Sanità, a Pescara ancora una protesta di piazza

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Sanità, a Pescara ancora una protesta di piazza
ABRUZZO. Ancora uno sciopero nella sanità. Alle 9 di stamattina il corteo organizzato dai sindacati è partito dalla sede della Asl di Pescara per raggiungere l’assessorato alla sanità in piazza Alessandrini. Molti i temi caldi. Potrebbero essere ridotti i servizi negli ospedali di Pescara, Penne e Popoli, oltre agli ambulatori e ai distretti. Potrebbero essere a rischio anche le visite già prenotate e interventi chirurgici che non siano urgenti. I sindacati chiedono la stabilizzazione dei lavoratori e il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, ma la Asl e' bloccata, nella spesa, dall'accordo Stato-Regione sul riordino della sanita'. Dopo le 11 è previsto un comizio.
Intanto non si placano le polemiche sulla riduzione dei servizi a causa del piano di riordino della sanità e che riguarderebbero i presidi minori. Alcuni giorni fa il grido di allarme del sindaco di Atri.
«Per salvare la sanità teramana vanno compiute le scelte», dicono i Ds Stefania Misticoni ed Ercole Core, «E' giunto il momento di istituire un tavolo politico permanente di tutto il centro-sinistra teramano con l'obiettivo di dare forza alle esigenze della nostra sanità, di monitorare tutti i processi di riorganizzazione e razionalizzazione della nostra rete ospedaliera, attuando il rinnovamento strutturale e tecnologico e di fare da raccordo in ogni ospedale, distretto sanitario di base, in ogni struttura sanitaria con tutti gli operatori medici e paramedici, perché tutto ciò che si farà dovrà essere condiviso, in vista della redazione del nuovo Piano sanitario regionale».
I Ds non nascondono poi che la sanità pubblica abruzzese è in grande difficoltà strutturale, organizzativa e soprattutto economica,in particolare quella teramana, che avendo quattro presidi ospedalieri e un territorio vasto e poco collegato, ha la necessità di distribuire i servizi sanitari in modo capillare. Inoltre il forte aumento della popolazione anziana (gli ultra 65enni sono il 21 per cento della popolazione ) impone la necessità di potenziare i servizi sul territorio sia sanitari che sociali.
«Per anni il governo regionale di centro destra», hanno aggiunto Misticoni e Core, «non ha tenuto conto di queste necessità e ha abbandonato la nostra sanità verso un declino inesorabile. Non ha approvato il Piano sanitario regionale non ha approvato gli atti aziendali, che sono gli strumenti necessari per una corretta programmazione sanitaria e peggio ancora ha portato la sanità abruzzese ad un debito di oltre un miliardo e settecento milioni di euro. La sanità teramana è stata progressivamente impoverita sia sul piano economico che nel personale medico e paramedico, mancano circa 200 medici e altrettanti infermieri nonostante l'ultima assunzione di 88 infermieri. Il nostro parco tecnologico radiologico è del tutto inadeguato,i nostri operatori sono costretti a lavorare in condizioni precarie per mancanza di personale e attrezzature adeguate.
Questa è l'eredità lasciataci da un governo regionale che ha sperperato e che oggi ci costringe a pagare più tasse e a dover proporre al Governo nazionale un piano di risanamento con vincoli molto rigidi per poter sbloccare i 600 milioni di euro fermi dal 2001 non avendo rispettato il patto di stabilità che il Governo di centro destra firmò nel 2001».

Preoccupazioni anche per l'Ospedale S.S.Trinità di Popoli che rischia di subire tagli con problemi pe ri lavoratori e per tutti i cittadini della zona.
«Voglio ricordare che presso questo ospedale», dice Maio Cerasoli di Popoli, «oltre ai reparti di chirurgia, ortopedia, medicina , radiologia eccetera, c'è anche il reparto del Centro Trasfusinale, ematologia e Day Hospital, reparti eccellenti che non hanno nulla da invidiare ad altri centri anche se qualcuno fa finta di non saperlo. Non si può continuare nel centralizzare tutto presso l'ospedale civile di Pescara, che ormai è saturo sta scoppiando, visto il grande bacino che raccoglie, tutti i disagi che s' incontrano sono poi a spese del malato dei loro famigliari, non certamente dei politici o altri. Prima di continuare a ridurre i posti letto presso l'Ospedale S.S. Trinità di Popoli bisogna pensarci bene, invece di ridurre questi posti bisogna aumentarli, Popoli è il cuore dell'entroterra della nostra regione, dove oltre ad assistere i circa 6500 abitanti di Popoli, vi arrivano pazienti da tutti i paesi limitrofi».
L'invito dei cittadini è quello allora di valutare attentamente sulle scelte da fare che potrebbero avere ripercussioni gravi soprattutto per le fasce di persone più deboli come gli anziani che troverebbero difficoltoso percorrere chilometri fino a Pescara.

Anche lo Sdi finora si è detto solidale con i lavoratori e preoccupato «per gli effetti, che le drastiche decisioni di taglio dei servizi, produrranno sui cittadini già chiamati a
grandi sacrifici fiscali» e ritiene necessario «riparare alle lacune finanziarie del Piano di Risanamento concordato tra Governo e Giunta Regionale».
«Una vera cultura riformista, capace di progettare processi di cambiamento del sistema sanitario, anziché, far ricorso all'applicazione di ticket, all'impoverimento dei servizi e al
taglio delle prestazioni - dice il commissario regionale Gaetano Cuzzi -, lancerebbe la sfida alle corporazioni annidate nel
sistema sanitario».


18/06/2007 10.14