Cassazione, il "vaffa" non è un'offesa. Consigliere di Giulianova assolto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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GIULIANOVA. Per la cassazione, ormai, il vaffa…fa parte del linguaggio comune. Non è un'offesa e chi se lo sente dire da qualcuno non potrà più avanzare richieste risarcitorie per danni morali, almeno non con la speranza di vedersi risarcito.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha assolto un consigliere comunale di Giulianova dall'accusa di ingiuria perché aveva mandato a quel paese il vicesindaco durante un consiglio comunale. Le bagarre politiche, si sa, a volte diventano infuocate ed è facile perdere le staffe. Ma il vicesindaco non aveva gradito e aveva chiesto giustizia.
Ma con la sentenza 27966 la V Sezione Penale della Cassazione è stata così ribaltata la precedente sentenza del Tribunale di appello de L'Aquila. Secondo il giudice, ci sono «talune parole ed anche frasi che, pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale, sono diventate di uso comune ed hanno perso il loro carattere offensivo».
«L 'uso troppo frequente, quasi inflazionato» di certe espressioni volgari o di parolacce «ne ha modificato in senso connotativo la loro
carica: il che ha determinato e determina certamente un impoverimento del linguaggio e dell'educazione», anche se «in numerosi casi l'impiego» di espressioni di questo tipo non supera «più la soglia della illiceità penale».
Il battibecco tra i due era nato dopo una frase del vicesindaco «evocativa di errori passati del comunismo ma del tutto qualunquistica». Il consigliere comunale gli aveva così consigliato di andare a quel paese…
«Si scrive un'altra pessima pagina di giurisprudenza. Sono profondamente offeso come cittadino italiano oltre che come
genitore», ha affermato il capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca
Volonté. «Con tutto il rispetto per le supreme magistrature - aggiunge l'esponente centrista - è ormai indifferibile valutare con imparzialità la situazione. Affermare che esista l'uso comune di frasi oscene o a sfondo sessuale, ammesso che sia cosi diffuso, favorisce sconsideratamente la diseducazione e il decadimento dei valori civili della nazione. E' una sentenza inaccettabile da ogni punto di vista: chi l'ha presa - conclude Volonté - dovrebbe essere sospeso dalle sue funzioni»
«Una decisione sbagliata, che lascia credere che alcuni termini o parolacce possano non costituire un insulto o una ingiuria per il semplice fatto che vengono utilizzati sempre più spesso nel linguaggio comune». Così il Codacons critica la sentenza.
«In tal modo - afferma Carlo Rienzi, presidente dell'associazione di consumatori - si rischia di avallare usi sbagliati e un linguaggio sempre più volgare e livellato verso il basso. Vorrà dire - conclude ironicamente - che dopo questa sentenza ci sentiremo liberi di mandare pubblicamente 'affan..' le aziende che vessano i consumatori, i commercianti scorretti e gli stessi giudici, senza temere denunce o querele»

17/07/2007 14.58