Portanuova, ecco il progetto per lo scalo merci ferroviario

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Portanuova, ecco il progetto per lo scalo merci ferroviario
PESCARA. «Verde pubblico, parcheggi, terminal bus, piste ciclabili, impianti sportivi e servizi per gli studenti»: questo è quello che diventerà l’attuale scalo merci ferroviario di Porta Nuova, secondo le parole del Professor Pepe Barbieri, che ha presentato un progetto di sviluppo realizzato in collaborazione con alcuni studenti della Facoltà di Architettura di Pescara e con l’Assessorato all’Urbanistica. Un’area che comprende la vecchia stazione di Porta Nuova, che collega la «cittadella De Cecco-Bohigas con uno degli ingressi del Palazzo di Giustizia, e che arriva ad interessare l’attacco tra Viale Pindaro e l’inizio di Via D’Annunzio». Un progetto che attende di essere realizzato.
LA NATURA DEL PROGETTO

Il fatto che siamo ai primi passi lo provano le parole del coordinatore Pepe Barbieri: «questo è un forum di discussione che vuole coinvolgere governo, associazioni e Università, e che è pronto ad accogliere pareri e proposte per migliorare la situazione».
L'attuale fase, definita «intermedia», si concluderà con una delibera da parte dell'amministrazione comunale sul progetto che verrà presentato dall'Università.
Tutto ruota attorno all'elemento chiave dell'area interessata: il “terrapieno” che separa la cittadella De Cecco dal Tribunale nuovo di Pescara, un piano rialzato alto otto metri, da sempre utilizzato per agevolare il movimento delle merci attraverso la ferrovia.
«Questo piano rialzato va sfruttato, – dice Barbieri – soprattutto per l'importanza che questa zona riveste nella città».
In questo contesto si inserisce il primo step del progetto, una fase analitica volta a studiare «le criticità e le opportunità trasformative» che lo spazio presenta.
Solo in seguito si potrà passare ai fatti, e nello specifico si tratterà di «correzioni», non di stravolgimenti.
«Il terrapieno deve rimanere rialzato», afferma deciso Barbieri, scongiurando l'ipotesi del suo totale “appiattimento”.
Gli interventi, sostanzialmente, provocheranno piccoli scavi all'interno di questo “muro”, e proprio in tali cavità artificiali verranno creati impianti sportivi, servizi per gli studenti e opere di natura espositiva, il tutto senza rompere l'equilibrio visivo della zona.
Altro elemento soggetto a trasformazione è la rotonda che precede l'accesso al Tribunale.
«Le rotonde sono veri e propri luoghi, – fa notare Barbieri – e come tali vanno sfruttate».
Le opzioni?
Aree verdi, grandi spazi per i parcheggi, o addirittura un settore interamente coperto da pannelli solari, per avere un adeguato ritorno di energia. Infine la cosiddetta “via verde”, che costeggia il Palazzo di Giustizia e il terrapieno rialzato.
«L'obiettivo è quello di attenuare il dislivello tra la pianura e l'altopiano rialzato, - continua il capo del Dipartimento Architettura e Urbanistica – magari costruendo un piccolo viadotto sulla via verde, e immaginando in sua corrispondenza anche una piccola stazione per gli autobus».
Ipotizzabile, in alternativa, una pista ciclabile, che inizialmente salga per poi riabbassarsi dolcemente.



IL PROGETTO TRA DUBBI DI FATTIBILTA' E PREOCCUPAZIONE

Tante idee, tante ipotesi.
Ma come realizzarle? In che modo metterle in pratica?
Si è parlato del terrapieno rialzato e della sua sfruttabilità: mense universitarie, alloggi, piste sul ghiaccio e altri servizi: a queste opzioni fa da contraltare un certo scetticismo.
Il Professor Pelagatti, Presidente di quartiere, invoca la «difesa del verde», ammonendo seriamente a non costruire alcun tipo di struttura all'interno dell'altopiano.
Contrario è il parere di Enzo Imbastaro dei Ds: «La città di Pescara ha fortemente bisogno di impianti sportivi e di servizi per gli studenti».
Il Presidente dell'Ordine degli Architetti di Abruzzo e Molise, Andrea Mammarella, sottolinea invece come nonostante sia brillante l'idea proposta dal progetto, permangano seri dubbi sulla sua concreta attuazione: «la metodologia a carattere universitario non offre assolute garanzie, né tanto meno l'iter delle direttive comunali mi sembra così efficace».
La soluzione proposta da Mammarella è la profonda e costante riflessione sulle possibili opzioni, che deve precedere anche il minimo step realizzativo a riguardo. La voce di un cittadino comune (De Simone) invita invece a valutare attentamente i costi di gestione, che potrebbero facilmente impennarsi con l'utilizzo del cemento nelle costruzioni.
Il progetto sembra dunque vittima della sua stessa essenza, troppo teorica e di difficile realizzazione pratica.

ALL'INSEGNA DEL «FIDATEVI DI NOI»

L'Assessore all'Urbanistica Tommaso Di Biase ammette la plausibilità di tutti i dubbi sollevati nel corso del forum, ma ostenta la forte volontà di incidere nelle sorti della città, portando a termine il progetto presentato.
«Ad ogni modo», ha detto, «è l'amministrazione comunale, e solo questa, a poter prendere decisioni esecutive, ad assumersi la responsabilità di un piano di trasformazione, ed è così che faremo anche stavolta».
Le parole di Barbieri sanciscono poi le reali difficoltà che aleggiano sullo studio urbanistico in esame: «Questo progetto è uno strumento, non un fine, e niente ci assicura al momento la sua possibile scontata realizzazione».
Rende ancor più difficoltoso questo cammino la mancanza di una cultura di ricerca nella città di Pescara: «La mentalità chiusa – dice Barbieri – non concepisce l'esistenza di un centro di progettazione e ricerca che agisca in fase sperimentale sulla città stessa, cosa che nelle altre parti d'Italia e del mondo è ritenuta normale e necessaria».
Ma nonostante tutto il piano proposto viene considerato «un'irrinunciabile occasione di crescita per la città».

Marco Taglieri 24/05/2007 8.03



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