Toto: quando l’AirOne affogò nel Marenostrum

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Toto: quando l’AirOne affogò nel Marenostrum
PESCARA. 570mila euro di risarcimento per una estate d'inferno. A chiederli il tour operator di Pescara Marenostrum. A doverli sborsare dovrebbe essere l'AirOne di Carlo Toto, se il tribunale di Chieti accoglierà le istanze della parte lesa, (fra 7- 10 anni, visti i tempi della giustizia italiana). La richiesta viene depositata in queste ore dai legali dell'agenzia, dopo 11 mesi di email di fuoco, strategie più o meno efficaci degli avvocati, rassicurazioni e minacce tra le parti, ed esattamente nei giorni in cui il vettore abruzzese potrebbe aggiudicarsi l'Alitalia. E Marenostrum oggi si chiede «come può uno che non è riuscito a gestire 30 aerei pensare di riuscire a tenerne sotto controllo 300?».   TUTTO SU CARLO TOTO, ALITALIA E L'ABRUZZO
L'estate 2006 verrà ricordata come la stagione nera, quella dei voli in ritardo o mai partiti.
Stuart e hostess hanno incrociato le braccia per le vertenze sindacali e i turisti inferociti, quando è andata bene, si sono limitati a chiedere risarcimenti, quando è andata male, hanno menato botte da orbi agli agenti di viaggio.
L'estate 2007 rischia, invece, di essere ricordata come la stagione del buco nero, almeno per Marenostrum, che dopo la "disavventura" dell'anno scorso si è vista cancellare il contratto di questa stagione da AirOne.
In soldoni vuol dire che il tour operator perderà più di 8mila turisti tra luglio e agosto e vedrà sfumare un giro d'affari di «oltre 6 milioni di euro».
In più aspetta ancora il risarcimento per i disagi della passata stagione, 570 mila euro che AirOne e tramite i suoi legali, ha fatto sapere che non sborserà mai. Intanto Marenostrum ne ha già versati circa 400mila ai turisti imbufaliti che non vogliono sentire più parlare della compagnia di Toto né tanto meno del tour operator.
Si tratta di 1.232 passeggeri, in gran parte già risarciti e che hanno diritto - secondo regolamento – al rimborso per i danni e le varie spese extra sostenute (hotel, pasti).
E per questa estate?
Cancellati i voli del gestore per Corfù, Creta e Rodi, né ci saranno aerei - per conto di Marenostrum - per Ibiza e Palma che dovevano essere la punta di diamante di luglio-agosto 2007.
Sull'aeroporto d'Abruzzo questo vorrà dire almeno un calo del 10% dei passeggeri se è vero, come aveva fatto sapere la Saga a settembre 2006, che l'anno scorso nei soli due mesi più intensi sono stati oltre 80mila i turisti decollati e atterrati al Liberi.
Ma nessuno batte ciglio per il disastro economico che si sta abbattendo sull'impresa turistica abruzzese, «nè il sindaco D'Alfonso né l'assessore Luciani che avevano patrocinato i nostri voli», ricorda oggi Igor Asciutto, amministratore unico Marenostrum, «e bollato i nostri viaggi come fondamentali per la vitalità dello scalo abruzzese. Anche l'assessore regionale al Turismo Enrico Paolini non ha speso parole in merito alla vicenda».

ESTATE 2006, L'APOCALISSE

Il contratto stipulato l'anno scorso tra le parti stabiliva che il tour operator noleggiasse 4 voli a settimana dalla compagnia di Toto.
Tre gli aerei: un boeing da 162 posti, uno da 116 e un Crj da 90.
Un affare che è costato all'azienda di viaggi 2 milioni di euro (per luglio e agosto) e che ha reso almeno tre volte tanto. Ma se i soldi sono arrivati, con questi non sono mancati anche notti insonni, preghiere che hanno scomodato tutti i santi in calendario, risse in aeroporto con clienti furenti.
Storie di ordinaria follia, in totale almeno 11 i casi eclatanti per i quali oggi ci si ritrova a chiedere i 570 mila euro di risarcimento e che «hanno dimostrato l'incapacità di gestire la situazione di emergenza da parte dell'azienda di volo».
Di aneddoti paradossali Asciutto ne ha da vendere e li ha messi tutti insieme, incolonnati uno dietro l'altro, nel dossier "relazioni disservizi AirOne 2006".
«Ma si immagina cosa accadrà se Toto si aggiudicherà l'Alitalia?» chiede esterrefatto. «Io mi auguro che la acquistino i russi altrimenti per il nostro settore sarà la fine», dice evidentemente piccato.

VOLI CANCELLATI PER AGITAZIONE DEL PERSONALE

Quando questa estate i voli venivano cancellati per mancanza di equipaggio, Asciutto ha sudato in prima linea sette camicie e rischiato insieme ai suoi collaboratori il linciaggio da parte dei clienti.
«Il 16 luglio avevamo sei passeggeri di troppo rispetto al numero massimo», ricorda.
«L'AirOne ha fatto decollare un volo da Bari, imposto uno scalo tecnico a Pescara , preso i 6 in esubero e portati tutti a destinazione in Grecia, registrando forti ritardi anche per chi era partito regolarmente dalla Puglia».

Il 29 luglio allo scalo pescarese è scoppiata l'apocalisse: l'equipaggio si rifiutava di partire, il comandante del volo ha chiesto al tour operator di convincere stuart ed hostess di spiccare il volo.
A seguire le trattative, via telefono, anche Riccardo Toto, figlio del presidente, «che prometteva in cambio del decollo contratti a tempo indeterminato». Dopo sette ore estenuanti di compromessi - in cui anche un dirottatore armato fino ai denti si sarebbe arreso - il volo è partito.
L'aereo è atterrato a Corfù alle 8,20 di mattina.
La tabella di marcia garantiva l'arrivo all'1.15 del giorno precedente.
Anche i voli successivi hanno accumulato oltre 7 ore di ritardo e la situazione era ormai ingestibile e chi credeva di partire per le vacanze si è ritrovato improvvisamente all'inferno.
C'è chi per tornare a casa ci ha messo tre giorni, roba da sedicesimo secolo.
Sempre il 29 luglio il volo da Roma per Corfù viene invece cancellato, e sarà il volo partito da Pescara ad “acchiappare” i turisti a terra nella capitale per andare tutti insieme allegramente a villeggiare tra sirtaki e mussaka.
Alla fine i passeggeri sono arrivati con 9 ore di ritardo e sarebbe servita ben più di una settimana di mare e sole per distendere i nervi.
Cattive notizie, lo stesso giorno, anche per chi doveva tornare a casa.
L'aereo, causa ritardi accumulati, non arrivava.
I turisti in attesa non sono riusciti ad avere il pasto garantito.
E' intervenuto anche il console italiano in Grecia che è riuscito a convincere i vertici AirOne a procurare cibo e bevande ai malcapitati ma dell'aereo per Roma nemmeno a parlane.

2007, CONTRATTO ANNULLATO

Per l'estate 2007 Marenostrum non avrà voli AirOne.
Aveva già deciso che sarebbe stato impensabile rinnovare un contratto prima di risolvere la questione dei rimborsi dell'anno precedente ma la compagnia di volo ha deciso prima per entrambi.
Il 29 maggio l'avvocato Livio Michele Listanti scrive al tour operator e chiarisce che il mancato versamento della caparra stabilita dal contratto, pari a circa 300 mila euro, è condizione sufficiente per annullare l'accordo tra le parti.
«E' stato solo un pretesto», sbotta Asciutto.
«La caparra specificata nel contratto non è mai stata versata nemmeno i due anni precedenti e a maggior ragione, quest'anno che la società doveva rimborsarci di oltre 400 mila euro non si potevano aspettare che l'avremmo versata».
E' battaglia aperta adesso e se Marenostrum dovrà vedere come far quadrare la stagione il presidente Toto ha ben altro a cui pensare.
Eppure in piena tempesta la compagnia sembrava ben disposta a risarcire.
«Da bravo top manager» nei giorni di fuoco l'imprenditore teatino si scusava con tutti i clienti «e prometteva indennizzi superiori a quelli previsti dalla legge. Oltre ad essere state riscontrate dall'Enac 22 violazioni del Regolamento Comunitario, ed essere stata la prima compagnia italiana ad essere sanzionata a tal proposito, la cosa grave è stata l'incapacità di riprendere il controllo della situazione ed assistere i passeggeri. Il tutto determinato dal lancio di un programma di espansione molto ambizioso: l'aumento del 20% del fatturato rispetto al 2005, senza assumere nuovo personale e tanto meno accettare le proposte dei sindacati onde evitare l'accaduto. Quanti piccoli imprenditori dovranno rimetterci per far sì che tale sogno si realizzi? Salvare l'Alitalia significa uccidere le piccole imprese?»

Alessandra Lotti

14/06/2007 8.47