Università D’Annunzio. Dopo il complotto spuntano i «lanciatori di fango»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Quanto fango, troppo fango sulla Facoltà di Scienze Manageriali. Sono stanchi i docenti, sono stanchi gli studenti che adesso si trovano a frequentare una università «finita sulla bocca di tutti» per presunti «esami facili». Se per il rettore Cuccurullo è in corso un complotto dei poteri forti  per screditare la D'Annunzio a Pescara c'è chi ammette che come minimo ci sono invidie e rivalità che minano il tranquillo corso di Laurea.
Il clima si è fatto pesante nelle stanze dell'università e ci si fanno un mucchio di domande sul perché di molti avvenimenti apparentemente senza una logica.
E' così che prendono piede voci, leggende, malumori: sono scontenti gli studenti che si sentono abbandonati in balia «dei giornali che screditano il buon nome ed il lavoro di quanti fanno il proprio dovere», sono scontenti i prof, e poi su tutto una rivalità tra Pescara e Chieti, ma anche tra le stesse Facoltà di Pescara.
Nelle stanze di Scienze manageriali non si fa altro che parlare di «problemi mai risolti», di «invidie» ma anche di grande «successo per una facoltà al passo con i tempi ed innovativa che ha fatto introitare un mucchio di soldi».
Ma a voler parlare, ad esporsi in un clima così strano sono in pochissimi e quelli che vogliono farlo sembra non trovino spazi altrove…
«Fin dall'inizio», spiega Fabio Urbini, rappresentante degli studenti della Facoltà, «Scienze Manageriali, ancor prima che si svolgesse una sola ora di lezione, è stata bersaglio di reazioni isteriche di alcuni individui che invece di cercare di migliorare il loro "orticello", si concentravano a scaricare una impressionante quantità di fango sulla nostra neonata Facoltà».
Una situazione che sarebbe stata subito evidente magari anche legata a competizione.
A pochi passi tra viale Pindaro e via Tirino, infatti, si sono ritrovate a coabitare a braccetto la tradizionale Economia e la nuova Economia, quella manageriale, più dinamica, più aperta, sicuramente più moderna. Ma non più facile, ribattono.
«Con la nascita di questa facoltà», continua Urbini, «l'obiettivo era quello di offrire, oltre al tradizionale percorso formativo, una serie di servizi aggiuntivi che agevolassero tale percorso: flessibilità negli orari delle lezioni, nelle date di esami. Un nuovo modo di fare università, assicurano oggi, così come richiesto anche dal Ministero che però qualcuno non ha digerito». Sicuramente non l'hanno mandata giù quelli che nelle aule vicine dovevano ripetere gli esami di diritto e economia fino a sei volte e vedevano che dall'altra parte bastava un esame a crocette per avere un voto nuovo sul libretto.
«La questione», sostiene Urbini, «non è che da noi gli esami sono più facili. Qui la facoltà è nata con il nuovo ordinamento, ed è stato lo stesso Ministero ad introdurre esami a crocette, esami di gruppo e dove forse non si deve sbattere la testa mesi e mesi. Probabilmente all'inizio gli esami erano più facili, ma ripeto, sempre sotto i rigidi dettami del Ministero. Poi c'è stato una inversione, qualche modifica, perché ci si è accorti che quello che stavamo testando andava in parte cambiato e migliorato».
Intanto su questa storia sta indagando la polizia di Pescara.
Si tratta di alcune vicende che potrebbero mostrare un profilo penale e dunque responsabilità personali di alcuni.
Questo, da una parte, lascia la facoltà al centro della cronaca, dall'altra, però, ci saranno di sicuro sviluppi che contribuiranno a circoscrivere gli eventuali problemi o violazioni delle norme.

IL RAPPORTO CON I DOCENTI

E anche il rapporto con i docenti a Scienze Manageriali non è proprio "tradizionale". «Non si era mai visto nel nostro Ateneo», continua il rappresentante, «che docenti facessero lezioni fino alle ore 22, che concertassero con gli studenti le date per svolgere gli esami, che lavorassero anche il sabato pomeriggio per venire incontro a chi, studente lavoratore, non aveva avuto la possibilità di iscriversi giovanissimo all'Università, ma aveva la volontà e la capacità di rimettersi in gioco».
A Scienze manageriali è così e pare che lo stesso modo di rapportarsi con gli studenti (in molti casi più adulti della media) sia lontano dal tipico e irraggiungibile professore universitario.
«Qui i docenti si mettono al banchetto dell'orientamento con noi», assicura Urbini, «e questo fa presa su un ragazzo che non vuole più il rapporto distaccato con l'insegnante».
Ma pochi metri più in là, stesso Ateneo, il rettore Cuccurullo sta portando avanti la sua battaglia per mettere in riga docenti che non starebbero in Facoltà nemmeno il minimo sindacale.
Il rettore lo scorso 21 marzo ha inviato una lettera ai docenti ricordando che «il personale docente è tenuto a svolgere, secondo il regime di impegno scelto, le attività didattiche in non meno di tre giorni distinti alla settimana, persistendo l'obbligo anche nei periodi in cui non si è impegnati nello svolgimento delle lezioni».
E il rettore si è apprestato anche a ricordare che per le ore non prestate si procederà alla riduzione del trattamento economico (- 1/250 della retribuzione annua per ogni ora non svolta).
I presidi potranno in qualsiasi momento richiedere la stampa relativa alle presenze.

«ESPOSIZIONE MEDIATICA PERICOLOSA ED ECCESSIVA»

Nel dibattito che cerca di fare chiarezza e «separare le responsabilità» interviene anche Sara Leone come rappresentante al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (C.N.S.U.) , e membro del Consiglio Universitario Nazionale ( C.U.N.).
Leone si riferisce principalmente alle dichiarazioni del direttore amministrativo dell'Università D'Annunzio, Marco Napoleone, che hanno dato la stura alla vicenda annunciando pubblicamente di aver presentato una denuncia contro presunti truffatori.
«L'argomento oggetto di dibattito così fortemente sollecitato dal dott.
Napoleone», scrive Sara Leone, «è stato a mio avviso sbrigativamente sintetizzato sul giornale con il titolo "esami facili". Al riguardo , vorrei ricordare una vicenda di qualche anno fa che ha visto la nostra facoltà di Economia sbattuta in cronaca nazionale perché sembrava che il titolare di una cattedra avesse svolto "esami facili " poiché in un giorno aveva esaminato ben 400 studenti. Il professore, molto apprezzato dagli studenti per la sua indiscutibile preparazione e correttezza, ma denunciato probabilmente per le stesse motivazioni, ha avuto modo di dimostrare la regolarità degli esami, così numerosi semplicemente perché era stato usato un metodo di valutazione che si basava su test scritti che , attualmente, sono utilizzati nelle migliori Università del mondo.
Il docente che ha informato la stampa ne ha dovuto rispondere in Tribunale ma, purtroppo, è rimasta questa macchia sulla nostra facoltà tanto che, ancora oggi quando vado al ministero, c'è sempre qualcuno che mi ricorda questa vicenda degli "esami facili"».
Sulla base di questa esperienza la rappresentante degli studenti però dissente dal direttore amministrativo per «una esposizione mediatica esagerata» anche perché tutto potrebbe risolversi in nulla, dice la studentessa.

«PERCHE' LE DENUNCE DEGLI STUDENTI RIMANGONO INASCOLTATE?»

«Tuttavia», aggiunge Leone, «mi chiedo: se alle stesse figure di vertice pervenissero segnalazioni su presunte irregolarità nell'utilizzo dei finanziamenti che il Ministero concede al nostro ateneo; sul degrado in cui versa la struttura di viale Pindaro; sulla cause del blocco dei lavori della palazzina che ormai da anni avrebbe dovuto ospitare le segreterie delle Facoltà di viale Pindaro, facoltà che stanno letteralmente scoppiando per la carenza di spazi; sugli errori di progettazione e relativo aumento dei costi per il nostro ateneo, sempre riguardante la medesima palazzina; sulla pressoché totale mancanza di manutenzione nella sede di viale Pindaro , dunque , qualora pervenissero queste segnalazioni, dopo aver fatto la doverosa denuncia in Procura , si cercherebbe lo stesso ampio spazio sulla stampa ? E' questa la migliore modalità per dare soluzione ai problemi che da anni noi studenti denunciamo?»

Red. PdN 01/06/2007 8.20