Tempietti romani, «bene la riapertura ma bisogna fare di più»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Lunedì scorso la Provincia di Chieti e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo hanno annunciato la riapertura dei tempietti romani, restaurati tra il 1997 e il 2000. Destinati da lungo tempo a Centro di orientamento del Sistema archeologico cittadino, sono rimasti fino ad oggi ingiustificatamente chiusi, inagibili e in stato di completo abbandono e degrado. L'associazione Chieti nuova esprime apprezzamento per l'iniziativa, non dimenticando però «il metodo, non certo innovativo», nell'assegnazione della gestione, «attivata senza una regolare gara tra tutte le associazioni eventualmente interessate».
«La mentalità privatistica», ha commentato l'associazione, «i cui effetti, alla prova dei fatti, si sono dimostrati sempre disastrosi, si è diffusa tanto da creare un sistema in cui le regole si sacrificano in nome di una presunta efficienza. Far ripartire la città significa innanzitutto realizzare un modo nuovo di far politica, sperimentando strumenti di condivisione della decisione e della prassi di azione politica per la gestione del territorio comunale, proprio come recitava il Programma dell'Unione di centrosinistra-elezioni amministrative del 3-4 aprile 2005, pagina 3».
Secondo l'associazione Chieti nuova, in città succede diversamente: « la distanza tra la Comunità teatina e le Istituzioni aumenta, cresce la delusione e la disaffezione verso una politica che, in nome dell'appartenenza, tende a privilegiare e ad escludere, il discredito dei partiti è totale».


06/07/2007 9.37