Falsi poveri per le borse di studio alla D’Annunzio

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1103

TERAMO. La Procura ha aperto un fascicolo sulle iscrizioni all’Ateneo di Chieti e ha scoperto la truffa. Sotto inchiesta alcuni figli della Teramo bene, che avevano dichiarato il falso all’Università.
Uno avrebbe dichiarato di essere figlio unico, mentre si è scoperto che c'era una sorella che era impiegata stabilmente. Uno avrebbe omesso di sottolineare che il padre è un proprietario terriero, un altro si sarebbe dimenticato di dichiarare di essere in possesso di immobili.
Questo è il quadro che emerge nell'inchiesta aperta contro alcuni studenti teramani (figli della Teramo bene) dalla Procura di Teramo in merito a false dichiarazioni che gli stessi avrebbero prodotto per accedere alle borse di
studio dell'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti.
Gli studenti sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati per falso e truffa. Per ora degli universitari si sa che sono di Teramo città. L'inchiesta partita a Chieti vede indagati diversi studenti abruzzesi.
Per l'accusa avrebbero prodotto false dichiarazioni Isee per avere accesso alle borse di studio per titoli di reddito, pur non avendo i requisiti necessari.
Il titolare delle indagini, relativamente alle dichiarazioni degli studenti teramani, è il sostituto Procuratore della Repubblica David Mancini. L'inchiesta appena partita, è tenuta nel massimo riserbo.
Il tutto sarebbe partito da alcuni controlli a campione effettuati proprio sulle dichiarazioni Isee, l'Indicatore Situazione Economica Equivalente, che va presentato all'atto di iscriversi all'Anno Accademico assieme
allo stesso documento di iscrizione.
L'Isee è una misura che esprime, rispetto ad un momento storico, il livello di “ricchezza” di un nucleo familiare sulla base degli elementi reddituali e patrimoniali posseduti dai componenti del nucleo familiare.
Ma evidentemente, agli studenti finiti sotto inchiesta la situazione del nucleo familiare non era del tutto chiara e secondo l'accusa, al fine di ottenere i benefici fiscali, avrebbero dichiarato redditi inferiori a quelli realmente percepiti.
Dell'indagine si è interessata la Guardia di Finanza di Chieti che, dopo gli accertamenti del caso, ha denunciato
i beneficiari alla Procura della Repubblica per il reato di false dichiarazioni e truffa.

Daniela Facciolini
www.lacittaquotidiano.it

26/06/2007 11.30