Omicidio Montesilvano, 16 coltellate per uccidere Canestrale

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MONTESILVANO. Altro che tre colpi. Giuseppe Nino Canestrale ucciso a Montesilvano dopo una rissa in famiglia sarebbe deceduto in seguito a ben 16 fendenti inferti in tutta la regione toracica. Due le armi usate per ucciderlo, il coltello e le forbici rinvenute nell'abitazione e subito sequestrate nell'appartamento.
E se i militari avevano un dubbio su quale delle due fosse stata usata per uccidere l'uomo adesso è certo che siano state usate entrambe.
Probabilmente una è stata impugnata dal figliastro, Massimiliano Di Pietro, già in carcere con l'accusa di omicidio volontario, e l'altra dalla convivente Franca Rosanna Susi, accusata di concorso in omicidio.
E', dunque, tutt'altro che risolto il giallo dell'uomo ammazzato e descritto dagli indagati-testimoni come persona violenta e dedita all'alcol.
Un racconto fatto dalla sorella della convivente della vittima solo nel corso di un secondo interrogatorio perché, così ha riferito, durante il primo «era troppo sconvolta per ricordare anni di angherie e soprusi».
Gli inquirenti adesso dovranno stabilire l'attendibilità di quelle informazioni e verificare che non siano solo una strategia difensiva per alleggerire la propria posizione.
L'autopsia, infatti, non ha rivelato se l'uomo al momento del fatto fosse sotto gli effetti dell'alcol.
Per avere risposte su ciò bisognerà attendere gli esiti degli esami chimico-tossicologici.
La chiave di volta potrebbe essere però Anna Maria Susi, sorella di Franca e residente nello stesso appartamento dell'orrore. Lei è l'unica che probabilmente ha visto tutto e che secondo i militari non avrebbe partecipato materialmente all'omicidio.
Racconterà quello che è accaduto?

09/06/2007 11.21