Niente fondi per associazione distrofici.«Parlamentari abruzzesi, aiutateci voi»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Una lettera inviata a tutti i parlamentari abruzzesi da parte dell'Unione italiana Distrofia Muscolare. Un grave problema alle porte. L'impossibilità di farcela da soli.
La storia la racconta la presidente Maria Claudia Cantoro: «da svariati anni la Uildm si serve per il proprio funzionamento e per i servizi che offre anche dei volontari del servizio civile, per i quali presenta ogni volta il regolare progetto. Per l'anno prossimo abbiamo avuto la sorpresa di avere il nostro progetto sì approvato, ma non finanziato». Questo comporterà la paralisi di tutte le attività della associazione.
L' associazione si occupa di disabili, non solo distrofici, ma di ogni patologia invalidante, a cui offre servizi di assistenza e trasporto, oltre a sostegno medico – visite periodiche multispecialistiche - e consulenze legali (per far valere i propri diritti riconosciuti dalla Costituzione).
«Chi avrà il coraggio», continua la presidente, «di dire ai tanti Filippo che, a letta da 11 anni, finalmente ha potuto fare un giro in furgone e che tutti i giorni ha qualcuno che lo solleva dal letto e lo lava, che non avrà più questi servizi? Chi potrà dire alle tante Sabina, che ha bisogno di essere imboccata tutti i giorni che non avrà più chi glielo faceva? Chi potrà dire all'unica squadra abruzzese di hockey in carrozzina che non potranno svolgere il campionato perché non ci sarà più l'autista del loro pulmino che li trasporta?».
L'associazione chiede così ai parlamentari della regione un aiuto:
«vorremmo che voi vi rendeste conto personalmente e con i vostri occhi della nostra situazione. Soprattutto perché bisognerà spiegare a tutti costoro che ai loro servizi sono stati preferiti dei progetti legati al turismo o ad Enti territoriali. Chi analizza attentamente i dati e la geografia dei progetti finanziati.. non può non sospettare che anche qui ci sia puzza di clientele. E noi siamo l'anello più debole della catena e le nostre raccomandazioni valgono poco o niente».
«A noi resta soltanto scendere in piazza», continua la presidente, «con le nostre carrozzine, anche a nome di tutti quelli che non possono muoversi dai loro letti, collegati come sono a vari macchinari che consentono loro di respirare e quindi di vivere».


06/07/2007 9.29