Il consiglio comunale:«bisogna spostare il cementificio»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2792

Il consiglio comunale:«bisogna spostare il cementificio»
PESCARA. Con 29 voti a favore e 1 solo astenuto, il Consiglio comunale ha approvato ieri mattina l'ordine del giorno sul cementificio di Pescara, presentato nella sua struttura iniziale dal consigliere Carlo Costantini (Italia dei Valori) e successivamente modificato da un emendamento e da un subemendamento. IL SINDACO:«LA DELOCALIZZAZIONE E’ ANCORA POSSIBILE» - PROSSIMO PASSO: ACCORDI CON CENTRI COMMERCIALI E FATER
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=9845 ]IL PROTOCOLLO D'INTESA CON LA LAFARGE[/url]
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=9914 ]COSTANTINI: «ECCO LA CONTROPARTITA PER IL CEMENTIFICIO»[/url]
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=9955 ]QUANDO IL COMUNE ERA PER LA DELOCALIZZAZIONE[/url]


Il dispositivo approvato, variato da un emendamento a firma Viola Arcuri (Se-Prc), Enzo Imbastaro (Ds) ed altri, invita il sindaco e la giunta «a ritenere quanto contemplato nel punto 8 del Protocollo di responsabilità sociale, riguardante la prospettiva futura della delocalizzazione del cementificio, prioritario, anche attivando iniziative istituzionali idonee di competenza comunale, in attuazione della mozione votata dal Consiglio comunale in data 1 settembre 2006; a superare le dichiarazioni contenute nel protocollo in base alle quali la prosecuzione dell'attività esistente rappresenterebbe un elemento rilevante per lo sviluppo economico e sociale della città; a superare le previsioni di cui alla seconda parte dell'art. 2 ed ogni altra parte comprendente assunzioni di impegni da parte del Comune; a rifiutare – si legge ancora nel dispositivo – ogni forma di contributo privato qualora si dovesse rilevare che le erogazioni non erano né liberali, né di reciproca responsabilità sociale, bensì destinate ad ottenere dall'amministrazione comunale facilitazioni amministrative; ad impegnare gli organi dell'amministrazione attiva a promuovere analoga iniziativa anche nei confronti di altri insediamenti economici operanti sul territorio della città di Pescara; ad operare le conseguenti necessarie modifiche e precisazioni al protocollo di intesa».
Oltre al dispositivo, il lavoro del Consiglio comunale ha modificato anche una parte delle premesse dello stesso ordine del giorno.
Il primo punto della premessa dell'ordine del giorno, modificato dal subemendamento a firma Carlo Masci (Udc) e Enzo Del Vecchio (Margherita), recita ora così: «La delocalizzazione degli impianti incompatibili con lo sviluppo ed il miglioramento urbanistico, sociale ed ambientale della città di Pescara costituisce un impegno del Consiglio comunale così come già deliberato con mozione unanime del 1 settembre 2006, costituisce anche oggi un obiettivo irrinunciabile di qualsiasi amministratore dotato di un minimo di buon senso e rispettoso dei primari diritti dei propri concittadini e, tra questi, di quello di viviere in un ambiente il più possibile lontano da fonti – anche solo potenziali – di inquinamento dell'ambiente».
Nella prima versione si faceva invece riferimento all'impegno elettorale del centrosinistra.
La questione ora dovrebbe passare “alle vie di fatto” con impegni concreti così come chiesto da numerosi cittadini della zona. Ma le cose sono tutt'altro che semplici ed occorreranno ani prima di riuscire a delocalizzare il mega impianto per la produzione di cemento e l'incenerimento di rifiuti, sempre che alla volontà espressa del consiglio si voglia dare realmente seguito.


IL SINDACO:«LA DELOCALIZZAZIONE E' ANCORA POSSIBILE»

«Farò tutto quello che è ancora possibile per la delocalizzazione del cementificio»
Con queste parole si è concluso l'ennesimo accorto intervento del sindaco D'Alfonso a difesa del suo operato e nella fattispecie nell'esaltazione del protocollo d'intesa firmato con il gruppo Lafarge.
Il tutto è avvenuto stamane in un consiglio comunale movimentato come al solito che ha cercato di fare chiarezza sul futuro del cementificio.
Il primo cittadino, apparentemente per nulla turbato del putiferio che si sta agitando a Palazzo di città, ha ribadito ancor una volta la bontà e la generosità dell'iniziativa che «non prevede nulla in cambio».
«Io non stipulo nè in Comune né di pomeriggio. Io non stipulo», ha ribadito rispondendo alle critiche di chi ha messo in luce accordi e «agevolazioni amministrative» come ipotetica contropartita.
D'Alfonso, dopo essersi difeso dagli attacchi del senatore Pastore («sindaco lei si sta muovendo border line, stia attento»), ha invocato l'aiuto dei senatori e deputati presenti perché «si facciano carico in sede di governo per elaborare norme che consentano la facilità di manovra per la delocalizzazione del cementificio».

PROSSIMO PASSO: ACCORDI CON CENTRI COMMERCIALI E FATER

«Mi attiverò ancora per continuare a stipulare accordi con multinazionali e grandi gruppi per impegnarli nella responsabilità sociale perché è cosa giusta», ha aggiunto D'Alfonso, «i prossimi accordi saranno stipulati con i grandi centri commerciali e poi con la Fater. Passeremo in rassegna tutti i grandi gruppi, rastrelleremo tutti gli imprenditori e li sensibilizzeremo sui punti fondamentali. Continueremo a chiedere contropartite per il Comune anche perché costretti dal patto di stabilità».
Il sindaco ha poi chiesto alla apposita commissione consiliare di elaborare un regolamento accurato e preciso per quanto riguarda liberalizzazioni dei privati e le sponsorizzazioni, argomento per ora lasciato a regole generali.
La consigliera Paola Marchegiani, responsabile della commissione insieme al senatore Glauco Torlontano, ha assicurato che in questi anni l'amministrazione «è stata molto accorta al problema inquinamento del cementificio, avendo a disposizione una quantità di dati girati anche all'Arta e obbligando la multinazionale ad ottemperare agli obblighi per mettersi in regola circa le emissioni».
Obblighi che dovrebbero trovare la loro applicazione totale entro il prossimo anno.
Il deputato di Rifondazione, Maurizio Acerbo, ha poi chiarito che né lui né il suo partito sono «contrari alle donazioni o alle elargizioni dei privati nei confronti del Comune, a patto che siano in favore del Comune e non di singoli cittadini come quelle di cui parlano i giornali in questi giorni».

LA CONFCOMMERCIO E LA DELOCALIZZAZIONE

Dopo le polemiche dell'ultima settimana anche la Confcommercio torna a parlare del cementificio e appoggia la sua delocalizzazione.
«Non vogliamo entrare nel merito politico della discussione né penalizzare la multinazionale proprietaria dell'impianto», sottolinea l'associazione dei commercianti, «ma quel che è certo è che il cementificio va spostato dall'attuale collocazione».
La richiesta va così ad aggiungersi a quella fatta nei giorni scorsi da Rifondazione Comunista che aveva preso le distanze dalla scelta della sua maggioranza e detto no a «15 anni di cementificio in città».
«Occorre», continua oggi Confcommercio, «porre rimedio alla mancanza di lungimiranza degli amministratori cittadini che decisero, tanti anni fa, di delocalizzare il cementificio, allora ospitato nella zona adiacente gli uffici dell'Inps, nell'attuale collocazione ad appena un chilometro in linea d'aria dalla precedente».
Un errore strategico, secondo l'associazione, che poteva essere facilmente previsto in quanto era evidente che la città avrebbe avuto necessità di espandersi e che la direttrice di sviluppo urbano avrebbe portato necessariamente verso l'immediato entroterra.
«Abbiamo apprezzato il contributo offerto dalla multinazionale in parola per alcune opere a favore della città», scrive ancora Confcommercio, «ma non può esserci contropartita adeguata a compensare una corretta strategia di sviluppo futuro della nostra città. Piuttosto, però, sarebbe opportuno che le forze politiche, sia del Comune di Pescara che della Regione Abruzzo, collaborassero per venire incontro alle esigenze dell'azienda proprietaria del cementificio individuando un sito alternativo, sempre all'interno della regione, lontano da centri antropizzati ma logisticamente attrezzato dal punto di vista delle infrastrutture e dei servizi».



21/05/2007 15.47