Università D'Annunzio: studenti insoddisfatti... col giallo

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1813

CHIETI. I due terzi degli studenti dell'Università d'Annunzio sono insoddisfatti dei propri docenti. E' quanto emerge da una ricerca effettuata dal laboratorio di Business Psychology dello stesso ateneo teatino condotta dalla cattedra del prof. Riccardo Giorgio Zuffo. I risultati di questa indagine sul campo sono stati presentati ieri mattina nel corso del convegno dedicato alla soddisfazione universitaria e alla efficacia della didattica nell'inserimento nel mondo del lavoro. LE PRECISAZIONI DEL PROFESSORE
«L'insoddisfazione degli studenti non viene tanto dalla didattica - ha chiarito Zuffo, lui stesso docente della d'Annunzio - quanto piuttosto al rapporto di collaborazione tra studenti e docenti e soprattutto al coinvolgimento dei futuri laureati nei programmi di studio. Gli studenti hanno lamentato una sterilità nei rapporti che si pone in decisa controtendenza rispetto alla maggior parte degli atenei d'Europa».
Il convegno è stato «un grande successo», come ha testimoniato anche il prof. Zuffo, vista l'ampia affluenza di studenti e di addetti ai lavori (operatori del settore dell'orientamento professionale) richiamati anche dal parterre di docenti delle università italiane di assoluta eccellenza.
A confermare quanto emerso dall'indagine presentata dal laboratorio di Business Psychology sono arrivate le parole del prof. Cesare Kaneklin, ordinario alla Cattolica di Milano, che ha confermato come «L'università deve seguire i suoi studenti molto più di quanto non faccia oggi. E' ora che gli atenei finiscano di fornire conoscenza e imparino a trasmettere competenza, anche pratica. Una volta sapere equivaleva a potere, oggi è molto più importante imparare a gestire questo sapere per arrivare a "potere" realmente».
Il presidente dell'Ordine degli Psicologi, Giuseppe Bontempo ha concentrato la sua attenzione sull'importanza della scelta dei programmi di studio in relazione alla domanda di competenze del mondo del lavoro che potrebbe costituire da sola una grande novità per le università italiane. Importante infine la riflessione del prof. Giancarlo Tanucci, ordinario nell'ateneo di Bari: «Occorre aumentare la permeabilità delle università alle imprese perché inizi ad accadere come all'estero dove sono le stesse imprese che "pescano" i laureandi più dotati già da prima del diploma di laurea, per iniziare un percorso aziendale e lavorativo preciso. Qui in Italia questo collegamento manca completamente ed è la lacuna maggiore delle nostre Univiersità».

18/05/2007 8.44


LA PRECISAZIONE DEL PROFESSORE

«Quanto mi è attribuito, direttamente e indirettamente, nel suddetto articolo costituisca un'erronea
valutazione sia delle mie parole, sia del mio intervento nel suo complesso, sia dello spirito che ha animato l'incontro sia di quanto dichiarato dagli altri colleghi universitari e non presenti nell'occasione», ha tenuto a sottolienare ieri il professor Zuffo alla nostra testata.
«Preciso che non ci sono, perché non raccolti», dice Zuffo, «dati complessivi sulla Università
d'Annunzio o su aree significative della stessa. Le uniche informazioni acquisite sono state finalizzate esclusivamente allo studio di modelli teorici e di strumenti di validazione/traduzione affidabile di una serie di scale inserite in un questionario predisposto da ricercatori dell'Università di Oxford e lì utilizzato. L'indagine è stata quindi condotta su un limitato campione di studenti del
terzo anno di psicologia, nell'ambito della didattica e della autonomia di ricerca, senza pretese ulteriori di generalizzazione o di altre possibili motivazioni. Contrariamente a quanto il titolo e il tenore del Vostro articolo sembrano lasciare intendere, resta pertanto totalmente estranea allo spirito del convegno, ogni valutazione circa il grado complessivo di soddisfazione o meno degli studenti della d'Annunzio».
Zuffo ha poi contestato persino quanto riportato tra virgolette.
«Non solo questa citazione non è rispondente alle mie parole», ha oncluso Zuffo, «ma ancora sembra di cogliere un tentativo di focalizzare su Chieti considerazioni generali (peraltro brevissime, perché non oggetto del tema del convegno) sulle difficoltà dell'università italiana, dei bassi investimenti in ricerca e in didattica, fatte dai diversi relatori me compreso».


Peccato che il nostro articolo sia stato ricalcato interamente su una comunicazione ufficiale giunta dagli organizzatori del congresso.
Una ricerca infelice ed una comunicazione ancora più infelice.
Un fatto tutt'altro che limpido e che ha già provocato un vero e proprio terremoto negli ambienti accademici.
Un evento sicuramente spiacevole che ci vede nostro malgrado attori.
(a.b.)


07/06/2007 18.24