Oggi sciopero nazionale del Pra contro le «false liberalizzazioni» Bersani

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Tutti i 103 uffici Pra d’Italia, per un totale di 3.500 dipendenti, incrociano le braccia per l’intera giornata di oggi e manifestano a Roma contro l’intenzione del Governo di abolire il Pra (Pubblico registro automobilistico), l’ufficio che, all’interno dell’Aci si occupa, dal 1927, di attestare la proprietà dei veicoli. Tra i 3.500 lavoratori ci sono anche i 10 dell’ufficio di L’Aquila, agguerriti e determinati ad aderire alla protesta nazionale contro il titolo quinto del ddl 2272 del ministro Bersani sulle liberalizzazioni, la cosiddetta seconda “lenzuolata” Bersani.
Incroceranno le braccia pur garantendo adeguati livelli di funzionamento dei servizi pubblici essenziali, per far sentire la loro voce contro un provvedimento che ritengono ingiusto, inefficace, contro il cittadino e non a suo favore. «Il testo attuale della legge – si legge nella nota diffusa dalle OO.SS. ACI – è una falsa liberalizzazione, in quanto riduce le possibilità di concorrenza nel settore, non apporta migliorie o risparmi nella Pubblica amministrazione e può comportare disservizi, minori tutele e maggiori costi per i cittadini».
I sindacati Fp Cgil-Aci, Fp Cisl-Aci, Uil Pa-Aci, Rdb Pi-Aci, Cisal Fialp-Aci e Asdaci chiedono esplicitamente al Governo «lo stralcio dal ddl della parte riguardante l'abolizione del Pra» ed auspicano «un serio confronto» con il Governo, con cui lavorare ad una riorganizzazione realmente «a favore degli utenti» del settore. Lo sciopero arriva dopo l'assemblea nazionale del 14 maggio scorso.
Secondo i lavoratori, l'iniziativa è in contrasto con gli orientamenti legislativi a livello europeo, tesi a creare un registro europeo dei veicoli che ne avvantaggi la rintracciabilità; sono convinti, inoltre, che con la soppressione del Pra il mercato delle pratiche auto diventerà ancor più chiuso. Ma altre sono le conseguenze negative: la perdita secca di 400 milioni di euro, ad esempio, determinata dal venir meno dell'imposta di bollo, e la fine dell'attività di controllo e recupero svolta dall'Aci per conto delle Province, che fornisce un supporto ormai consolidato contro l'evasione fiscale. Con l'attuazione del titolo quinto del ddl Bersani «si risparmieranno – spiegano un'informativa diffusa dalle organizzazioni sindacali Aci – dalle 7,44 alle 20,92 euro a pratica, per una media di circa 15 euro ogni 5 anni. Risparmio che verrà azzerato in quanto lo Stato dovrà sostenere con i fondi della fiscalità generale quelli necessari a pagare gli stipendi dei 3.500 dipendenti Aci che dovranno essere riassorbiti da altre Pubbliche amministrazioni, oggi interamente pagati con quelle somme. L'Aci è un ente che si autofinanzia, un patrimonio storico, fondato esattamente 80'anni fa con regio decreto, la cui eliminazione non eviterebbe le spese di trascrizione».
“I dipendenti del Pra rischiano di essere accorpati con la Motorizzazione – spiega il segretario generale della Fp Cisl-Aci provinciale, Elvezio Sfarra – con cambiamento di sede per i lavoratori. Non è escluso che si vada incontro a degli esuberi, con la messa in mobilità dei dipendenti ed il conseguente trauma che persone che lavorano nel Pra da lungo tempo sarebbero costrette a subire”. “La partita, si sa, si gioca tutta al centro, a livello parlamentare – ha continuato Sfarra - noi possiamo soltanto lanciare degli input che stimolino un confronto tra le parti”.

21/05/2007 10.20