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Banche: 35 anni di scandali hanno bruciato il 13% del PIL

Federcontribuenti: «fiumi di denaro pubblico prestato a privati senza alcuna garanzia»

Redazione PdN

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Banche: 35 anni di scandali hanno bruciato il 13% del PIL




ROMA. In 35 anni 18 scandali hanno investito le banche italiane divorando il 13% del Pil con conseguenze gravissime sull'economia nazionale.


Era giugno 2016 quando l'ad della Bpvi, Iorio, ottenne dalla BCE 4,7 mld: «oggi la BPVi con un CET1 superiore al 13,5% è tra le banche più patrimonializzate d’Italia e questa iniezione di liquidità è un ottimo segnale che ci consente di fare investimenti importanti per le aziende e per le famiglie».

Poi il tracollo: solo per le famiglie e le imprese del Veneto la crisi della popolare vicentina ha generato una perdita fra i 2,9 e i 3,8 miliardi di euro. Sono 2.483 le famiglie che possiedono azioni sia in Veneto Banca che in Popolare Vicenza, pari al 2,8% delle famiglie coinvolte dagli effetti della crisi bancaria. Le imprese con azioni in entrambe le banche sono 764, pari al 4,6% delle imprese complessivamente coinvolte.

Federcontribuenti spiega: «dal testo unico bancario del 1993 fino al novembre 1999, cioè da quando il Presidente Clinton abrogò la Legge Glass-Steagall Act del 1933 che prevedeva la separazione tra attività bancaria tradizionale e investment banking, abbiamo assistito alla speculazione più devastante e massiccia che la storia ricordi da parte delle banche contro le economie locali. Da questa abrogazione nascono i gruppi bancari che oggi conosciamo grazie ai sistematici e ciclici scandali. Dobbiamo rimettere la diga al suo posto, proibire la fusione tra banca indebitate fino all'osso, tornare Glass Steagall e pretendere la restituzione attraverso la responsabilità civile dei consigli di amministratori»'.

Agli amministratori dei gruppi bancari non è applicabile la responsabilità civile prevista dal nostro ordinamento giuridico: ''qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno''. In Italia non è possibile usufruire della class action, cioè di quella azione collettiva prevista dall’art. 140 bis del Codice del Consumo ed entrata in vigore nel 2010 che consente di racchiudere in un unico processo tutti i cittadini truffati ed ingannati.

«In Italia», ricorda Paccagnella di Federcontribuenti, «ai cittadini non solo non è stato garantito il diretto alla tutela, ma nemmeno alla difesa, anzi, stanno lavorando per salvare quelle banche che hanno deviato miliardi di euro».


Tornando agli ultimi 2 scandali in ordine temporale, ma quando nel 2016 la BCE diede solo alla BPVi, non si accorse di niente o la fuga di denaro non era ancora iniziata?

«Un cattivo investimento sta a significare che qualcuno ha perso denaro ma qualcun altro lo ha vinto: a chi sono andati i soldi che le banche venete hanno venduto? Agli stessi che obbligavano i propri impiegati a piazzare le azioni ingannevoli, è andata una qualche percentuale? Chi diceva ai dirigenti di vendere quelle azioni ai propri clienti? In televisione siamo tutti investigatori quando si tratta di fatti di cronaca, sarà il caso di organizzare qualche trasmissione che indaghi anche su questo. Quello che conta è l'impatto delle crisi bancarie sull'economia, sul grado di fiducia dei risparmiatori e sulla capacità delle banche medesime di saper svolgere, tramite il credito, azione di disciplina finanziaria e fiscale nei confronti del proprio principale cliente, vale a dire la piccola e media impresa italiana. Ecco cosa o meglio chi frena lo sviluppo economico, speculatori di ogni rango e provenienza».

Tutte le crisi sono state sistemate tramite fusioni tra banche tramite i sacrifici a carico dei risparmiatori o dei contribuenti.

Infine le parole del Gran Maestro del Goi della repubblica del Titano ( San Marino ) nel novembre 2007. «Sono venuti qua per nascondere i loro soldi». Esiste davvero una Loggia coperta a San Marino. «Tutti parlano della Gran Loggia di San Marino, anzi tutti ne straparlano. Però a noi nessuno ci invita in televisione e nessun magistrato ci ha mai ascoltati in tribunale. Non è strano?». Uno scandalo che riguardava un gruppo di potere finito sotto indagini e che gestiva un flusso di soldi che attraversa l'Italia partendo dalla Calabria arrivando all'Emilia Romagna. Denaro che entra ed esce dai confini. Tutti gli scandali bancari degli ultimi 35 anni.




1982 Banco Ambrosiano

1987 Cassa di Risparmio di Prato

1992 Montedison, crisi finanziaria del maggiore gruppo chimico privato, con perdite stimate in 30.000 miliardi di lire. Quel che rimase confluì gradualmente nel gruppo Intesa alla fine di un complicato processo di assorbimento protrattosi fino al 2014.

1995 e seguenti Casse di Risparmio meridionali (operanti in Puglia, Campania, Calabria, Sicilia). Furono generate da relazioni clientelari, concentrazione del credito, rapporti con la politica.

1995 Banco di Napoli

1998 Bipop di Brescia

2002 Collocamento di prodotti bancari tossici denominati My way e Four you da parte del Monte dei Paschi di Siena e sue controllate.

2003 Cirio, Parmalat e titoli di stato argentini. Le banche lucrarono commissioni collocando questi titoli senza avvertimenti particolari circa i relativi rischi nei confronti di sottoscrittori del tutto impreparati.

2006 Banca Italease era la più grande banca italiana specializzata nel leasing immobiliare.

2006 Banca popolare italiana

2008 Monte dei Paschi, la più grave e la più lunga crisi bancaria, ancora aperta.

2011 Crisi finanziarie di Alitalia e Ilva, ancora aperte; debiti verso le banche richiederanno la garanzia dello stato.

2012 Carige, decima banca per dimensione del sistema

2015 Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara, Carichieti. Acquistate per un euro da due grandi banche popolari. Costi per il sistema e la collettività: più o meno 5 miliardi.

2013/2017 crisi di tutte le ex casse di risparmio delle quattro province abruzzesi, fino alle più recenti Casse di risparmio di Cesena, di Rimini e di San Miniat.

2014 Banca Popolare di Vicenza e Veneto banca.

2014 crisi di numerose banche di credito cooperativo

2017 Ricapitalizzazione indispensabile di Unicredit