evidenza «l'assoluta inefficacia di quanto operato fino ad ora dai soggetti interessati».

19/09/2007 8.40

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ALLEVATORI L'AQUILA:«MAI PIU' SUBALTERNI A SCELTE ESTERNE»

L'AQUILA. Gli allevatori della Provincia de l'Aquila «riscoprono e rivendicano l'orgoglio di essere autonomi e consapevoli: una categoria che non vuole scomparire, ma lasciare in eredità alle generazioni future un patrimonio importante del territorio, che ha prodotto ricchezza e conservato l'ambiente».
Con questa determinazione si è svolta all'inizio della settimana a l'Aquila l'Assemblea della Sezione Provinciale Allevatori, che ha votato le nuove cariche sociali per il Consiglio Direttivo e il Presidente ed ha eletto i Delegati all'Assemblea Regionale.
Dopo il riassetto delle Associazioni, la loro funzione di rappresentanza e di erogazione di servizi ai pochi allevatori ancora rimasti diventa ancora più importante per la sopravvivenza e il rilancio di un settore che ha subito troppo a lungo le pressioni e le manomissioni di una politica che guarda più a propri obiettivi che non all'interesse generale.
«I risultati di una logica di spartizione, che ha visto sempre gli allevatori nel ruolo subalterno ad interessi politici diversi», è stato detto durante l'assemblea, «sono sotto gli occhi di tutti: 90% in meno di allevatori in una provincia che dato il suo patrimonio pascolivo vede proprio nell'allevamento una delle grandi ricchezze per il suo futuro economico, sostenibile, ambientale e turistico».
Gli allevatori sono determinati «a mettere in evidenza sia nella politica Regionale che Nazionale le proprie istanze che finora sono state trattate alla stregua di merce di scambio», e per questo hanno ritenuto «non più rinviabile in base ad accordi esterni l'elezione delle cariche e l'avvio della funzionalità piena dei loro organi rappresentativi».
Determinati nelle loro decisioni, gli allevatori hanno concluso l'Assemblea, che ha visto la partecipazione di 17 allevatori per un totale di 45 deleghe secondo lo Statuto, con l'elezione di Redento Pensa, Presidente della Sezione Provinciale de l'Aquila e del nuovo Direttivo.

19/09/2007 11.46