IL CASO

Chieti, negato l’accompagnamento ad una donna 88enne

La figlia protesta: «Asl ed Inps poco disponibili a chiarire»

Redazione PdN

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Chieti, negato l’accompagnamento ad una donna 88enne

CHIETI. «A mia madre di 88 anni, con scarse condizioni di autonomia e con i molteplici acciacchi dell’età – tutti documentati – la seconda Commissione medica Asl Chieti-Inps ha negato l’accompagnamento e la possibilità per me di ottenere i benefici della legge 104. Giusto, non giusto? Chissà. Ma quello che più mi ha indignato non è tanto l’esito negativo della domanda, quanto la visita collegiale sbrigativa e la reazione alle mie rimostranze per il ritardo con cui hanno risposto alle mie richieste di chiarimento. Mi hanno solo saputo rispondere: faccia ricorso».
 Non sembra la solita, ricorrente storia di chi si lamenta per non aver ottenuto quello che ritiene un suo diritto ottenere (il contributo mensile è di circa 500 euro, più eventualmente i benefici della legge 104): la segnalazione che la figlia Giovanna ha inviato alla stampa è la sua ultima risorsa per far conoscere quello che ritiene l’aspetto più irritante della vicenda e cioè l’indifferenza delle Istituzioni (Inps ed Asl) che si trincerano dietro il “faccia ricorso”.
«Il tutto è avvenuto senza un chiarimento – racconta la figlia di questa novantenne non proprio in buona salute – e senza una risposta tempestiva alle mie prime richieste di informazioni. Prima ho telefonato inutilmente da Firenze all’Inps per avere notizie, oltre quelle che mi aveva riferito la badante che accompagnava mia madre alla visita. Poi ho scritto e telefonato anche ai membri della commissione che ha visitato mia madre, ma anche agli altri responsabili della Medicina legale fino al Ministro Beatrice Lorenzin, alla sua segretaria e a molti altri. Non mi è piaciuto il senso di sfida, quasi di compiacimento che ho avvertito dietro la famosa frase “faccia ricorso”».
La signora Giovanna, che si definisce – oltre che figlia unica – «madre, lavoratrice e casalinga seriale», ha risolto i problemi di assistenza alla mamma anziana con l’aiuto di una badante, ma ha insistito per parlare con il presidente della commissione e c’è riuscita, anche se la risposta non le è piaciuta, perché alla fine si è conclusa con il solito “faccia ricorso”.

«Il che significa – racconta – “come ti permetti tu, che sei nessuno, di fare appunti alla sacralità del mio operato? Non ho nessuna intenzione né sento il dovere di spiegarti ciò che mi chiedi. Non scocciare, gira a destra e troverai la scritta  “tunnel del ricorso”. Se non ti sfinisci prima, qualcosa accadrà, viva o morta tua madre». «Non riesco a farmene una ragione», dice la donna, «e questa battaglia di trasparenza la faccio per tutti quelli che si potranno trovare nelle mie condizioni. Papa Francesco parla con tutti e ti chiama pure al telefono, Asl di Chieti ed Inps sono mute?»
Il servizio di Medicina legale della Asl di Chieti, contattato da PrimaDaNoi.it, non risponde - per ovvi motivi di privacy – sulle questioni mediche, sulle quali assicura di aver chiarito tutto all’interessata. Sui tempi e sulle procedure però fa notare che i presunti ritardi lamentati derivano in primis dal fatto che sulla pratica era indicato un domicilio diverso (Firenze) dalla residenza effettiva della signora visitata (e cioè Chieti). Quindi la pratica era stata incardinata dal sistema telematico dell’Inps presso la Asl di Firenze indicata.
Solo a fine agosto la Asl di Chieti ne ha avuto conoscenza (ma già c’erano state le lamentele della figlia) ed il 2 settembre c’è stata la visita collegiale, il cui esito è stato comunicato il giorno dopo 3 settembre, a cura dell’Inps.
Successivamente altre lamentele sono giunte alla Asl il 18 settembre e sono state riscontrate il 23 stesso mese. Quanto al “faccia ricorso”, questo è stampato su tutti i moduli con cui si comunica l’esito della visita, come previsto dalla legge.

Sebastiano Calella