CARICHIETI

Ubi Banca: parte confronto sindacale su piano e good bank

3.000 dipendenti in meno entro 2020, -1.569 per banche ponte

Redazione PdN

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“Salva banche”, petizione all’Europa, bando per la vendita e ricorso al Tar

 

JESI. Al via la procedura di confronto coi sindacati sull'aggiornamento del piano industriale 2019-2020 di Ubi Banca, frutto dell'incorporazione di Nuova Banca Marche, Nuova Banca Etruria e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti.

L'informativa è stata inviata ai sindacati nazionali ieri sera e prevede la chiusura di circa 270 sportelli e la riduzione, rispetto a fine 2016, di circa 3 mila dipendenti, di cui 1.569 nelle ex 'good bank'.

Stante la concentrazione delle filiali delle banche acquisite nelle regioni del Centro Italia, il gruppo bergamasco intende costituire in tali territori due nuove Macroaree Territoriali (Mat), portando l'assetto complessivo da 5 a 7, con una sede a Bergamo per Bergamo e Lombardia Ovest, a Brescia per Brescia e Nord Est, a Milano per Milano-Emilia Romagna, a Torino per il Nord Ovest, a Jesi per la macroarea Marche-Abruzzo, a Roma per Lazio Toscana e Umbria, a Bari per il Sud. Le Direzioni Territoriali (Dt) passerebbero da 36 a 48.

 

L'ottimizzazione della rete distributiva mediante l'adozione di tre modelli di filiale, porterà alla chiusura, entro la fine del 2018, circa 270 sportelli di cui 140 nella rete delle tre banche (circa 80 per Nuova Banca Marche, circa 40 per Etruria e circa 20 per Carichieti), e 130 nella rete Ubi. Al termine del periodo di realizzazione nel Piano, saranno operativi circa 1.650 sportelli. Annunciata anche "una azione di contenimento dei costi" con la ridefinizione degli organici del gruppo con particolare riferimento all'attuazione del progetto di incorporazione delle 'banche ponte', al Piano Sportelli, all'introduzione dei nuovi modelli di filiale, al calo di operatività dovuta alla diffusione della multicanalità. Si prevede una riduzione, rispetto a fine 2016, di circa 3.000 dipendenti, di cui 1.569 nelle tre banche. Nell'ambito di tale perimetro, il ricorso dal Fondo di Solidarietà interesserebbe 2.173 risorse, di cui 1.832 già oggetto di accordi sindacali (1.300 per Ubi, 532 per le tre bridge banks), ed altri 341 descritti come "possibili". Nel Piano si parla anche di interventi di razionalizzazione delle attività e processi non strategici per Ubi, con iniziative di deconsolidamento/cessione, in pratica esternalizzazione di attività, che potrebbero impattare entro il 2020 su 1.318 dipendenti. La titolarità dei rapporti di lavoro in corso con le banche incorporate sarà trasferita ad Ubi da settembre in poi per le attività di leasing di Nuova Banca Marche e Nuova Banca Etruria, da ottobre per il gruppo NBM, da novembre per Etruria, dal primo febbraio in poi per Chieti.

 

 

RISCHIO PER 1300 DIPENDENTI

Il segretario generale di Unisin, Emilio Contrasto, esprime "grande preoccupazione" per la prima per il fatto che Ubi Banca abbia ufficializzato l'ipotesi "di esternalizzazione di attività, che potrebbero coinvolgere oltre 1.300 risorse". "Siamo fortemente contrari a tale impostazione che espone numerosi colleghi al rischio di uscire dal perimetro contrattuale bancario e, di fatto, indebolisce sia loro che la nostra categoria", si legge in una nota in cui si chiede che "venga sempre rispettato il criterio della volontarietà nelle diverse soluzioni che saranno proposte ai Lavoratori". Unisin ricorda che Ubi Banca ha avviato ieri ufficialmente la procedura sindacale relativa all'aggiornamento del Piano Industriale dopo l'acquisizione delle tre "bridge bank" (Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti). Nell'informativa alle organizzazioni sindacali è previsto un ulteriore ricorso al Fondo di Solidarietà per 341 risorse, in aggiunta alle 1.300 già previste dal piano UBI 'stand alone' del 2016 e alle 532 risorse di cui agli accordi già stipulati con le tre 'bridge bank', portando così il totale degli esodi a 2.173 risorse in arco di piano.