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Monte Paschi Siena torna in Borsa e lo Stato rischia la perdita miliardaria

Altra inchiesta Profumo e Viola. Ue, vendere anche opere d'arte

Redazione PdN

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MILANO. Dieci mesi e tre giorni dopo l'ultima quotazione, domani Mps torna in Piazza Affari. A varcare la soglia della Borsa sarà una banca in tutto diversa rispetto a quella che il 22 dicembre 2016 chiese allo Stato di salvarla dal fallimento.

Per questo, nessuna comparazione è possibile con l'ultimo valore a cui il titolo venne scambiato, 15,08 euro.

Ora la valutazione "prudenziale" fatta da Mps è di 4,28 euro, inferiore ai 6,49 euro pagati dal Tesoro per la ricapitalizzazione e agli 8,65 euro con cui comprerà le azioni degli ex possessori di subordinati oggi soci 'loro malgrado'.

Con una perdita potenziale iniziale di 1,8 miliardi.

I risparmiatori ex titolari di subordinati potranno convertire le loro azioni con bond senior dal 30 ottobre al 17 novembre. Per questa operazione lo Stato ha messo sul piatto un miliardo e mezzo di euro. Nel caso in cui l'adesione sia totale, la quota del Tesoro nel capitale di Mps potrebbe passare dall'attuale 52,2% al 71%, per un investimento complessivo di 5,4 miliardi.

Le regole con cui le autorità europee hanno permesso il salvataggio pubblico di Mps prevedono che lo Stato esca dal capitale entro il 2021. Solo a quel punto sarà possibile valutare se l'operazione è stata per le casse pubbliche un buon investimento o una perdita.

Oltre all'uscita del Tesoro, gli impegni presi con l'Ue prevedono la cessione della collezione di opere d'arte, la chiusura delle filiali di New York, Londra e Hong Kong, le cessione di immobili per 500 milioni e delle controllate estere, nonché una serie di restrizioni che ingessano il business, come il divieto di acquisizioni, di politiche commerciali aggressive e di pagare ai manager stipendi superiori a 10 volte quello del dipendente medio.

Dal prospetto informativo pubblicato da Consob in vista del rientro in Piazza Affari, intanto, emerge una radiografia della nuova Mps. E' scritto, per esempio, che l'eventuale approvazione delle nuove linee guida della Bce sulle maggiori coperture dei crediti deteriorati potrebbe comportare per la banca senese, l'impossibilità di raggiungere gli obiettivi del Piano di ristrutturazione, sottoposto a molti rischi e variabili.


Fra i punti critici della banca, secondo quanto segnalato dalla Bce dopo le ispezioni del 2016, ci sono la reputazione ancora debole, "seppur in graduale miglioramento", e l'incidenza dei crediti deteriorati, tuttora "superiore a quella dei primi 5 gruppi bancari italiani" e che, secondo quanto previsto dal piano di ristrutturazione, nel 2019 e nel 2021 sarà ancora "superiore al dato medio delle banche europee riferito al 31 dicembre 2016". Il prospetto fa anche luce sul lato giudiziario delle vicende Mps, che nel 2018 sarà sottoposta a un nuovo esame (srep stress test) della Bce.

La cifra che la banca rischia di dover risarcire nel caso in cui perdesse tutte le cause in corso - civili, penali e amministrative - ammonta a 4,2 miliardi di euro. Riguardo gli ex vertici, il prospetto ha rivelato un secondo filone di inchiesta, a Milano, a carico dell'attuale ad di Leonardo, Alessandro Profumo, e di Fabrizio Viola, indagati per ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza in relazione alla contabilizzazione dei derivati Alexandria e Santorini. Nell'altro, in fase di udienza preliminare, sono imputati per falso in bilancio e aggiotaggio.