Al «mercato delle volumetrie» consulenze, fondi neri e conti a San Marino

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Al «mercato delle volumetrie» consulenze, fondi neri e conti a San Marino
PESCARA. La priorità in quella Montesilvano descritta dagli inquirenti nell’inchiesta Ciclone era quella di accontentare i costruttori amici. Era l'obiettivo primario che schiacciava quasi sempre l'interesse pubblico, che veniva molto dopo e per giunta considerato come un ostacolo.Si capivano per prima le esigenze dell'imprenditore il quale si rivolgeva al referente di turno (una sorta di cavallo di Troia dentro l'amministrazione che avrebbe lavorato e sponsorizzato dall'interno il progetto medesimo).
In un secondo momento gli amministratori cercavano di elaborare -insieme ai tecnici- le modalità per far apparire il più legale possibile l'operazione che però violava spesso in più punti la legge.
La parola magica alla base di tutte le operazioni era sempre la
stessa: cubatura, l'unico dio osannato nella «terra di nessuno» da oltre trent'anni a questa parte.
La procedura amministrativa messa in piedi dagli amministratori compiacenti (accordo di programma) doveva prevedere tra l'altro, quasi fosse un “elemento accessorio”, un qualche interesse pubblico.
Tutto si giocava sulle norme che attribuiscono al costruttore premi di cubatura e incentivi: il mezzo per regalare centinaia di migliaia di euro alle imprese.

IL CASO CHIAVAROLI (ALET SRL)

Esempio è senza dubbio il caso dell'approvazione dell'accordo tra il Comune e la società Alet srl dell'imprenditore Enio Chiavaroli in base al quale si consentiva alla società di «trasferire 8.000 m³ dall'area a cessione obbligata sul quadrante 3 ricompreso nel Pue 400 (zona tra via D'Agnese e via Di Vittorio)».
Tutto questo sarebbe avvenuto -secondo la procura di Pescara- in violazione delle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore della città che imponeva invece il trasferimento di cubatura verso un altro quadrante.
L'accordo prevedeva quale contropartita la realizzazione di una strada pedecollinare di collegamento tra via Saragat e e via Manin.
L'ex assessore Vallescura, che perorava la causa, ebbe a definirla in più occasione «importantissima».
La strada tuttavia non è stata mai realizzata.
Proprio ad Attilio Vallescura , imprenditore egli stesso, titolare di un ufficio di progettazione insieme al fratello, la procura contesta l'aver ricevuto denaro e favori in cambio del buon esito della pratica Chiavaroli.
Dall'imprenditore, l'assessore-consulente, avrebbe ottenuto numerosi incarichi professionali affidati al suo studio di geometra e avrebbe ottenuto pagamenti non fatturati in nero quantificabili, per la procura, in «decine di migliaia di euro».
Anche questa volta il ruolo tecnico di estensore della documentazione amministrativa è ricoperto dal dipendente del Comune, Rolando Canale che, insieme all'ex sindaco Enzo Cantagallo, nel luglio del 2006, promuove la concessione di un ulteriore incremento volumetrico pari al 25% «anche se con assoluta evidenza non ricorrevano i presupposti».

DA 5850 METRI CUBI A 17.970 IL PASSO E' BREVE

Con l'avallo dell'ex primo cittadino, dunque, i metri cubi edificabili per l'imprenditore passano da 5.850 (quelli previsti dal piano
regolatore) a 17.970 «con evidente ed indebito vantaggio per l'impresa» dice la Procura.
Inoltre a Chiavaroli veniva consentita la realizzazione di due fabbricati al posto dell'unico originariamente previsto.
Le contestazioni mosse all'ex sindaco Cantagallo riguardano «le omissioni e la doverosa azione di rilievo delle illegittimità che pure gli erano state rappresentate negli atti amministrativi non impedendo il consolidarsi del rapporto corruttivo».
Dopo l'approvazione dell'accordo di programma da parte del consiglio comunale (7 maggio 2004 l'ultimo della Gallerati) continuavano a mancare elementi fondamentali come la progettazione per la realizzazione della strada pedecollinare.
E in una delibera della successiva giunta Cantagallo (28 marzo 2000) l'obiettivo giudicato «strategico» viene tutto d'un tratto abbandonato e la somma di denaro stanziata per quell'opera destinata ad un'altra arteria: la strada di collegamento fra via Chiarini a via Vestina.

GLI INDAGATI PARLANO DELL'INTERESSE PUBBLICO

Ma è nei dialoghi intercettati che secondo la Procura si evince il metodo applicato dall'amministrazione concedendo benefici vietati dalla legge che in maniera indiziaria proverebbero la riscossione di somme in nero, tangenti.
Vi sono anche ammissioni e comportamenti che fanno intuire l'illecito anche se gli investigatori non avrebbero ancora trovato i "malloppi".
Così in un colloquio l'ex sindaco Cantagallo sembra avere le mani legate perché la legge prevede che un accordo di programma debba essere stipulato solo in conseguenza di un bisogno reale ed impellente dell'amministrazione che, non avendo i soldi, si rivolge al privato.
Ma l'obbligo di stabilire un'opera pubblica davvero necessaria costituiva un intralcio per il prosieguo della pratica da licenziare.

CANTAGALLO: «…ma non è che noi ci facciamo una rotatoria a villa Carmine… mettiamo che ci danno i soldi, poi una volta che ci danno i soldi, ci facciamo quello che voglio… non è questo il problema».

Ma il tecnico Canale spiega come dovrebbero funzionare le cose e la necessità imprescindibile di legare l'opera del privato ad un interesse pubblico.

CANALE: «noi dobbiamo legare questa cosa ad un'opera, capito?
perché se tu non lo fai allora apriamo il mercato delle volumetrie; invece tu devi dire che questa cosa la facciamo perché "siccome abbiamo stretta necessità di fare questo e non abbiamo i soldi…"»
(stipuliamo l'accordo di programma ndc)

è poi ancora

«Bisogna dargli un motivo di qualità a questo accordo di programma, il vantaggio, come per un'opera pubblica… legata all'opera pubblica dall'idea di fare un'ottima… di conseguire un obiettivo attraverso quella cosa lì… se la sganci da quella, l'obiettivo è meno evidente dall'utilità pubblica… questa è una cosa che non si può fare davvero».


GLI INCENTIVI COMUNQUE


Poi sopraggiunge il problema di trovare il modo per poter concedere comunque i cosiddetti incentivi per i quali non vi erano i presupposti di legge.
Anche in questo caso, secondo la Procura, sarebbero violate diverse norme tecniche.
Il problema fondamentale era che l'attivazione del comparto non era unitario poiché la Alet, la società di Chiavaroli, non aveva la proprietà di una particella che ricadeva nel Pue.
La soluzione viene trovata dall'ex assessore Vallescura grazie ad un
escamotage: l'impresa si dichiara disposta ad indennizzare il Comune per il caso che intende espropriare tale particella e versa una corrispondente somma di denaro.
Il Comune avvia la procedura di esproprio ma non la porta a termine.
Stesso discorso per la concessione dell'incremento volumetrico.
L'impresa non era nei termini temporali per godere di questo beneficio (poiché non aveva presentato la richiesta nei termini) ma l'amministrazione comunale di Montesilvano riesce a trovare una via di uscita anche per questo e sempre grazie al doppio ruolo di consulente e assessore di Vallescura.

«La funzione pubblica del Vallescura, consulente occulto dell'imprenditore», scrive il gip Luca de Ninis, «appare completamente asservita al soddisfacimento di interessi privati, per proprio tornaconto economico (compensi per incarichi professionali svolte in clamorosa situazione di incompatibilità). È palese la sua ottica di distorsione delle pubbliche funzioni e l'affidamento nel considerare il Consiglio comunale quale mero organo di ratifica delle decisioni individuali frutto di interessi privati».

VALLESCURA: «praticamente… quello… mo lui (Chiavaroli, ndc) ci ha presentato il Pue 2003»
CANTAGALLO: « che significa? »
VALLESCURA:. « quindi perderebbe due incentivi…»
CANTAGALLO: « spiegami un attimo perché perderebbe due incentivi se l'ha presentato nel 2003? »
VALLESCURA: « no, perché l'avrebbe dovuto presentare… quello (la legge, ndc) dice praticamente entro un anno dall'approvazione del piano…»
CANTAGALLO: « si»
VALLESCURA:« … al limite praticamente gli si fa un'altra volta la delibera di consiglio… si fa approvare dopo… che ne so…»
CANTAGALLO: « ma la colpa che lui perde questi incentivi di chi è scusa?»
VALLESCURA: « sua….»

La soluzione finale arriva il 24 e il luglio 2006 con la determina 184 con la quale Canale, recependo in pieno la soluzione Vallescura, attribuisce a Chiavaroli il premio di cubatura ormai scaduto.
In altri termini, il dirigente dell'ufficio tecnico «pur avendo espressamente riconosciuto che non ricorrono le condizioni di legge e di regolamento per l'incremento volumetrico lo concede ugualmente sul pretestuoso fondamento che tale incremento sarebbe stato inserito nell'ambito dell'accordo di programma».
È come se non bastasse nella documentazione amministrativa viene previsto l'ennesimo regalo all'imprenditore: il prezzo previsto per la monetizzazione (la cifra che avrebbe dovuto incamerare il Comune) appare davvero irrisorio: 39,53 euro al m² a fronte di un valore medio dei suoli di Montesilvano di circa € 115 a metro quadro.

LA REMUNERAZIONE DEL PUBBLICO UFFICIALE

Violare le leggi, accontentare il privato, cementificare senza ritegno la città. Perché?
La Procura dice per lauti compensi in nero e favori (incarichi professionali in conflitto di interessi).
Questo lo si desumerebbe da molti files recuperati nel computer dello studio tecnico dell'ex assessore Vallescura nel quale vi sarebbero le tracce di numerose consulenze e incarichi professionali affidati dallo stesso Chiavaroli.
Tuttavia gli investigatori, nel reperimento delle prove, hanno dovuto superare numerosissime difficoltà conseguenti del fatto che i fratelli Vallescura erano stati allertati da una talpa -che non è stata ancora identificata- circa le indagini in corso della squadra mobile.
Così hanno avuto modo di porre in essere «numerose azioni di occultamento delle carte contabili bancarie».
Le intercettazioni dimostrano che i due fratelli hanno senza dubbio un conto corrente all'estero e precisamente nella Repubblica di San Marino sul quale fanno confluire il denaro in nero, frutto di pagamenti che ritengono necessario di non documentare.
Un conto corrente che scotta la cui esistenza deve essere evidentemente occultata distruggendo ogni prova.

ATTILIO VALLESCURA: « l'estratto conto di San Marino, quello strappalo… buttalo» FABRIZIO VALLESCURA: « già l'ho strappato quello… oh… ma quelli mica possono arrivare proprio su? No? ….e le carte che stanno qui dentro conviene farle sparire tutte quante no? le cartelle…» ATTILIO. « … se si incardina sul reato di coso… di evasione fiscale… alla fine…» È quello il periodo in cui aumentano gli esposti anonimi, si diffondono le voci delle indagini della procura, per cui meglio far sparire qualche prova compromettente…
….
FABRIZIO: « tu le tangenti non hai prese no?»
ATTILIO: « ho preso i soldi in nero dai costruttori…
FABRIZIO: « va bene… ma quelle mica sono tangenti, è evasione fiscale… come ha detto Stefania dobbiamo fare le fatture… mo' gliela facciamo fare pure a me alla fine… vanno a finire pure contro di me»

Così da perquisizioni mirate gli inquirenti riescono a trovare nello studio del geometra una fattura emessa a fronte di un pagamento di 7.860 euro erogato con un assegno e percepito da Attilio Vallescura per «consulenza professionale».
La Squadra mobile tuttavia avrebbe identificato tra le carte della ditta Alet la copia della fattura con una «inequivocabile» dicitura che imputava tale pagamento proprio alla pratica relativa al Pue 400.
Eppure, dalle testimonianze rese dai dipendenti dello studio Vallescura, la procura ha potuto verificare che «Vallescura non ha svolto alcuna attività professionale in relazione a tale Pue. Talchè», scrive il gip, «tale pagamento si giustifica soltanto in termini di corrispettivo di attività lobbistica dell'assessore».
«Il pagamento in questione è dunque, con evidenza, il prezzo della corruzione che Attilio Valelscura ha ritenuto di dover documentare per attestare -a posteriori ed a scopo difensivo- che le somme percepite da Chiavaroli si riferivano all'attività professionale».

19/07/2007 12.20



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