Il sistema Pescara sotto inchiesta: il sindaco D'Alfonso nel mirino

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Il sistema Pescara sotto inchiesta: il sindaco D'Alfonso nel mirino
PESCARA. Il punto di non ritorno probabilmente è stato superato con l'iscrizione nel registro degli indagati del braccio destro, segretario, fedelissimo del primo cittadino Luciano D'Alfonso, Guido Dezio. Il neo dirigente del settore patrimonio del Comune di Pescara, 40 anni, da 12 braccio operativo del sindaco che ha inventato un nuovo modo di amministrare, ha fatto carriera in fretta passando da amministratore di condomini a dirigente del Comune. TUTTO SULL'INCHIESTA CHE STA FACENDO TREMARE PESCARA   L'EDITORIALE CHE NON SCADE BUONO PER TUTTE LE STAGIONI
Viene descritto come «grande lavoratore» ed è facile crederlo, vista l'iper attività di D'Alfonso, così come è facile credere alle qualità dell'uomo e del professionista. Di strada Dezio insieme al suo creatore, ne hanno fatta tanta e sono arrivati molto in alto.
Ecco perchè tirare dentro l'uomo più vicino al sindaco nella maxi inchiesta sulla corruzione, tangenti, abusi di potere che sta sconvolgendo la città e che vede coinvolti a vario titolo forse una trentina di persone, vuol dire spingersi oltre, dove nessuno avrebbe mai pensato si potesse arrivare.
Venerdì uomini della squadra mobile di Pescara, coordinati dal vicequestore Nicola Zupo, hanno perquisito l'ufficio del dirigente al patrimonio ed avrebbero dovuto cercare documenti e prove anche nell'abitazione, così come riportato nell'ordinanza di sequestro, ma lo stesso Dezio avrebbe negato la circostanza.
Appena un paio di settimane fa lo stesso dirigente era stato tirato in ballo dalla minoranza che in una interrogazione poneva l'attenzione sul concorso al Comune, vinto dallo stesso Dezio che gli è valsa la poltrona da dirigente.
Secondo quella interrogazione il neo acquisto del Comune non avrebbe avuto tutti i titoli previsti dal bando di concorso. Fatto sta che gli uomini di Zupo avrebbero sequestrato anche incartamenti relativi proprio a quel concorso pubblico.

IL MONSIGNORE, I DEBITI, LA SPECULAZIONE, I POVERELLI…

All'improvviso, dimenticate le speculazioni a nord e sud della riviera, le dichiarazioni del primo imprenditore perquisito, Aldo Primavera, dimenticate gli altri 21 accordi di programmi sequestrati in Comune, nell'inchiesta sull'urbanistica compare la Cittadella della Carità, la struttura che avrebbe dovuto accogliere 86 anziani, ma che in via Salara vecchia prevedeva anche palazzi e 14mila metri cubi di cemento.
Dietro l'operazione, nata forse con le migliori intenzioni, una imponente speculazione edilizia grazie ad una ultima variante al progetto presentato che diminuiva - nell'accordo tra Comune e privato
- il vantaggio per il pubblico.
Dietro l'operazione la Fondazione Ivec (In veritate et caritate), una fondazione onlus dell'ex arcivescovo di Pescara, Francesco Cuccarese.
Il progetto originario presentato nel 2001 (accordo di programma siglato con la giunta di Carlo Pace) viene modificato per l'ultima volta nel giugno 2006 ed è presentato da una società, la «Pescara Project», di Renzo Pagliai, amministratore della Sangro Invest srl e dall'ingegner Andrea Repetto. Il progetto però non è mai stato approvato dal Comune ed è rimasto tra i faldoni in attesa.
I due imprenditori avevano stretto un accordo con Cuccarese di accollarsi tutti i debiti contratti con le banche dalla fondazione Ivec.
La nuova versione però cancella la struttura di accoglienza e inserisce una serie di appartamenti residenziali che non si erano mai visti prima e di cui non si era mai parlato.
E' ancora ignoto il motivo per cui una fondazione onlus avesse accumulato tanti debiti, sembra molto più di 30 milioni di euro, fatto sta che i due imprenditori in questo modo avrebbero risolto non pochi problemi al monsignore poi partito per la Città del Vaticano nel 2005.
Nell'operazione cancella debiti interviene anche il manager e titolare dell'Iri School di Francavilla, Carmine De Nicola, che attraverso la Carichieti rileva la struttura sanitaria del Sund Hotel di Montesilvano.
In tutta l'operazione al vaglio dei magistrati rimane invischiato il socio di Cuccarese, Luciano Carrozza.
A mediare ed interessarsi ai debiti del prelato interviene fin da subito Luciano D'Alfonso, direttamente nella vicenda Sund, per risolvere i problemi legati al personale (con risvolti anche umani legati ai dipendenti) si sarebbe interessato anche alle vicende societarie e nei confronti delle banche.
Per il resto tutti gli affari della fondazione erano gestiti direttamente da Guido Dezio.

TERREMOTO A PALAZZO


La notizia di Dezio indagato spinge lo stesso D'Alfonso a convocare sabato mattina una conferenza stampa per chiarire alcuni aspetti, difendersi e giocare l'arma della affabulazione.
Così ha difeso strenuamente il suo uomo di fiducia, ha spiegato il suo operato affermando che rifarebbe tutto e che il suo impegno è stato rivolto e lo sarà sempre ai problemi della città.
«Aspetto fiducioso che il lavoro della magistratura finisca per scrivere l'ultima pagina di questa storia», ha detto D'Alfonso, «ma questo è un lavoro necessario, che i magistrati devono fare. Il lavoro della magistratura è una risorsa delle città e delle istituzioni. Sono certo - ha aggiunto D'Alfonso - che anche quando si aprono delle inchieste, i fatti ordinati risultino ordinati, le decisioni ordinate risultano ordinate e i comportamenti corretti si appalesino corretti».
«Mi sono interessato con determinazione del destino dell'ex Sund, per il subentro di nuovi soggetti a livello societario, e mi sono battuto per fare fronte all'emergenza dei dipendenti dell'ex Rsa. Il mio obiettivo è sempre stato quello di chiudere la partita, per passare ad occuparmi di altri problemi della città».
Poi il primo cittadino ha mostrato una delega scritta direttamente da Cuccarese nella quale si indicava Dezio come titolare a trattare per la fondazione («impegno a titolo gratuito», ha precisato D'Alfonso).
Al momento, il sindaco di Pescara, ha chiarito, di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia.
Ma gli avvisi di garanzia arrivano solo dopo le prime fasi di indagine, quelle che per necessità devono svolgersi nel segreto (per ovvie ragioni) e solo quando l'indagato debba compiere atti di difesa è obbligatoria la consegna dell'avviso di garanzia.
Al momento tuttavia sono davvero molto poche le possibilità che il primo cittadino non sia "attenzionato" visti anche gli ultimi sviluppi.
Le indagini proseguono spedite su una mole infinita di documentazione cartacea sequestrata lo scorso 15 maggio e che riguarda ben 22 accordi di programma con privati.
Una panoramica sulla vita amministrativa, la più ampia che si ricordi, e che sta coinvolgendo moltissime persone ma il sospetto è che ne coinvolgerà sempre di più procedendo per fatti specifici e circoscritti fino a dipingere una tela complessa di quello che si sospetta essere il "sistema Pescara".


LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO

Mentre la magistratura continua il suo lavoro la politica non resta a guardare e il più agguerrito tra gli oppositori di D'Alfonso, Carlo Masci (Udc), adesso chiede le dimissioni per mettere fine alla «politica dell'apparenza».
«Al sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, non rimane che un solo gesto da compiere, per cercare di salvare questa città e ridarle dignità: dimettersi.
Staccare la spina a questa amministrazione vuol dire ridare la parola ai cittadini. Come si può pensare - si chiede Masci - di proseguire con un'amministrazione che ha prodotto una sequela di atti sulla cui trasparenza e legalità la magistratura ha tanti dubbi da aver sequestrato in Comune una montagna di carte. Questa amministrazione ha avuto un numero di indagati, fra assessori, consiglieri, dirigenti, tecnici, fiduciari e via dicendo, che fa invidia persino al periodo di tangentopoli».
«La consiliatura - ricorda Masci - è iniziata con l'arresto di un assessore, il giorno stesso dell'insediamento della giunta, ed è proseguita con indagati eccellenti in svariati settori, e si va mestamente concludendo con il presunto coinvolgimento dell'alter ego del sindaco, in questioni penali la cui pesantezza fa tremare i polsi».
«Se negli ultimi quattro anni la città è vissuta di apparenza, oggi le indagini della magistratura stanno facendo emergere la sostanza, è in questo momento ci si chiede se sia moralmente accettabile che persone indagate per gravi reati contro la pubblica amministrazione continuino ad occupare posti di responsabilità o a svolgere il ruolo di commissari nei concorsi e nelle gare pubbliche».
L'augurio di Masci è che si scoperchi presto anche il pentolone dei concorsi.
«Le parole di Carlo Masci sono tanto abnormi e lontane dalla verità da far cadere le braccia», ha replicato l'assessore Massimo Luciani.
«Mentre è sempre possibile, ed è anzi auspicabile, che gli atti compiuti da un'amministrazione siano soggetti alla rilettura da parte della magistratura per garantire correttezza e trasparenza, è moralmente odioso e inaccettabile speculare su questa attività a fini politici, come fa Masci che davvero dimostra una volta per tutte quanto poco liberale e democratica sia la sua cultura. Nel merito delle questioni, poi, che pure dovrebbe stare a cuore di chi si occupa degli interessi pubblici», aggiunge Luciani, «ricordo a Masci che le difficoltà del mondo Ivec (la Fondazione "In Veritate et Charitate"), nascono con la precedenti giunte di Centrodestra (Regione e Comune) e che proprio in quel periodo si sono determinate le situazioni che hanno condotto poi al fallimento quel gruppo. Il sindaco D'Alfonso si è adoperato perché i lavoratori non restassero senza lavoro, e questo mi sembra un grande merito. È sempre pericoloso e stupido lanciare strali sull'oggi se ci si dimentica che l'oggi è nato ieri, soprattutto se chi si esercita nel lancio di oggi aveva importanti ruoli nei parti di ieri».

«Il dominus assoluto oggigiorno è il sindaco», commenta Antonio Gentile, segretario provinciale Psi, «Lui nomina gli assessori e può revocarli a suo piacimento ma, soprattutto, nomina i dirigenti di sua esclusiva fiducia che rappresentano il cuore dell'amministrazione e la reale immunità dei primi cittadini. I dirigenti, secondo la legge, dovrebbero avere totale indipendenza, ma si può essere autonomi da chi li ha nominati in quel ruolo prestigioso e ben remunerato? Essi purtroppo, quando hanno dei capi disinvolti, ne diventano parafulmini, sollevandoli da ogni responsabilità penale e civile. Se non è immunità questa... All'uomo di Lettomanoppello diciamo che la luna di miele con la città di Pescara è finita. Troppe nubi si stanno addensando sulla sua amministrazione, sarebbe proprio il caso di uscire di scena con qualche mese di anticipo, rispetto alla data da lui stesso preannunciata».

25/06/2007 9.12