Precarietà e giornalismo, «un disastro sociale», i "fantasmi" sono tra noi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Precarietà e giornalismo, «un disastro sociale», i "fantasmi" sono tra noi
PESCARA. «La situazione del precariato in Italia è molto grave e pesante». Lo ha detto, Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale Stampa Italiana ieri mattina a Pescara, dove ha partecipato al convegno sul precariato dei giornalisti organizzato dall'Associazione stampa abruzzese.
Molti i temi sul tavolo, gli stessi da anni, per un sottobosco di sfruttamento e sofferenza che spesso provoca disagi veri e propri e che si riflette pesantemente nel rapporto democratico tra le istituzioni e la politica, da una parte, ed i cittadini dall'altra.
«Stranamente quella del contratto dei giornalisti è una vicenda che non appassiona», ha detto Giuseppe De Dominicis, presidente della Provincia di Pescara, «eppure è un problema che riguarda molto da vicino le regole della democrazia».
«Attualmente - ha ripreso il segretario Fnsi Rossi - non ci sono norme certe che
garantiscono un futuro, nè dal punto di vista di una possibile stabilizzazione nè da quello previdenziale, a queste persone che danno un contributo notevole al mondo del lavoro. E' un problema, quindi - ha aggiunto - assolutamente da affrontare altrimenti si prepara quello
che potremmo definire, enfatizzando un pò, un disastro sociale».
Gli strumenti che il sindacato dei giornalisti ha individuato sono: «norme all'interno del contratto di lavoro che tutelino anche coloro che non sono dipendenti delle aziende, leggi che tengano conto
che questo settore del lavoro è sempre più ampio e, quindi, ha bisogno di tutele, di diritti, che oggi non sono riconosciuti e non sono, diciamo così, regolamentati».
Per quanto riguarda la situazione in Abruzzo il segretario aggiunto della Fnsi ha detto che «non e' diversa da quella che esiste nel resto d'Italia. I colleghi - ha aggiunto - mi dicono che anche qui
il fenomeno è molto diffuso, anche se c'è qualche passo avanti soprattutto nel settore radio-televisivo dove qualche contratto in più rispetto al passato è stato fatto».
Sconvolgente anche «la quasi totale scomparsa di vertenze lavorative a Pescara», come ha illustrato l'avvocato Marcello Pacifico che ha giustificato il fenomeno con alcuni interventi legislativi che hanno semplicemente «reso più semplice licenziare i giornalisti».
Così oltre al danno anche la beffa di veder mortificati i propri diritti senza alcun tipo di rivalsa, occasione che al momento la legge nega quasi su tutta la linea.
E quello che non fa la legge lo sta facendo la Cassazione che con alcune sentenze sta di fatto rafforzando sempre di più il potere degli editori ed indebolendo il mondo dei collaboratori precari.
I giornali costano sempre di meno, i ricavi dei grandi gruppi aumentano sempre di più ma i precari sono quasi tutti sotto la soglia minima di povertà (524 euro dati Istat).

BUCCILLI: «SITUAZIONE UMILIANTE PER I GIOVANI»

Al dibattito ha partecipato anche Tonino Buccilli, firma storica del
Messaggero d'Abruzzo. Oggi pensionato che ha aperto con una notizia dell'ennesimo licenziamento ingiustificato di una giornalista da parte di un quotidiano locale dopo molti anni di lavoro.
Buccilli ha ricordato i suoi esordi, nel 1958 quando percepiva «dopo tre anni di volontariato mai retribuito, la prima "paghetta" di 5.000 lire. Oggi», ha sottolineato il giornalista, «è veramente umiliante ed emozionante trovarmi a discutere di precariato».
«Adesso», ha ammesso Buccilli, «i problemi di questo lavoro sono più gravi: sono sempre di più i giornalisti che svolgono attività non retribuita, ed è sotto gli occhi di tutti il quotidiano sfruttamento
che i colleghi subiscono ed al quale non riescono a sottrarsi se a fine mese vogliono avere qualche soldo in tasca. Molti fanno finta di non vedere che voi, precari, lavorate forse meglio e di più dei
fortunati compagni di redazione che vi chiedono sempre il massimo impegno. Siete voi, d'altronde, nei quotidiani e nelle le agenzie di stampa, che ricevono peraltro i contributi dalla regione, nelle
televisioni e nelle radio, ad avere contatti quotidiani con le fonti di informazione e anche in assenza di notizie di cronaca le pagine vengono comunque coperte, chiuse».
La situazione, ha ribadito il giornalista «appare ben più grave di un tempo soprattutto perché non venite pagati come prevede il tariffario dell'Ordine, e neppure con criteri meritocratici, ma solo di
sfruttamento».
«Da anni», ha continuato Buccilli, «i quotidiani romani presenti sul nostro territorio attraverso gli inserti regionali con i quali raccolgono milioni di pubblicità, non effettuano il turn over, non fanno assunzioni, non applicano il contratto, sfruttano, sfruttano, sfruttano i collaboratori. Inutili le iniziative dell'Assostampa e qualche ispezione dell'Inpgi, a salvaguardia dei precari che non godono nemmeno della Casagit».

I NUMERI IN ABRUZZO

E i riscontri oggettivi non mancano e vengono snocciolati.
In Abruzzo gli iscritti all'Ordine dei giornalisti sono 1.840, di cui 305 professionisti, 1.399 pubblicisti, 23 praticanti e 113 iscritti nell'elenco speciale. Gli iscritti all'associazione stampa sono
complessivamente 437 (compresi i morosi) di cui 246 professionisti e 91 collaboratori. Già questo dato è significativo per marcare il divario tra gli iscritti all'ordine e quelli all'associazione. Tra i
professionisti, comunque, solo 120 sono contrattualizzati e di questi 114 con contratto Fnsi, 5 Aeranti e un ufficio stampa. 48 sono i disoccupati dichiarati, in base alla normativa vigente, di cui nel 2006 25 in trattamento di disoccupazione, 38 svolgono lavoro autonomo professionistico, 11 sono i pubblicisti professionali, 22 i pensionati, 7 i praticanti di cui 3 contrattualizzati Fnsi, 2 Aeranti, un lavoratore autonomo e un disoccupato. Nessun precario è assistito dalla Casagit (di cui godono a proprie spese 4 pubblicisti) e pochi sono coloro iscritti all'Inpgi 2.

Buccilli al termine del suo discorso ha anche annunciato a gran sorpresa le sue «irrevocabili dimissioni» da segretario dell'Assostampa, «restando comunque a disposizione per gli adempimenti
statutari che sono obbligato ad adempiere. Il mio obiettivo è quello di facilitare, da subito e senza le strumentali sollecitazioni di qualche prima donna, il rinnovamento del sindacato», ha aggiunto,
«tanto preteso da chi non ha mai dato un contributo costruttivo alla vita associativa. La mia decisione, in sintonia con il mio agire di sempre, è maturata in vera e totale libertà, quella che mi fa vivere secondo coscienza».

22/06/2007 23.04