Centro oli, Costantini (Idv): «un referendum popolare per decidere»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1622

Centro oli, Costantini (Idv): «un referendum popolare per decidere»
ORTONA. La proposta arriva dal deputato dell'Italia dei Valori Carlo Costantini: «siano i cittadini a scegliere per il territorio. Petrolio e valorizzazione dell'agricoltura non possono coesistere». Un referendum per far scegliere ai cittadini quale vocazione territoriale scegliere. Optare per il giacimento di petrolio ed il suo sfruttamento o continuare la lunga tradizione viti vinicola della zona?
Quella di contrada Feudo è una delle aree di maggior pregio della regione, e nessuno può negarlo.
«In quella zona», ha ricordato Costantini, «operano decine e decine di aziende agricole, di aziende agrituristiche, di cantine che negli anni, grazie alla qualità dei propri prodotti, hanno saputo conquistare spazi significativi nei mercati nazionali ed internazionali».
Il Consiglio Comunale di Ortona non si è ancora espresso ufficialmente sulla domanda dell'ENI e anche la Regione Abruzzo non ha mai manifestato in modo formale i propri intendimenti.
Sul progetto si sono espressi favorevolmente solo i tecnici, dell'Asl, dell'Arta, della Provincia di Chieti.

«Una soluzione», annuncia Costantini, «potrebbe essere quella di consentire che la decisione venga affidata direttamente alle popolazioni interessate, agli imprenditori, ai titolari delle azienda agricole, ai rappresentanti delle cooperative agricole, ai titolari di attivita' agrituristiche dell'intero comprensorio e non solo del Comune di Ortona. Un referendum consultivo nei Comuni maggiormente coinvolti consentirebbe alla politica di argomentare a favore o contro gli impianti ed agli imprenditori ed alle popolazioni locali di decidere del proprio futuro».
Il referendum dovrebbe quindi coinvolgere i comuni di Ortona, Miglianico, Tollo, Francavilla.

IL CENTRODESTRA CONVINTO, MA NON LA FIAMMA TRICOLORE

L'Eni negli ultimi giorni ha chiarito alcuni aspetti con il centrodestra mentre il centrosinistra resta scettico.
Il centrodestra, con il suo sindaco Nicola Fratino (Fi) da sempre entusiasta, oggi assicura che il progetto è buono, che l'incontro con i vertici ha chiarito gli ultimi dubbi e si possono intravedere solo fattori positivi dall'operazione: royalties che oscilleranno tra i 4 e i 6 milioni di euro in sedici anni (da dividere tra il Comune 15%, Regione 55% e Stato 30%).
E' Certo che», commenta Cristiano Vignali della Fiamma Tricolore, «la costruzione del Centro Oli in Contrada Feudo di Ortona, comporterà vantaggi esclusivamente per una ristretta elite politico – economica che ne ha favorito e permesso l'insediamento».
E Vignali si fa anche due calcoli: «l'affare che potrebbe essere gestito anche dalle imprese che coinvolgono il sindaco di Ortona in un evidente conflitto di interesse, potrebbe aggirarsi tra 2.700.000 e 5.200.000 euro all'anno per 15 anni di estrazione, così almeno nei pozzi già perforati si dovrebbero toccare somme vicine agli 80 milioni di euro» .

L'ESEMPIO DELLA BASILICATA

Per bocciare il progetto l'onorevole Costantini cita anche un esempio italiano in cui il centro oli è diventato realtà nonostante pareri contrari: «è il caso dell'esperienza della Basilicata, in Val d'Agri dove c'è il Centro Oli dell'Eni di Viggiano, in provincia di Potenza», continua Costantini, «che ha incassato "a regime" poche decine di posti di lavoro ed un ritorno in termini di percentuali sui proventi dall'estrazione insufficiente a compensare il danno subito».
Il deputato dell'Italia dei Valori insiste sulla vocazione «ribadita anche dall'assessore Verticelli. Questa è compatibile con l'insediamento di un impianto classificato dalla Asl di Chieti come "insalubre di prima classe"? A mio parere no. Questo non vuol dire che l'impianto dell'ENI non debba essere realizzato, ma vuol dire semplicemente che la politica deve fare delle scelte: o i pozzi di petrolio, nella speranza che da soli alimentino l'economia di quella parte del territorio, o gli investimenti annunciati dall'Assessore per la valorizzazione del legame tra l'agricoltura e l'ambiente. Le due scelte insieme non possono coesistere»

«I RISCHI NON CI SONO»

Secondo le assicurazione dell'Eni un'attività estrattiva gestita con l'uso della migliore tecnologia disponibile non costituirebbe fattore di incompatibilità con lo sviluppo agricolo, turistico e con la tutela della salute del cittadino, in quanto i pozzi non determinerebbero impatti né ambientali, né paesaggistici, poiché le trivelle sono visibili solo in fase di perforazione .
L' Eni ha avuto dei permessi di esplorazione e coltivazione di idrocarburi anche in Contrada Gagliarda e Contrada Morrecine di Ortona e sta cercando dalla regione di ottenerne altri .

07/09/2007 9.34

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=11292]LA REGIONE PUNTA SUL BIOLOGICO[/url]