Decapitata la banda che schiavizzava prostituite

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. Avevano ridotto una giovane romena in schiavitù, costringendola a prostituirsi lungo le strade di tutta Italia. Nove persone, otto albanesi e un romeno, di età compresa tra i 21 e i 34 anni, sono stati arrestati. Il capo della banda si era trasferito in provincia di Teramo da oltre un anno e con lui aveva portato anche delle giovani ragazze, tutte straniere, che fino a qualche giorno fa lavoravano sulla strada.
«La banda operava in tutta Italia», racconta a PrimaDaNoi.it il capitano Massimo Pani del comando provinciale di Bergamo che ha seguito l'intera operazione, «ma il capo si era trasferito in provincia di Teramo già da oltre un anno». I carabinieri non forniscono ulteriori dati sulla residenza esatta dell'uomo «perché l'indagine non è ancora conclusa», spiega Pani, «e nelle prossime settimane ci saranno ulteriori controlli».
Il capo, inoltre «era ritenuto un soggetto altamente pericoloso. Su di lui pendeva anche una condanna a dieci anni di carcere sempre per reati collegati allo sfruttamento della prostituzione».
L'uomo, infatti, «aveva rapito nel 2000 una bambina di 16 anni, portata prima in Norvegia e poi in Italia e costretta a prostituirsi».

L'operazione di oggi, denominata "Speranza", ha decapitato una vera e propria associazione a delinquere che adesso dovrà rispondere di reclutamento, favoreggiamento, sfruttamento aggravato della prostituzione. Cinque degli arrestati sono accusati anche di violenza sessuale di gruppo e riduzione in schiavitù.
L'operazione è iniziata in seguito alle rivelazioni di una ragazza che era stata reclutata nell' ottobre 2006 in Romania con la promessa di un lavoro come collaboratrice domestica, e costretta invece a prostituirsi nella Bergamasca.
In Italia la ragazza è stata più volte venduta da un gruppo criminale all'altro.


09/06/2007 10.51