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Salvataggio banche, buco da 2,6 mln addebitati ai correntisti italiani

Adusbef: «clienti pagano l’incapacità di bankitalia»

Redazione PdN

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Salvataggio banche, buco da 2,6 mln addebitati ai correntisti italiani

ROMA. Il Fondo di risoluzione per le banche, gestito dai fiduciari di Bankitalia, ha generato un buco di 2,6 mld di euro.

Soldi spariti che però dovranno magicamente ricomparire. Come? A ripianare il buco saranno gli utenti, com’è già accaduto in passato, con un costo pro-capite di circa 100 euro a correntista (platea calcolata in 26 milioni) con futuri aumenti surrettizi di costi e condizioni.

La denuncia è di Elio Lannutti dell’Adusbef: l’associazione ha diffidato Bankitalia e banche a rivalersi, per loro mala gestio, su utenti, costretti ai più alti costi gestione conti correnti pari a 318 euro, contro 114 media Ue.

«E’ assurdo», spiega Lannutti, «che la Banca d’Italia abbia chiesto a tutte le banche il versamento di contributi aggiuntivi per coprire le perdite subite dal Fondo Nazionale di risoluzione nella cessione dei 4 istituti (Carife, Carichieti, Etruria e Banca Marche),dimostrando la più completa incapacità, non solo di vigilare sulle banche socie, con i risultati che sono sotto gli occhi di 1,3 milioni di famiglie frodate dalle banche negli ultimi anni, ma anche di saper gestire ed amministrare con oculatezza gli istituti di credito».

A novembre del 2015 Banca d’Italia aveva reso pubblici i conti: 1,7 miliardi di euro per coprire le perdite dei quattro istituti, 1,8 miliardi circa per ricapitalizzare le banche-ponte e garantirne la piena operatività, mentre almeno 140 milioni di euro per dotare di mezzi sufficienti la cosiddetta “bad bank”, ossia la banca che si farà carico dei crediti in sofferenza di tutte e quattro.

Secondo la legge che ha recepito la direttiva sul bail in, nel caso in cui la dotazione finanziaria disponibile del Fondo non sia sufficiente a sostenere nel tempo gli interventi di risoluzione effettuati, le banche devono versare contributi addizionali al Fondo nella misura determinata dalla Banca d’Italia ed entro il limite complessivo, inclusivo delle contribuzioni versate al Fondo di risoluzione unico.

Il tutto rappresenterebbe, sempre secondo Lannutti, «la dimostrazione più lampante di incapacità gestionale di Bankitalia e dei suoi fiduciari».